Gazzetta di Reggio

«Reggio Emilia, bella e sconosciuta. Ma io vorrei essere reggiano»

di Carlotta Curti
«Reggio Emilia, bella e sconosciuta. Ma io vorrei essere reggiano»

Vittorio Sgarbi bacchetta la città durante una lectio magistralis alla Ghiara «Non avete niente da invidiare a Firenze o Venezia, e la basilica è un gioiello»

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. «Reggio è tanto bella quanto sconosciuta». Parole di Vittorio Sgarbi, special guest dell’evento di mercoledì sera alla basilica della Ghiara, organizzato dalla rivista Panorama, nell’ambito della rubrica “Panorama d’Italia”, in cui lo storico dell’arte e «critico sentimentale» (parole del direttore della rivista, Raffaele Leone, che lo ha introdotto) ci invita a scoprire le bellezze artistiche, a volte sconosciute, di sei città, attraversando l’Italia da nord a sud.

Dopo Firenze e Bergamo, la terza tappa ha per protagoniste Reggio Emilia e Piacenza. «Oggi come oggi Reggio e Piacenza, sono tutt’altro che mete turistiche, piuttosto mete ideali per le scappatelle – scherza Sgarbi – Penso infatti che Lady Diana sarebbe ancora viva oggi se anziché scegliere Parigi avesse scelto Reggio per starsene tranquilla con Dodi Al-Fayed, qui di certo non correva il rischio di trovare i paparazzi».

Ma ecco che Sgarbi ci sorprende, rivelando che, nonostante la nostra città sia la meno turistica d’Italia, «non conoscere Reggio è una grave perdita per il nostro spirito. Sì, perché – forse nemmeno i reggiani lo sanno – Reggio ha da offrire bellezze architettoniche e artistiche che non hanno nulla da invidiare a città come Firenze o Venezia». A cominciare dal tempio della Beata Vergine della Ghiara, altresì conosciuto come basilica della Madonna della Ghiara, un santuario spiritualmente importante per i reggiani, ma che non è meta turistica. E a cosa deve la sua importanza questa chiesa? Al fatto che la sua edificazione sia stata voluta a seguito di una serie di miracoli avvenuti alla fine del Cinquecento. Le cronache dell’epoca riportano infatti la vicenda di un sordomuto, Marchino, che avrebbe riottenuto l’uso della parola e l’udito in seguito a un miracolo della Vergine. Un secondo miracolo sarebbe poi avvenuto qualche giorno più tardi, con l’improvvisa guarigione di una donna inferma da diciotto anni. In breve tempo il luogo divenne meta di pellegrinaggio e grazie alle offerte dei fedeli si decise di edificare un nuovo tempio che potesse custodire il dipinto legato al miracolo. E qui Sgarbi apre una lunga parentesi sulla fortuna che abbiamo noi italiani a essere cristiani: anche se si è atei, «siamo tutti culturalmente cristiani». Nelle altre religioni monoteiste, infatti, sono totalmente assenti immagini di Dio, in quanto irrappresentabile, data la sua grandezza. Al contrario, nella civiltà cristiana la volontà di rappresentare ogni ipotesi di Dio c’è stata, eccome: «Dante, Bach, Michelangelo sono la prova che Dio esiste e chi non si reputa cristiano è un cretino! – sentenzia nella maniera franca e acida che lo contraddistingue – Che poi, vedete, “cretino” deriva dal franco-provenzale “crétin” che a sua volta deriva dal latino “christianus”, quindi non se ne esce». Coro di risate nel pubblico.

Tornando alla basilica, il progetto architettonico è del ferrarese Alessandro Balbi, una cosa che ci accomuna con lo storico dell’arte, anch’egli ferrarese. All’interno poi è custodita una magnifica varietà di opere realizzate dai più grandi artisti del primo Seicento emiliano: la Crocifissione di Francesco Barbieri, detto il Guercino, le tele di Alessandro Tiarini, Ludovico Carracci, Carlo Bononi e Lionello Spada. Tante ragioni dunque per visitare questo gioiello mariano. Altra cosa in comune tra Ferrara e Reggio è che la nostra città ha dato i natali a quello che secondo Sgarbi è il più grande poeta di tutti i tempi: Ludovico Ariosto, che però tutti reputano ferrarese.

Per quanto riguarda invece la contemporaneità, non si può non citare Luigi Ghirri, che Sgarbi conobbe agli inizi della sua carriera di assistente universitario: «All’università arrivò questo ragazzo che ci mostrò fotografie di un mondo nuovo: rappresentava l’atmosfera tipica del paesaggio padano. Un genio, perché ha saputo cogliere l’essenza, l’identità profonda delle vostre zone». Poi torna su Reggio «è anche medaglia d’oro per la Resistenza partigiana, è la città del Tricolore... ma questo i reggiani lo sanno, i non-visitatori meno». Insomma, la città è piena di stimoli, di suggestioni, che aspettano solo di essere colti. La lectio si conclude così: «Se non fossi ferrarese, vorrei essere reggiano».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google