Gazzetta di Reggio

«Ripropongo la storia romana attraverso le rievocazioni»

di Adriano Arati
«Ripropongo la storia romana attraverso le rievocazioni»

Parla il reggiano Massimiliano Imbrogno, nome storico Maximus Lupus Apulus Oggi sfilerà con la sua associazione Legio I Italica coinvolgendo 400 bambini 

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REGGIO EMILIA. «Quando tu mi fai mettere un’armatura addosso sono felice». Scherza ma non troppo Maximus Lupus Apulus, nome romano del reggiano Massimiliano Imbrogno, quando parla della sua infinita passione per la storia romana. Una passione che oggi pomeriggio potrà condividere con oltre quattrocento bambini e con tutti quelli che vorranno assistere alla sfilata della sua associazione di rievocazione storica Legio I Italica. Un gruppo nato a Villadose di Rovigo da anni presente anche a Reggio, con le scuole e con i musei, grazie a Imbrogno, attivissimo referente locale. Un’occasione per gettare lo sguardo nel mondo della rievocazione storica.

«Noi siamo rievocatori, non comparse o attori. Siamo appassionati di un periodo storico e cerchiamo di riproporlo nel modo filologicamente più corretto», precisa il legionario Massimiliano. «Non sono uno storico ma studio, mi informo, devo saper dare risposte a chi mi chiede dettagli». Serietà sì, ma miscelata all’aspetto ludico, fondamentale per coinvolgere gli studenti. «La nostra è una festa, i ragazzi si devono divertire e non siamo certo guerrafondai, lo specifico quando vado nelle scuole. Porto armi ed elmi, ma non parlo solo di guerra, anzi, faccio presente che la guerra è la cosa peggiore che l’uomo possa fare», racconta Massimiliano. «Io parlo a 360 gradi dell’antica Roma, ma non possiamo nasconderci dietro a un dito. L’uomo da sempre fa la guerra, Roma è diventata tale dietro al suo esercito. Ma se conosci gli effetti della guerra non la fai, altrimenti si rischia di andar dietro agli esaltati».

Parole sagge, figlie di anni di spiegazioni. In Italia l’immaginario romano è spesso associato al fascismo, che ne ha ripreso tanti simboli. E qui Imbrogno è tassativo: «I ragazzi hanno meno preconcetti, in passato a Reggio ci hanno dato dei fascisti durante le sfilate. E dire che, e parlo per me, ho idee di ben altro tipo. Noi stiamo molto attenti a questi aspetti, spieghiamo le differenze fra fascismo e antica Roma, fra saluto romano e saluto fascista, non sono certo un ultranazionalista nostalgico».

La passione traspare da queste parole, ed è una passione necessaria, perché la rievocazione storica di impegno ne richiede parecchio: «Devo ringraziare mia moglie per la sua pazienza. C’è tanto lavoro, nelle scuole, nelle rievocazioni, nella preparazione e manutenzione dei materiali. Io sono contento di poterlo fare a Reggio, dove vivo, portando una didattica ludica nelle scuole. E di soddisfazioni i ragazzi ne danno tante». È il coronare di un amore di lunga data.

«Da sempre sono appassionato di storia antica. Anni fa, in un periodo in cui ero fermo a letto per un intervento al ginocchio, ho cercato su internet scrivendo “Legio”. La prima risposta portava al gruppo storico, ho scoperto che fra i componenti c’era una persona di Casalgrande. L’ho contattato, mi ha invitato a un evento e appena arrivato mi ha dato una tunica e un’armatura. È stata passione a prima vista», ricorda il legionario reggiano.

Da allora, nessun rimpianto. «È bello fare manifestazioni, si gira l’Europa. Si fatica tantissimo ma si sta bene: si torna bambini, quando tu mi fai mettere un’armatura addosso sono felice». E dire che gli sforzi sono tanti: «Facciamo iniziative a luglio con 25 chili di armatura addosso, con gli accampamenti dormiamo in tenda e abbiamo fatto nottate sotto la pioggia o vicini allo zero, come Gran Bretagna al vallo di Adriano. Per un rievocatore, però, essere al vallo di Adriano è come essere ai Fori Imperiali, è stato bellissimo. E credo che ci siano anche tante potenzialità turistiche, si attira gente, si genera indotto».

A guidare, però, è sempre la passione. Passione che unisce. «Nei gruppi c’è di tutto, dal ragazzino al pensionato, dal poliziotto all’operaio al dottore. E tutti possono aggregarsi. Ci sono dei costi, è vero, ma nessuno è obbligato a comprare tutte le attrezzature, man mano se uno vuole unisce pezzi di materiale, ma il gruppo ha una propria riserva. D’altronde, rievochiamo 1.200 anni di storia, c’è un mondo molto vasto da rievocare, con tante differenze. Anche io, e lo faccio da otto anni, non ho ancora tutti i materiali. L’importante è l’equilibrio. Se devo fare una spesa, prima penso alla famiglia».

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