Gazzetta di Reggio

RECENSIONE 

Gino Gandini e Rina Ferri: due vite per l’arte

di Tullio Masoni
Gino Gandini e Rina Ferri: due vite per l’arte

CORREGGIO. Nei primi anni ‘90, quando lavoravo alla biblioteca comunale di Sant’Ilario, mi occupai della pubblicazione di un catalogo, “Sant’Ilario per l’arte”, nel quale era documentata l’attività...

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CORREGGIO. Nei primi anni ‘90, quando lavoravo alla biblioteca comunale di Sant’Ilario, mi occupai della pubblicazione di un catalogo, “Sant’Ilario per l’arte”, nel quale era documentata l’attività del Comune dal 1953, cioè dalla prima edizione di un “Premio di pittura” che, oltre a impegnare artisti di primo piano nazionale fino al 1966, vantava il contributo, fra gli altri, di Mario de Micheli, Francesco Arcangeli, Arturo Carlo Quintavalle e Ilario Rossi.

Nell’occasione intervistai diversi pittori – le cui opere facevano ormai parte del patrimonio – perché esprimessero qualche valutazione a distanza del loro stesso lavoro. Fra questi Gino Gandini e Rina Ferri, dei quali la raccolta comunale annoverava ben cinque opere.

Andai a casa loro e, a parte la specifica passione e competenza in ciascuno, ebbi modo di considerare – come Sandro Parmiggiani, che di ciò scrive sul catalogo della mostra allestita al Palazzo dei Principi di Correggio – il valore di una coppia matura, singolarmente unita da affinità creativa ma netta autonomia. La domanda che subito si pone è: come mai pennelli e spatole, pur mostrando influenze di pratica e nella scelta dei soggetti, hanno sortito liquide trasparenze da una parte, e spessori materici vieppiù misurati con supporti ruvidi dall’altra? E ancora: quali necessità hanno spinto i due artisti a coniugare in modi così diversi gli insegnamenti di Morandi e Guidi?

Presentando la mostra – Catalogo Step Editrice, Parma, che offre anche un eccellente repertorio fotografico – Parmiggiani risponde con analisi articolate: «Erano diversi di carattere, Gino e Rina e differenti sono stati gli approdi del loro percorso artistico, anche se c’è una profonda affinità di sguardo e una comunanza di visione della natura tra i dipinti di paesaggio e di natura morta di Gandini e quelli, soprattutto gli acquerelli, della Ferri».

Pensando alle opere custodite a Sant’Ilario ho potuto, dal canto mio, confermare un’idea di coerenza. Il quadro intitolato da Gandini Calanchi a Bergonzano (olio su tela, 1941), ad esempio, potrebbe essere quasi scambiato col Paesaggio emiliano (olio su faisite, 1957) della raccolta santilariese, mentre Pioggia sul porticciolo della Ferri (olio su tela, 1962), che qualifica una sala riunioni dello stesso Comune, trova nella mostra al Palazzo dei Principi un “reciproco”: Paesaggio con laghetto (anni ’50, olio su tela juta incollata su compensato). A Sant’Ilario, poi, è possibile ammirare un Ritratto di giovinetta del 1939 (olio su compensato) per il quale Gandini, che se ne era dimenticato, offrì uno scambio, proprio come Vittorio Cavicchioni per Campagna a Sant’Ilario, un olio su tela del 1955. Va però precisato – e anche da ciò si coglie la diversità fra i due bravi pittori reggiani – che Gandini si interessava a una sua opera “vecchia”, mentre Cavicchioni rinnegava la propria e avrebbe preferito che a Sant’Ilario ce ne fosse una di espressione più recente a autentica. Chiuderei ora, tornando alla mostra correggese, con l’indicazione di due opere preferite nel corso della visita. Di Gino Gandini scelgo Paesaggio marino; di Rina Ferri Fossili 3.

La mostra rimane aperta fino al 1° luglio, e si può sperare sia prorogata.



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