DICIOTTO VOCI DAL CIMITERO NAPOLEONICO
EPITAFFI E DIPINTI PER RACCONTARE I MORTI COSÌ CAVRIAGO DIVENTA “SPOON RIVER”
«Quando sentii la pallottola entrarmi nel cuore, mi augurai di essere rimasto a casa». «Tu non saprai mai l’angoscia che mi prese il cuore quando, dopo averti disubbidito, sentii la terra scivolare via e precipitai in quel pozzo nero dove l’acqua mi riempì polmoni». «Ero tanto affamata di vita! Non avrei voluto farlo... ma lui mi aveva abbandonata».
Non sono Elmer, Herman, Bert, Kate, Ella, Lizzie, Edith a parlare. E nemmeno il vecchio violinista Fiddler Jones. Eppure le voci raccontano storie altrettanto tragiche (e anche comuni). A parlare è il bambino scivolato nel pozzo, che con l’ultimo sospiro chiede scusa alla mamma per averle disobbedito. Il socialista escluso dalla vita del paese, e pure da un “sereno” eterno riposo, perché maledetto, senza Dio. E poi la mamma suicida, la donna morta di parto, il soldato ucciso in guerra, il ragazzo ammazzato in una rissa.
A richiamare la nostra attenzione, a chiederci di ascoltare ciò che il tempo ha ricoperto di terra, non sono gli abitanti di Spoon River, ma quelli della Cavriago del 1800. A dar loro la parola, facendoli uscire per una volta dal Cimitero Napoleonico nel quale riposano, è stata l’associazione Carmen Zanti, nata poco meno di un anno fa, con il progetto “Attraversando il silenzio. Canti dalla terra”. «In realtà l’idea – racconta Brunetta Partisotti – è precedente alla fondazione dell’associazione: 7-8 anni fa il Comune restaurò il Cimitero Napoleonico avvalendosi di una bravissima architetta, Mariangela Gelati. Alla fine dell’intervento ci fu un’occasione pubblica durante la quale fu allestita una mostra che raccontava la storia del cimitero. In quel momento pensammo di allestire un’esposizione diversa, una mostra che parlasse delle persone e non solo del monumento».
Così, un anno fa, Brunetta Partisotti e gli altri soci della “Carmen Zanti” si sono messi al lavoro. La prima fase, che si è svolta in biblioteca, ha permesso di scovare sui giornali dell’epoca le storie di chi è sepolto nel cimitero: «In questo ci ha aiutati Franco Piccinini, che ha scandagliato la biblioteca Panizzi facendo una ricognizione accuratissima della cronaca di Cavriago sulla Gazzetta di Reggio, sul Resto del Carlino e sui giornali politici. Di tutte le storie raccolte, ne abbiamo selezionate 18».
Alla verità è stata quindi affiancata la fantasia, o meglio l’immaginazione: Brunetta Partisotti e Giuseppe Pagoto hanno scritto 18 epitaffi e la pittrice Mila Montanari (allieva di Mario Pavesi) li ha interpretati con altrettanti dipinti. Le tele saranno esposte il 16 giugno, al tramonto, nel parco del Rio (nel tratto pedonale compreso tra via Anna Frank e via Cavour) perché non è stato possibile allestire la mostra nel Cimitero Comunale. Nell’occasione saranno commentati i dipinti, e gli epitaffi saranno letti da alcuni attori della scuola MaMiMò; inoltre verrà messa in scena una rappresentazione con alcune delle 18 storie. Dopo l’inaugurazione, che si concluderà con un intervento di Mario Pavesi, la mostra sarà trasferita in piazza Zanti a Cavriago, nei locali della ex biblioteca, e lì resterà fino al 1° luglio.
«L’obiettivo del progetto è duplice – spiega la Partisotti – da una parte volevamo valorizzare il cimitero napoleonico di Cavriago, uno dei quattro sopravvissuti in Italia (due sono in Abruzzo e Molise, un altro in Ciociaria). Si tratta di un monumento nazionale, tutelato dai beni culturali ma purtroppo poco conosciuto. E poi volevamo valorizzare gli autori locali, tra cui appunto la bravissima pittrice Mila Montanari».
Per non fare la fine di Edgard Lee Masters – che per Spoon River si ispirò a personaggi veramente esistiti nei paesini di Lewistown e Petersburg, dove egli era cresciuto, attirandosi l’odio dei discendenti e di chi era ancora in vita – i segreti degli antichi abitanti di Cavriago saranno “rispettati”: «Abbiamo deciso di cambiare in nomi veri in altri di fantasia». In questo modo le storie che riposano all’ombra delle lapidi potranno varcare le soglie del cimitero in assoluta libertà. E così si potrà ascoltare il socialista, sepolto nell’angolo degli eretici, che si lamenta perché il prete, quando entra nel cimitero e si avvicina alla sua tomba, mette in tasca l’aspersorio affinché nemmeno una goccia d’acqua santa cada su di lui, che è un maledetto: «Una cosa però voglio dirvi – dice nel suo epitaffio – anch’io ho avuto una fede, anch’io ho creduto e ho speso la vita per un ideale, e v’incarico di scolpirlo, qui sulla mia tomba».
E si scoprirà che una vecchina, terrorizzata dalla morte, aveva chiesto ai suoi di metterla sotto terra con un bastone: «Fermati, passante, e ascolta. Tu non puoi sapere cos’è l’abisso del vuoto, l’orrore dello scomparire. Quando lo intravidi, morendo, ne fui tanto sgomenta che chiesi di avere accanto un bastone: con quello avrei picchiato sul coperchio, se mi fossi risvegliata. I miei figli vennero per otto lunghi giorni sulla mia tomba, ad ascoltare, come mi avevano promesso. Oh, come avrei voluto poterli chiamare, con le mie labbra di granito».
Dopo tanto guardare al passato, Brunetta Partisotti volge gli occhi al futuro: «Il nostro desiderio, ma forse è più un sogno, sarebbe quello, una volta terminata la mostra, di pubblicare un catalogo con le immagini e gli epitaffi, per spiegare l’origine del progetto e anche come è stato realizzato. Ma per questo c’è bisogno di risorse, di aiuti... vedremo...».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
