Gazzetta di Reggio

Poesia a Reggio Emilia: «Nel verso, rivoluzione e futuro»

di Giulia Bassi
Poesia a Reggio Emilia: «Nel verso, rivoluzione e futuro»

La rassegna “Vola alta parola”, curata da Guido Monti, è iniziata con la poetessa curda Hardi. Seguiranno gli incontri con Giuliano Scabia, Elio Pecora e Durs Grünbein

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REGGIO EMILIA. “Vola alta la parola” quest’anno aggancia il tema di Fotografia Europea per dire la sua su “Rivoluzioni, ribellioni, cambiamenti ed utopie”.

Un titolo che la poesia può sviscerare svelandone i molteplici aspetti a partire da quello soggettivo, esistenziale, intimo. Saranno quattro gli incontri della rassegna – giunta alla quinta edizione – promossa nell’ambito di Restate dalla Fondazione Palazzo Magnani a Palazzo da Mosto, ore 21.30. Al via con la poetessa curda Choman Hardi, quindi il 29 giugno; il 6 e 12 luglio. «Perché il linguaggio poetico – ci dice il curatore Guido Monti – può mettere decisamente in risalto uno stato psicologico collegato al cambiamento. Rispetto ad un argomento come questo, i versi sollecitano espressioni profonde dello spirito, perché scavano dentro. Senza dire che, nel popolo dei lettori, da sempre la poesia provoca degli slanci».

I quattro incontri vedono protagonisti, oltre alla Hardi, Giuliano Scabia, Elio Pecora e Durs Grunbein che dialogheranno con Paola Splendore, Alberto Bertoni, Roberto Galaverni e Anna Maria Carpi: autorevolissime voci che hanno visto delle rivoluzioni oppure, proprio perché scrivono versi, rinnovano, cambiano, smuovono, sollecitano – e qui il riferimento va al linguaggio o al pensiero esistenziale.

Guido Monti, la questione è dunque duplice: la poesia al servizio e della rivoluzione e la poesia stessa, che è rivoluzione.

«Il tema calza a pennello anche perché l’arte poetica, la più antica, è di per sè la vera eresia se di questo termine risaliamo al significato originario: eresia, dal greco aireo, ovvero scelta, scelta socratica di perseguire il vero. Questo fa la poesia in contrapposizione ad ortodossia. E ancora, la poesia “alta” ci apre gli occhi verso la realtà e quindi è uno strumento vero di rivoluzione spirituale e di critica, a maggior ragione in un’epoca come la nostra non supportata dall’ideologia. A proposito di utopia, “Nel verso affiora ciò che è perduto” di Machado. E si può anche dire che con la poesia si immagina il futuro che verrà».

Si tratta quindi della rivoluzione che da sempre accompagna il fare poesia?

«Parliamo di rivoluzione anche quando si “riscatta” la lingua moderna dalla banalizzazione. Possiamo anche pensare ad una scrittura meno elevata ma che racchiuda qualcos’altro. Mi viene in mente Saba, che per la poesia crea una lingua chiara ma plurisensoriale».

Quindi la pratica della poesia è come una grande rivoluzione silenziosa?

«Di questi tempi l’aspetto rivoluzionario che rivela la poesia potrebbe costituire una modalità più vera, intima, di comunicazione per l’uomo fagocitato dal mondo digitalizzato. Solo l’ardore è la materia prima delle nostre costruzioni letterarie. Certo l’ironia è indispensabile, ma viene dopo, è “l’eterna correttrice” come la definirebbe il poeta polacco Norwid. L’ironia crea utili aperture nelle mura, ma senza le mura si troverebbe a perforare il nulla».

Quali sono gli altri aspetti?

«Il primo atto della rivoluzione è costituito dal senso di alterità che la parola può dare rispetto al linguaggio normale. Ci sono poeti che sono portatori di rivoluzioni esistenziali ed altri che fanno diventare i versi uno strumento di lotta irrinunciabile».

Dopo la poetessa curda Choman Hardi, quali sono gli altri appuntamenti?

«Venerdì 29 giugno ci sarà Giuliano Scabia, uno dei grandi maestri ed elaboratori della parola poetica, ideatore di alcune tra le esperienze teatrali più originali degli ultimi decenni; dialogherà con Alberto Bertoni, docente di letteratura italiana all’Università di Bologna. Quindi Elio Pecora, voce tra le più limpide della poesia italiana per forza evocativa e di rappresentazione, dialogherà partendo dal suo ultimo libro “Rifrazioni” con Roberto Galaverni, critico letterario del Corriere della Sera. Infine Durs Grünbein una tra le voci tedesche ed europee più seguite. Essendo nato a Dresda ha camminato con la sua opera sempre sull’orlo del cambiamento epocale e valoriale... sarà in dialogo con Anna Maria Carpi,poetessa e finissima traduttrice dei suoi libri».

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