È reggiano il miglior documentario
Vanni Giannotti si è aggiudicato il primo premio al Video Festival Imperia
REGGIO EMILIA. Il reggiano Vanni Giannotti, commercialista per professione e documentarista per passione, ha vinto la tredicesima edizione del Video Festival Imperia, festival internazionale d’arte cinematografica digitale. A ottenere il premio per il miglior documentario nella categoria amatori il suo “The Muir legacy”, film dedicato al naturalista scozzese trapiantato in America John Muir, considerato il padre dei parchi nazionali americani. Ecco che cosa ci racconta il regista.
Com’è nata l’idea del film?
«Ho sempre coltivato un grande amore per la natura selvaggia che mi ha portato a viaggiare in alcuni dei luoghi più belli del pianeta. Tra questi, ho visto molti parchi naturali. Nel 2006 ho scritto un libro su questo tema, “Le cattedrali di smeraldo”, andato esaurito. Ma la mia voglia di esplorare non finisce mai».
Dove sono state fatte le riprese?
«Soprattutto nel nord ovest degli Usa: nel parco nazionale di Mount Rainier, vicino a Seattle, in quello di Olympic, nello stato di Washington. Poi a Yellowstone, nel Grand Teton, nel Grand Canyon… Sono più di vent’anni che vado nei parchi americani, e il mio film raccoglie le immagini che ho ripreso dal 2014 al 2017 in questi posti meravigliosi».
Cosa ci insegna la natura?
«Lo dirò con le parole del presidente Roosevelt, il quale, a proposito della natura, diceva di lasciarla così com’è, perché non è possibile migliorarla. La cosa davvero straordinaria, per me che torno anno dopo anno, è ritrovarla incontaminata. Perché quando noi umani ci mettiamo le mani, credendo di produrre ricchezza,distruggiamo tutto».
Qual è dunque “l’eredità di Muir”?
«L’eredità che ci ha lasciato, in definitiva, è l’amore per la natura. Muir diceva che nella natura risiede la speranza del mondo: dobbiamo riuscire a innamorarci dell’ambiente, perché solo in questo modo possiamo sperare di salvarlo. Non a caso il film si conclude con una citazione di Jack Kerouac, che incita i giovani a riscoprire ciò che li circonda».
Che significato ha questo premio?
«È una bella soddisfazione. Ho sempre avuto la passione per i documentari, di cui curo ogni aspetto in prima persona: riprese, fotografia, testi e montaggio. Già nel 2015 ero arrivato tra i finalisti al Reggio Film Festival, portando “On your marks”, un film sull’atletica leggera, l’altra mia grande passione».
Altri progetti?
«Attualmente sto realizzando un documentario che si chiama “A good day to die”. È la storia di Cavallo Pazzo, capo della tribù dei Sioux, divenuto celebre proprio per la frase: “un buon giorno per morire”. Che, secondo la leggenda, pronunciò per incitare i suoi uomini prima della battaglia di Little Bighorn, in cui venne sconfitto Custer.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
