Gazzetta di Reggio

I DIMENTICATI IN MOSTRA

di ROBERTO FONTANILI
I DIMENTICATI IN MOSTRA

DA GIUGNO A CORREGGIO LE OPERE DI GINO GANDINI E RINA FERRI

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Gino Gandini per anni nella mia memoria era solo il mio professore di Disegno alla scuola media Manzoni, quando ancora era in via Malta. Solo più tardi è divenuto il pittore “chiarista” che ti affascina con le sue le sue dipinte e le sue atmosfere tenui e color pastello della nostra terra. Ma di lui mi è rimasta impressa la bontà, la capacità di giustificare e capire e di insegnare aiutandoti, anche mentre doveva tenere a bada una masnada di adolescenti che di matite e acquerelli non ne volevano proprio sapere.

Gino Gandini è stato pittore, incisore, insegnante, proprio come la compagna di una vita Rina Ferri: due artisti prolifici e fecondi che però è come se fossero scomparsi dall’orizzonte artistico reggiano. «Gandini per anni è stato il pittore presente in ogni casa di chi aveva un minimo di interesse per l’arte», conferma il critico d’arte Sandro Parmiggiani. Eppure sono anni che non si realizza a Reggio una mostra su di lui e Rina Ferri. Manca ancora il titolo definitivo, ma ora quella sorta di rimozione sarà cancellata con una mostra omaggio. Le opere sono già state scelte dal critico d’arte e amico personale dei due artisti, Sandro Parmiggiani, che è il curatore dell’esposizione che sarà inaugurata a Palazzo dei Principi a Correggio il 2 giugno per volere del Comune di Correggio e degli eredi di Rina Ferri.

Due pittori, (Gino Gandini scomparso nel 2002, Rina Ferri invece nel 2006), diversissimi tra loro per stile e carattere. Sposati senza figli vivevano in un appartamento in città, ma la loro casa, quella che amavano e dove andavano non appena potevano, era quella di Bergonzano. Lui discreto e taciturno, lei intuitiva ed estroversa. «Gino Gandini ha dipinto tantissimo il paesaggio reggiano – racconta il critico d’arte – dalle colline, alla Pietra di Bismantova, fino al Po; ed era un pittore molto sensibile ai toni e alla rappresentazione del reale in maniera molto delicata e soffusa. Nei suoi quadri c’è sempre memoria di Morandi e di Guidi, che era stato suo insegnante all’Accademia di Bologna. Nelle sue opere c’è traccia di un altro pittore che a mio parere l’ha influenzato, il ferrarese d’origine, ma di scuola romana, Roberto Melli».

Diversa invece Rina Ferri. «Se Gandini era un pittore vaporoso, che ricorda le atmosfere morandiane, lei interveniva sulla materia con un tratto più deciso. Lui aveva una pennellata fluida quanto lei aveva delle rotture. Anche davanti allo stesso paesaggio le opere risultavano diverse, lei lo frantumava con tocchi di colore».

Un modo di dipingere che rispecchiava il loro carattere. Lui uomo di poche parole, lei donna tenace e piena di slanci. Diverso anche il loro percorso artistico. «Gandini – spiega Parmiggiani – ha avuto nel periodo tra le due guerre e nell’immediato secondo dopoguerra una tavolozza più scura e in certe opere si intravvede il forte rapporto con Morandi. Ma Gandini ha fatto anche dei bellissimi ritratti, poi la sua tavolozza è andata via via schiarendosi attraversando il periodo in cui erano predominanti i paesaggi innevati. Rina Ferri invece è stata abbastanza uniforme nella sua produzione artistica: l’artista utilizzava spesso il collage e i giornali, pur essendo più sperimentatrice».

Il compito di Sandro Parmiggiani – facilitato da una lunga frequentazione con i due artisti – sarà quello di rendere tangibile ai visitatori questa differenza con la mostra che è già in fase di preparazione e il catalogo in fase di stampa. E lo farà proponendo una selezione delle opere che erano nella loro casa al momento della morte di Rina Ferri.

Scelta non casuale quella di tenerla a Correggio, visto che Rina Ferri che era originaria di Campagnola. Gino Gandini era invece di Reggio ma era molto legato a Bibbiano poiché durante la guerra era sfollato alla Fossa ed era diventato amico del grande fotografo reggiano Stanislao Farri. A cui lo univa anche il peregrinare nelle colline reggiane, spiega Parmiggiani ricordando un aneddoto che Farri raccontava spesso: «Agli inizi degli anni ’50 dovevo fare una foto sulle nostre colline e vedo sotto il sole una persona che camminava portando un cavalletto e un ombrello. E mi chiedo chi è quel disgraziato. Era Gino».

«Sia Gandini sia Ferri – sottolinea il critico – sono stati investiti dallo sconquasso che va avanti da 20-25 anni e per cui il collezionismo è motivato da illusioni speculative e di facili guadagni, e sempre meno per il piacere di vivere accanto ad un’opera chi ti parla. Entrambi sono stati penalizzati da questa degenerazione». Due artisti della nostra terra da riscoprire e per i più da scoprire, grazie alla mostra di Correggio.

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