Gazzetta di Reggio

«L’obiettivo? Unire spettacolo e formazione»

di Giulia Bassi
«L’obiettivo? Unire spettacolo e formazione»

Le scelte di Filidei: dal 3 al 17 giugno si alterneranno lezioni e performance con il gran finale in piazza San Prospero 

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REGGIO EMILIA. La novità non di poco conto è che Francesco Filidei ci accoglie al teatro Valli (dove è consulente) non seduto, impettito su un’anonima scrivania. Ma ci fa accomodare in una stanza-studio dove c’è un tavolo da lavoro, un divano, due computer, un pianoforte e un bellissimo organo Tamburrini. Così Filidei, sempre seguito dal suo cane, un bellissimo carlino nero – che in realtà è una lei dal nome francese Gigì – ci ha illustrato il denso programma della Casa del Quartetto (dal 3 al 17 giugno) e le sue scelte, motivandole in modo articolato. L’impressione riguardo al modo con cui ci ha riferito del programma, si colloca lontano dal voler dire «questo è il mio compito di organizzare e l’ho fatto», ma puntualizza qualcos’altro. Una proposta, la sua, come la può concepire appunto uno che per mestiere inventa con una mentalità curiosa, aperta, pronta ad osare.

IL PROGRAMMA. «L’idea di questo programma per il quartetto che unisce performance e formazione è di creare un percorso, che porterà alla XII edizione del Concorso Borciani del 2020, con opportunità di crescita professionale, di conoscenza e di confronto per giovani quartetti italiani e stranieri». Reggio Emilia, quindi, diventerà per due settimane la residenza dei giovani quartetti. «Sono due dall’Italia, Sincronie e Siegfried; il Gaskell dalla Gran Bretagna e Nme (New Moscow Ensemble) dalla Russia, che svolgeranno attività di studio con i membri dei Quartetti Prometeo (Italia) e Tana (Francia) e prove con i compositori Juste Janulyte e Lorenzo Troiani. Naturalmente, alcune delle lezioni di questi giovani quartetti con i loro maestri, alla Sala degli Specchi e alla Cavallerizza, saranno aperte al pubblico». Ognuno di loro esegue un quartetto di un autore scelto come filo conduttore. «Ho pensato a Mendelssohn che non si considera mai abbastanza; il suo genio è pazzesco: infatti a soli 17 anni scrisse quel capolavoro del “Sogno di una notte di mezza estate”. E quanto ad essere precoce lo è stato più di Mozart. L’ho scelto per offrire dal punto di vista concertistico qualcosa di stimolante e di senso compiuto».

LE SCELTE. Ma la scelta del Prometeo e del Tana come è avvenuta? «Il primo è uno dei migliori degli italiani e poi sono gli ambasciatori della musica di Salvatore Sciarrino che gli ha dedicato tanti lavori. Il programma del loro concerto l’8 giugno comprende l’ultimo quartetto di Schubert il 15esimo, la cui forza espressiva è inarrivabile. Basta sentirlo come l’ha impiegato Woody Allen nel film “Crimini e misfatti”, la cui scena cruciale è regolata da questa musica. Il Quartetto Tana si può dire che nasce per promuovere un repertorio contemporaneo e per “perfezionare” il rapporto tra compositore e strumentista. Quando si tratta di scegliere lo stile o il genere, i suoi componenti non si pongono limiti e spaziano spesso dal repertorio classico a quello contemporaneo. In un certo senso ha inventato il quartetto del XXI secolo.»

IL FINALE. Sarà speciale la conclusione della manifestazione domenica 17 giugno... «Prima di arrivare alla conclusione – stoppa Filidei – citiamo l’apertura domenica 3 giugno a Corte Bebbi a Bibbiano con il concerto del Quartetto Guadagnini, in collaborazione con Le Dimore del Quartetto. Il gran finale sarà in piazza San Prospero, con i quattro quartetti che eseguiranno in prima assoluta i due brani – per quattro quartetti amplificati – commissionati ai compositori Juste Janulyte e Lorenzo Troiani. I protagonisti approfondiranno lo studio dei pezzi per il gran finale nella seconda settimana con i compositori stessi ed il sottoscritto». Due commissioni nuove che idealmente si collegano anche con il compositore chiamato a scrivere un nuovo pezzo per il Premio Borciani del 2020. Si tratta del giapponese Toshio Hosokawa. «Bisogna dare spazio alle nuove creazioni – conclude Filidei – . Il quartetto non solo è solo per i classici. Deve rinnovarsi e c'è modo perché è una forma longeva».



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