Il Tana stasera al Valli con la musica saturata
L’ensemble francese fonde sonorità tradizionali a quelle elettroniche Il concerto si concluderà con “Ombre”, composto da Yann Robin
REGGIO EMILIA. Sarà il Quartetto Tana – formato da Antoine Maisonhaute e Ivan Lebrun (violini), Maxime Desert (viola) e Jeanne Maisonhaute (violoncello) – il protagonista dell’ultimo concerto, prima dell’evento conclusivo della manifestazione Casa del Quartetto, in programma questa sera alle 21 alla Sala degli Specchi al teatro Valli.
Questa formazione si costituisce in Francia per promuovere il repertorio contemporaneo e migliorare il rapporto tra compositore e strumentista. Tra l’altro è l’unico ensemble europeo ad aver abbandonato le partiture tradizionali a favore degli iPad, che vengono utilizzati anche nel corso delle loro attività didattiche.
«Sicuramente il Tana è il più affermato in ambito francese in quanto vanta un’attività concertistica piena sul versante della contemporanea – spiega Francesco Filidei, consulente musicale dei Teatri – In questo senso è conosciuto per essersi dedicato alla musica saturata di Bedrossian, Cendo e Yann Robin».
Il “saturazionismo” è un vero e proprio movimento estetico nato dallo spettralismo francese. «Il nome “musica saturata” – sottolinea Filidei – sta a significare che non lavora come altezze ma di rumori e di effetti ad esempio di suoni écrasé. Il Tana lavora anche con strumenti “aumentati” all’interno dei quali sono posti degli attivatori con degli altoparlanti. Significa che producono musica elettronica all’interno dei loro strumenti, creando in questo modo una fusione tra i due tipi di sonorità che si mescolano perfettamente in quanto provengono dallo stesso corpo sonoro».
Il programma del concerto del Tana comprende Turina La Oracion del Torero op. 34, Mendelssohn, Quartetto n. 4 op. 44 n. 2 in mi minore e Debussy Quartetto in sol minore op. 10 e si conclude con l’esecuzione di “Shadows”. Si tratta del Quartetto n.3 composto da Yann Robin nel 2016 proprio per il Tana, che l’ha inciso in un cd insieme a composizioni di Bedrossian e Cendo.
«Questo terzo quartetto d’archi s’intitola “Ombre” – scrive Robin nella presentazione – Sono sagome che continuamente mutano, si deformano e si trasformano. Appaiono come aree scure, indecise, misteriose e immateriali derivanti dalla intercettazione della luce da parte di un oggetto. Le ombre poi si infrangono e scoppiano in una polifonia di energie; così anche i gesti strumentali, esplodendo, si scontrano e si intrecciano».
In questo senso, il titolo è stato scelto per la molteplicità di ombre armoniche che vibrano dietro una singola nota con un timbro chiaro. Si tratta del modo in cui una nota viene irradiata nello strumento che causa il fenomeno di saturazione.
Per questo non si sentono le note fondamentali ma le sue proiezioni; nello stesso tempo i musicisti eseguono un numero incalcolabile di note ad una velocità pazzesca, quasi in apnea; con un tale impulso, l’orecchio si satura e si ha la sensazione che stiano suonando venti strumentisti. Alcune volte il primo violino Antoine Maisonhaute, prima di iniziare l’esecuzione, consiglia caldamente di allacciarsi la cintura di sicurezza in quanto... si sta per decollare.
Yann Robin oggi pomeriggio alla Cavallerizza terrà una lezione (aperta al pubblico) per i quartetti “in residenza” dalle 17.30 alle 19. (g.b.)
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