LA NUOVA VITA DELLA GALAVERNI SI CHIAMA VV8
LA SFIDA DI CHIARA POMPILI E ALBERTO SONCINI SOTTO IL SEGNO DELL’ARTE CONTEMPORANEA
Per oltre mezzo secolo è stato luogo d’incontro, di scambio di idee e di esposizioni d’arte contemporanea. Un luogo in cui si sono intrecciate conoscenze e amicizie durate negli anni e che ha permesso agli appassionati d’arte reggiani di conoscere artisti del calibro di Alberto Manfredi, Nino Maccari, Bruno Olivi e Pompilio Mandelli. Nata come Corniceria nel 1960, si era negli anni trasformata nella mitica Saletta Galaverni condotta dall’instancabile Alfredo affiancato dal figlio Libero che ha continuato l’attività, dopo la morte del padre, fino al 2016. Siamo in via dell’Aquila, di fronte alla sinagoga, nel cuore del ghetto ebraico di Reggio Emilia: dal dicembre scorso, questo luogo è tornato a vivere grazie a Chiara Pompili e ad Alberto Soncini che qui hanno aperto la loro galleria VV8 artecontemporanea. Domani, l’evento con cui la galleria apre una stagione espositiva che si annuncia di altissimo livello: si inaugura “Limina”, la mostra dedicata al decennio 1975-1985 di Piero Dorazio. È Chiara Pompili a parlarci con entusiasmo di questa nuova esperienza.
Chiara, che effetto fa trovarsi tra queste mura impregnate di sete di cultura e di passione per l’arte?
«Per me è un assoluto onore. Anche perché questa sorta di passaggio di testimone ha un senso preciso: io e Alberto da anni lavoriamo con grande passione nel settore dell’arte contemporanea, pittura, scultura e fotografia, e siamo guidati dallo stesso spirito che ha animato per decenni il lavoro della Saletta Galaverni. Sede espositiva, innanzitutto, ma anche luogo di incontri, presentazione di libri, confronti con gli autori».
D’altra parte la vostra galleria ha alle spalle più di un trasloco.
«In realtà tutto è iniziato nel 2005 dopo un viaggio che io e Alberto abbiamo fatto a New York. Colpiti dal proliferare, nella Grande Mela, di home gallery, una volta a casa ci siamo detti: perché no. Così la prima sede di VV8artecontemporanea è stato il piano terra di casa mia che era per l’appunto in via Vicolo Venezia 8. Poi, nel 2008, ci siamo trasferiti in via Emilia Santo Stefano e la galleria si trovava in un cortile interno in realtà non molto visibile. A fine 2017, abbiamo avuto la fortuna di approdare qui. Io, ripeto, sono onorata. Ma anche Libero Galaverni è emozionato per questa rinascita e non nascondo chequesto mi riempie d’orgoglio».
Quanto è stato importante essere figlia d’arte? Cosa significa avere un papà che si chiama Graziano Pompili?
«Semplicemente per me è sempre stato normale essere circondata dalla creatività e dalla bellezza. Mio padre mi ha lasciato piena libertà nelle mie scelte ma non nascondo che l’arte è sempre stata la mia grande passione. Mi sono diplomata al “Chierici”, ho frequentato una scuola di design a Milano, poi per una decina di anni ho lavorato nel mondo della moda e mi piaceva. Ma non ho mai smesso di divorare arte».
E ora arriva questa grande opportunità.
«Fino ad oggi abbiamo proposto più che altro mostre e autori di nicchia. Per l’apertura della stagione espositiva in via del’Aquila abbiamo voluto, e alla fine ci siamo riusciti in collaborazione con la Galleria Lorenzetti di Milano, puntare su un grande nome, quello di Piero Dorazio, l’inventore dell’astrattismo negli anni ’50. Si tratta di un autore tra l’altro che è sempre più apprezzato anche all’estero. Basti pensare che una su mostra è stata appena smontata dalla Tornabuoni Art a Londra».
E dopo Dorazio?
«Stiamo già lavorando a un’altra importante esposizione per l’autunno. Ma intanto concentriamoci su Dorazio...».
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