Lo Stato Sociale parte alla grande a Festivalove
Sabato sera a Scandiano la prima tappa del tour. Bebo: «L’emilianità e l’essere vicino a casa aiuta»
SCANDIANO. Gremita non basta. Piazza Fiume a Scandiano, sabato sera, si è riempita all’inverosimile per accogliere il concerto de Lo Stato Sociale. Albi, Bebo, Lodo, Checco e Carota sono i cinque ragazzi bolognesi che lo scorso febbraio hanno calcato il palco dell’Ariston nella categoria Big e, quasi sconosciuti al grande pubblico, si sono piazzati al secondo posto con “Una vita in vacanza”, spiazzando tutti con “la vecchia che balla”. Da Scandiano, nell’ambito di “FestivaLOVE”, è partito il loro nuovo tour. Novanta minuti di puro divertimento: si parte dagli storici brani “Mi sono rotto il cazzo”,“Abbiamo vinto la guerra”, “C’eravamo tanto sbagliati”, “La musica non è una cosa seria” passando per i più recenti “Amarsi male”, “Buona sfortuna”, “Eri più bella come ipotesi”, “Niente di speciale” e chiudere, ovviamente, con “Una vita in vacanza”. I ragazzi sul palco suonano, cantano, ballano, scendono dal palco per buttarsi sulla folla. Mettono alla prova i ragazzi tra il pubblico (ma ci sono anche tanti bambini e genitori): ne fanno salire alcuni sul palco, li fanno cantare con sotto il karaoke, passano i microfoni alla folla, si esibiscono n mezzo alla calca, rompendo totalmente il muro tra performer e spettatore.
E non ciamo fatti mancare due chiacchiere pre-concerto con Alberto Guidetti, “Bebo”, (drum machine e voce).
Perché avete scelto proprio Scandiano come prima tappa del vostro tour?
«Beh, l’emilianità e l’essere vicini a casa aiuta, sicuramente. E poi ci tenevamo a fare una grande prova generale perché comunque è uno show complesso: per l’ennesima volta cerchiamo di alzare l’asticella e puntare maggiormente sull’allestimento, su quello che succede sul palco. Poi a pensarci bene, siamo capitati tante volte in zona, tra Carpi, Reggio, Modena, e tanti amici son di queste parti. Il bello di questa regione è che tutto è distante e tutto è vicino, tutto è piccolo e tutto è grande. Quindi è un buon posto secondo me per iniziare e vedere la reazione di una popolazione che tutto sommato parla la nostra lingua».
Quali novità sono previste nel tour imminente? Venendo da Sanremo c’è il rischio che perdiate un po’ di genuinità per puntare in alto?
«I cambiamenti sono importanti all’interno di questo tour proprio perché è tutto rinnovato. Venendo da un’esperienza generalista come Sanremo, devi un po’ presentarti perché ci sono tante persone che prima non ci conoscevano. Abbiamo pubblicato “Primati” che è questa raccolta un po’ strana con dentro quattro inediti, che ovviamente ci saranno, e tutto quello che è il nostro storico discografico, il tutto concentrato in un’oretta e mezza di concerto. Mentre nelle 5 date un po’ più speciali diciamo così - Milano, Torino, Padova, Roma e Molfetta – lo show sarà un po’ più strutturato: essendo che per entrare servirà un biglietto, è più probabile che ci sia un pubblico più affezionato... Quindi lì si allargherà maggiormente lo show: ci sarà mezz’ora in più di suonato e di cabaret, soprattutto. Ma faremo anche un po’ un passo indietro perché forse abbiamo scordato negli ultimi anni quel lato un po’ “cazzaro”, tipico dei nostri concerti... adesso lo andiamo a riprendere».
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