I segreti del buon gelato? Tutti nel libro di De Feo
Il titolare del Capolinea lo ha pubblicato con la critica Lydia Capasso «Sono ricette che tutti possono replicare, con ingredienti semplici»
REGGIO EMILIA. Cosa c’è dietro un buon gelato? Lo sanno bene Lydia Capasso, che scrive di gastronomia per il Corriere della Sera, e Simone De Feo, gelatiere reggiano titolare della Cremeria Capolinea di viale Simonazzi 14 e che, da due anni, è sulla guida del Gambero Rosso con “tre coni”, il massimo per un maestro gelatiere. Insieme hanno realizzato “Gelati”, il libro edito da Guido Tommasi, da poco in libreria. Hanno tradotto, in ambito domestico, una delle icone più classiche della gastronomia italiana con ricette, idee, abbinamenti, consigli. Ecco cosa ci ha raccontato De Feo.
Com’è nata l’idea del libro?
«La paternità è di Lydia. Un giorno mi ha chiamato dicendo: “Simone, ti va di fare un libro sul gelato?”. Dopo una settimana eravamo dall’editore, dopo due mesi avevamo tutte le ricette pronte e siamo partiti con la stesura e le foto».
L’avrebbe mai detto di essere scelto tra tanti gelatieri italiani?
«Il sogno di porre la mia firma sulla copertina di un libro fino a un anno fa era molto lontana dai miei pensieri. Sarò sempre grato a Lydia e Guido per aver creduto in me. È stata un’esperienza nuova, divertente e creativa».
Il libro contiene ricette che tutti possono realizzare?
«Esatto, è un libro per tutti: il nostro focus è il gelato da poter fare a casa con ingredienti semplici e di facile reperibilità. Le ricette sono brevi e con pochi ingredienti».
Quali sono i segreti che valgono sempre per fare un buon gelato?
«La passione fa la differenza. Sempre. Poi ci sono gli ingredienti e la cura consapevole con cui vengono trattati. La capacità di seguire le ricette e il capire dove si può mettere della creatività. Fare un buon gelato è difficile: il gelato è un sistema complesso da analizzare scientificamente. Ma è anche estremamente semplice perché è diretto, schietto e piace a molti. È questa ambivalenza che rende il gelato affascinante».
Qual è il suo gusto preferito?
«Amo i classici: zabaione, cioccolato, ma è la crema il mio gusto preferito e ne parlo nella prefazione del libro. C’è poco da fare: la tradizione (in cucina, in pasticceria e in gelateria) è la cosa più bella che abbiamo. Dovremmo valorizzarla meglio».
Il gusto di gelato più strano che le è mai capitato di realizzare?
«Ne ho fatti tanti… forse quello con il midollo, olio extravergine e rosmarino».
La richiesta più folle?
«Un anno fa mi è arrivata una mail di un ragazzo che mi chiedeva se volevo fare il gelato con dei terpeni aromatici che vengono usati a scopo terapeutico in varie parti del mondo. Aveva dei campioni che riproducevano gli aromi della marijuana. Pensavo a uno scherzo. Poi tre giorni dopo si è presentato in gelateria con questi campioni (tutta roba legale naturalmente)...».
Progetti in cantiere?
«Il primo pensiero è allargare il laboratorio per dedicarmi meglio ai lievitati, in particolare ai panettoni. Poi ho ricevuto qualche proposta allettante su cui sto riflettendo… vedremo».
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