Gazzetta di Reggio

Maria Rossi: «Spero che il mio film serva ai giovani»

di Linda Magnoni
Maria Rossi: «Spero che il mio film serva ai giovani»

La cabarettista di Poviglio parla di “Stato di ebbrezza” che martedì 22 e mercoledì 23 maggio sarà al Rosebud

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REGGIO EMILIA. Nelle sale uscirà giovedì, ma martedì 22 e mercoledì 23 maggio (ore 21) sarà proiettato in anteprima al cinema Rosebud. Parliamo di “Stato di ebbrezza”, il film di Luca Biglione che racconta la storia vera di Maria Rossi, l’artista comica originaria di Poviglio che, dopo il successo ottenuto prima con il Costanzo Show poi con Zelig, è riuscita a sconfiggere la dipendenza da alcol e psicofarmaci.

Tutto nasce quando la cabarettista decide di scrivere uno spettacolo teatrale insieme a Giancarlo Bozzo, direttore artistico di Zelig. Il soggetto piace e così Maria pensa di farci un film, che prenderà corpo proprio grazie alla sceneggiatura scritta da Luca Biglione e da Maddalena De Panfilis.

“Stato di ebbrezza” racconta la vita della comica a partire dai primi anni: nata in un paesino di provincia, Maria trascorre un’infanzia serena. Fin da piccola dimostra una spiccata ironia, che anni dopo la porterà al successo. «Io nasco cabarettista e tale rimango – dice Maria – Non riesco ad avere un approccio serio alle cose: la butto sempre sul ridere. Questo mi ha aiutato tantissimo sul palco, ma è stato un grosso limite nella vita di tutti i giorni». Arrivata a Milano, Maria raggiunge il successo ma sprofonda nell’alcolismo: «A me non piaceva bere, lo facevo per stordirmi. E solo adesso mi sto rendendo conto di cos’è stato quel periodo».

Nel 2008 comincia un percorso di riabilitazione all’Ospedale Maria Luigia di Monticelli Terme. «Lì ho ricominciato a vivere, prima di tutto ascoltando le storie degli altri ospiti. Ma soprattutto grazie alla dottoressa Paola Vizzi. È lei che mi ha insegnato che non bisogna mai darsi per vinti, neanche una volta usciti», continua l’artista.

È infatti finito il percorso che comincia la fase più dura: riacquistare credibilità agli occhi delle persone. Senza però mai perdere l’ironia: «Ero costantemente monitorata. Ora però sono riuscita a rialzarmi in piedi. Bisogna prendermi a fucilate per uccidermi!». Ed è con lo stesso spirito che Maria è riuscita a trasformare la sua storia in un film: «Sono molto contenta del risultato – commenta – Luca Biglione ha fatto davvero un bel lavoro. Ma anche Francesca Inaudi: non è facile interpretare un ruolo così drammatico. E soprattutto, non è facile ricoprire il ruolo di un personaggio ancora in vita, di solito lo si fa di chi è già morto e sepolto».

Ora, anche grazie al film, si può tornare a fare cabaret. «Per chi sta sul palco e racconta se stesso, la comicità ha un grande valore terapeutico. Ma spero che, come è servita a me, questa storia serva tanto anche ai giovani. Mi fanno paura, li vedo sempre con il bicchiere in mano. Vorrei che imparassero a vivere senza surrogati». La chiusura non può che essere con una battuta dedicata al suo paese d’origine, Poviglio, in cui il film è stato girato: «Per quelli che sono nati dove sono nata io, le alternative sono: alcool, droga, furto o prostituzione. Io, siccome ero portata un po’ per tutto e non sapevo cosa scegliere, ho fatto la comica, che è un po’ una sintesi di tutte e quattro le cose».
 

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