In concerto la geometria della perfezione
Gran finale della Casa del Quartetto in piazza San Prospero con spettacoli di musica e di luci
REGGIO EMILIA. Se di sfida si trattava – da come ci ha detto il compositore Lorenzo Troiani a proposito dell’evento finale della Casa del Quartetto in piazza San Prospero – essa è stata ampiamente vinta, sia per la qualità delle musiche, sia per l’empatia con il pubblico che ha presenziato numeroso.
L’evento constava di due “spettacoli” per altrettante organizzazioni diverse dello spazio, luci comprese.
Per il brano “Circle for Square” di Juste Janulyte i quattro quartetti Sincronie, Siegfried, Gaskell, Nme, su quattro palcoscenici, disegnano spigoli di un quadrato immaginario mentre al suo interno parte del pubblico seduto traccia una circonferenza. Algido, apparentemente statico, immerso in un’atmosfera siderale – quindi perfetto per la notte incipiente – nelle sue due parti speculari procede a fasci sonori con un picco in cui si concentra l’intensità maggiore del volumi. Da ammirare negli esecutori, il controllo assoluto per comunicare gli impercettibili cambiamenti dettati da un tratteggio flebile ma incisivo, accennato da un tremolio dei violini più scolpito.
Se le luci del “Circle” erano tra il viola e il blu, per l’altra nuova composizione “Le Distruzioni” nella quale a fare cerchio nel mezzo erano i sedici musicisti, i colori andavano dal giallo a rosso fuoco. Scolpisce i suoni Lorenzo Troiani giocando in modo impeccabile con l’amplificazione tanto da inglobare tutti i rumori della piazza compreso un cane che abbaiava. La vistosa ma profonda dimensione performativa del brano, si consolida dalla metà in avanti, quando suoni sempre più spezzati e sconnessi, dal timbro distorto emergono mentre i violini e le viole si alzano e procedono verso il pubblico. «L’idea che sta alla base del mio brano “Le Distruzioni” – ci aveva detto l’autore che ci ha illustrato il brano – è quella dei margini, delle periferie per una riflessione che si smembra in due concetti legati ad altrettanti aspetti: il primo si riferisce allo spazio, il secondo agli strumenti. Mentre a livello di produzione del suono si va dalla concretezza dell’uso tradizionale per arrivare ai margini dello strumento: vuol dire che verranno portate in risonanza delle aree degli strumenti non considerati luoghi del suono. Questi sono abbastanza instabili: si avverte quindi una fragilità di fondo, provocata dalla distorsione sonora: da qui il titolo “Le distruzioni” che si riferisce al suono essiccato, fragile, che corrisponde ad un paesaggio dopo una detonazione, senza un centro».
E il momento nevralgico del pezzo si realizza proprio quando al centro rimangono i violoncelli alla prese con grumi di note ruvide, trasformate in un motore capace di fagocitare la materia stessa. Sonorità sordide come provenienti dalla bocca di un vulcano, mentre gli altri musicisti in fuga si allontanano, danno a quest’ultima parte del suggestivo pezzo la dimensione teatrale e un carattere visionario.
Quasi da raccordo a questo finale in piazza, ha contribuito alcune sere prima il brano conclusivo della pregevole performance del Quartetto Tana che alla Sala degli Specchi ha dato un inequivocabile saggio della sua destrezza passando dalla musica di un ‘900 spagnolo innervato di impressionismo, quale l’Oracion del Torero di Turina, per ritornare indietro, fissando il Mendelssohn del n.4 op.44 in modo agile e vaporoso, e regalare al Quartetto di Debussy una nuova dimensione intima. Arrivati a casa loro con “Shadow” di Yann Robin, i quattro hanno dato prova di un’abilità eccezionale nel riprodurre gli effetti più sofisticati con gli strumenti che s’integravano magicamente in un congegno perfetto, regalando un fragrante senso di leggerezza. Così l’esuberante materiale nonostante una scrittura vorticosa oltre limite delle possibilità esecutive, rivelava i contorni di un disegno maniacalmente preciso e ancor più stupefacente. In sala, ha apprezzato particolarmente il concerto anche Daniele Pollini figlio di Maurizio, compositore e pianista che ha appena ultimato la registrazione per Deutsche Grammophon di un cd con brani di Schumann, Brahms e Schönberg.
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