«Venite a vedere le parole» Ferrentino all’Ariosto con “Igiene dell’assassino”
REGGIO EMILIA. Questa volta il teatro, luogo per antonomasia della visione, si presta a mettere in scena una pièce destinata alla radio, quindi all’esclusivo ascolto: un radiodramma. Per questo lo...
REGGIO EMILIA. Questa volta il teatro, luogo per antonomasia della visione, si presta a mettere in scena una pièce destinata alla radio, quindi all’esclusivo ascolto: un radiodramma.
Per questo lo spettatore che questa sera (ore 21) si recherà al Teatro Ariosto a “vedere” lo spettacolo “Igiene dell’assassino”, sarà dotato di speciali cuffie per poter cogliere tutto, entrando nel fascinoso gioco dei rimandi vocali. In scena Cinzia Spanò, Roberto Recchia, Daniele Ornatelli, Alessandro Castellucci, Maurizio Pellegrini, mentre l’ideazione dello spettacolo è a cura della Fonderia Mercury, centro di produzione radiofonica, teatrale e multimediale, fondato nel 2011 a Milano, nella persona di Sergio Ferrentino, autore, conduttore e regista.
Voce storica di Radio Popolare, Ferrentino collabora con il settore prosa della Radio Svizzera e dal 1997 con Radio Rai dove ha realizzato trasmissioni come Caterpillar, Catersport, UniRai e Radiobellablù; è stato docente della Scuola Holden di Torino e allo Iulm di Milano. «Il nome della Fonderia si collega ad Orson Wells – spiega Ferrentino – che nel 1938 trasmise lo sceneggiato radiofonico “La guerra dei mondi”. Fu un successo inaspettato. Per realizzarlo selezionò degli attori teatrali che formò alla recitazione radiofonica. Chiamò la sua compagnia “Mercury Theatre”. Ecco il nostro punto di riferimento; ma da noi non esiste ancora una tradizione importante in questo settore. Pensi che la Bbc ha una rete dedicata esclusivamente ai radiodrammi e a Londra esiste un corso di laurea dedicato alla drammaturgia radiofonica».
Ma qual è la finalità della Fondazione Mercury?
«Di portare il radiodramma nel luogo della visione e mostrare come si costruisce un’immagine acustica. A questo proposito, visto che non c’è la trasmissione lo chiamerei audio-dramma. Lo spettacolo propone la visione di come si realizza quello che non si vede: gli attori che fanno dei movimenti per richiamare l’espressione, i rumori che non coincidono con quello che viene detto. E questo perché l’immagine acustica è una costruzione sonora, con tutti i luoghi comuni».
Ad esempio?
«Lo scricchiolio che si sente chiudendo la porta... quando lo sentiamo pensiamo ad un thriller. Ma se il rumore è forte ci fa pensare all’assassino, se è lontano alla vittima. Il nostro teatro si fonda sull’arte dell’ascolto, vale a dire: non su quello che si dice ma su quello che si ascolta da non confondersi con il radio-teatro che è un’altra cosa».
Può entrare nel merito di questa questione?
«Ci sono A e B che stanno parlando, C entra sulla destra e ammazza B. Ma se noi chiudiamo gli occhi non ci accorgiamo di nulla... si deve creare una narrazione acustica per far vedere che A e C sono complici e stanno uccidendo B. Noi fondiamo dei linguaggi: teatro, radio e letteratura che sono la nostra base per inventare nuove cose. Per questo spettacolo, ad esempio, abbiamo una dotazione di 450 cuffie con microfono binaurale che ha la forma di una testa umana, così che se uno parla alla nuca il pubblico sente alle proprie spalle...».
Cosa racconta “Igiene dell’assassino”?
«Questo è il primo folgorante romanzo di Amélie Nothomb, al tempo stesso un giallo appassionante e un trattato filosofico sull’arte dello scrivere (e del leggere). Racconta di un premio Nobel isolato, negli ultimi 30 anni, che sta per morire senza aver mai concesso interviste. La vera protagonista finisce per la essere la parola scritta. E se per il protagonista, che non a caso si chiama Pretextat, “Il sommo della raffinatezza è vendere milioni di libri e non essere letto”, la grande intuizione della Nothomb è di trascinare nel gioco il lettore/ascoltatore costringendolo a fare i conti con il proprio modo di raffrontarsi con le parole».
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