Benfenati nuova spalla nell’orchestra di Muti
Anche Alice Sodi ha superato le selezioni: sarà violino di fila
REGGIO EMILIA. Solo tre giorni prima di affrontare a Ravenna la fase finale dell’audizione per diventare violino di spalla dell’Orchestra giovanile Luigi Cherubini, Valentina Benfenati, bolognese, 22 anni compiuti da qualche giorno, ha suonato al saggio dell’istituto musicale Peri la Tzigane di Ravel, pezzo assolutamente proibitivo per l’alto grado di virtuosismo che richiede.
«Quando il mio insegnante Alessandro Ferrari mi ha detto che lo dovevo suonare l’ho odiato, perché non potevo impegnarmi per eseguire un pezzo del genere, prima di affrontare la fase finale dell’audizione per spalla. Tra l’altro non era previsto nel programma per la Cherubini…». Invece Valentina Benfenati oltre ad aver suonato meravigliosamente la Tzigane al Peri, ha sbaragliato a Ravenna l’agguerrita concorrenza – altri sei finalisti preparatissimi violinisti – e si aggiudicata l’ambito posto di spalla nell’orchestra di Muti per i prossimi tre anni diventandone così la leader.
A giudicarla (dopo aver superato la semifinale a Piacenza) una commissione di tutto rispetto formata da Riccardo Muti e da Francesco Manara, Pierangelo Negri, Giulio Franzetti: rispettivamente violino di spalla, primo dei secondi violini ed ex spalla dell’Orchestra del Teatro alla Scala, e da Carla Delfrate segretaria artistica della Cherubini. Della classe di Alessandro Ferrari anche Alice Sodi, 20 anni, senese, ha superato l’audizione per violino di fila a dimostrazione, ancora una volta, del prestigio che godono alcune cattedre della nostra scuola musicale.
La Benfenati, nel raccontare come ha superato la prova, ammette di aver avvertito una certa tensione prima di entrare, per poi distendersi mentre suonava anche se c’era Muti. C’è riuscita estraniandosi, ci dice, per poi aggiungere di avere dato il massimo nell’esecuzione del suo pezzo preferito, il Concerto di Mendelssohn.
La Sodi non credeva di arrivare a quel risultato: «Già aver superato la semifinale, nell’aprile scorso, per me è stato un grande traguardo, una vittoria personale. Paradossalmente all’eliminatoria ero più tranquilla, invece ho vissuto la finale con più ansia, anche perché ero l’ultima e ho suonato dopo tre ore. Poi il fatto che ci fosse il maestro Muti mi dava un po’ da fare». La soddisfazione per l’eccellente risultato è stata accompagnata, per quanto riguarda Valentina Benfenati da un lunghissimo pianto e sia lei che Alice Sodi hanno parole bellissime per il loro docente del Peri.
La prima giunge nella classe di Ferrari dopo essersi diplomata al Vecchi di Modena con Paola Belluzzi. Da sottolineare che è figlia d’arte in quanto il padre Emanuele è la Spalla dell’Orchestra del Comunale di Bologna: «Papà mi ha trasmesso la passione fin da piccola ed anche mia madre è violinista. Subito erano dubbiosi nel farmi intraprendere questa carriera, tuttavia percepivo in modo inequivocabile il fascino del violino. Da papà ho preso anche lo stile, sono in molti a dire che suono come lui, ma è Ferrari ad avermi inquadrata e aver fatto crescere la mia autostima, facendomi capire che potevo affrontare questa importante audizione. Lui era certo che vincessi, io no».
Ed Alice Sodi commenta: «Se sono riuscita ad arrivare a questo risultato il merito è di Ferrari: mi ha insegnato il modo di studiare lo strumento e di far musica».
Adesso entrambe sono ancora più motivate ad andare avanti nell’approfondire il repertorio. Valentina Benfenati, che non vede l’ora di cominciare l’esperienza dell’orchestra con Muti, desidera studiare il Concerto di Brahms: «Il mio sogno nel cassetto da quando ero bambina».
Mentre Alice Sodi, mostrando non poca modestia, adesso vuol capire «fino a dove mi posso spingere». Intanto sta pensando anche lei ad un concerto romantico da preparare per i concorsi futuri: ed il suo preferito è Chaikovsky.
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