Pasolini nelle fotografie scattate da Elio Ciol
Anche il vescovo Camisasca ieri al Museo Diocesano: «Le sue poesie pervase da un’idea di sacralità»
REGGIO EMILIA. «Non sono un critico letterario, non sono un esperto di Pasolini, sono semplicemente un suo lettore». È Monsignor Massimo Camisasca che parla, introducendo così l'incontro di ieri pomeriggio al Museo Diocesano dal titolo “Siamo a Casarsa, sono le sei, ricordo” dedicato a Pier Paolo Pasolini. Un dialogo che verte sulle fotografie scattate da Elio Ciol al poeta quando si trovava a Casarsa della Delizia, in Friuli, il paesino di cui era originaria la madre Susanna Colussi. Fotografie che fanno parte dell'edizione 2018 di Fotografia Europea e che si possono ammirare nel Battistero e a Palazzo del Vescovado. Introdotto dal presidente della Fondazione Palazzo Magnani, Davide Zanichelli, il vescovo non si è soffermato su una lettura ideologica del Pasolini poeta, ma ha voluto leggere dei frammenti – tratti da lettere, articoli di giornali e poesie – «di ciò che mi ha aiutato a vivere» soffermandosi sull'idea di sacralità che pervade le “Poesie a Casarsa”. Una sacralità che non è mera religiosità ma «percezione che le cose sono segno di qualcos'altro» e che il mondo è un fatto miracoloso. «Sono frammenti che mi hanno aiutato a capire il tempo che stavamo vivendo e a sentire Pasolini come un poeta vicino». È intervenuto poi Diego Varini, docente dell'Università di Parma, che ha spiegato quanto Pasolini fosse affascinato dalla figurazione la sua prosa è infatti intarsiata da elementi visivi come ne “Il sogno di una cosa” dove il poeta evoca un orizzonte visuale che rimanda a un’idea di paesaggio, che non è solo natura ma anche cultura. Tutte le sue immagini sono portatrici di un’intima sacralità. Successivamente Piero Colussi, presidente del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia, parte da una fotografia scattata a Versuta, frazione di Casarsa, il 18 gennaio 1945 da Elio Ciol, allora appena quindicenne. Ritrae gli alunni dell'Academiuta di lenga furlana, appena fondata dal ventitreenne Pasolini, in un periodo in cui le scuole erano chiuse per i bombardamenti. Qui Pasolini invitava poeti e scrittori a collaborare con testi in lingua friulana. Ciol, che proprio di Casarsa è nativo, presente al dialogo, ha potuto conoscere e immortalare lo spessore del poeta e rivela: «A vedere il vostro interesse per questa fotografia, provo rammarico per non aver fatto molto di più in quei giorni. Purtroppo quando si ha una fotografia in mano non si sa mai cosa se ne farà ».
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