Gazzetta di Reggio

Una piccola pinacoteca cresce in questura

di Leonardo Grilli
Una piccola pinacoteca cresce in questura

Quattro pregiati dipinti trasferiti dalla Curia alla caserma Cialdini. Il questore: «Grati per questo prezioso prestito»

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REGGIO EMILIA. Non solo sicurezza e prevenzione, ma anche bellezza, arte e cultura. È in quest’ottica che la questura è diventata – quasi – una pinacoteca.

Nell’ambito di un consolidato rapporto di collaborazione tra la polizia reggiana e gli organismi diocesani che si occupano della conservazione e tutela del patrimonio culturale ecclesiastico, nei mesi scorsi sono stati infatti trasferiti all’interno della Caserma Cialdini alcuni pregevoli dipinti custoditi nel deposito del Museo diocesano, che per i prossimi anni saranno fruibili anche dal pubblico negli uffici dirigenziali della Polizia. L’operazione, autorizzata dalla Soprintendenza, ha visto il trasferimento di quattro dipinti conservati nel Palazzo Vescovile, raffiguranti soggetti sacri provenienti da alcune chiese della diocesi.

Una collaborazione che è stata celebrata ieri dalla visita in questura del vescovo di Reggio Emilia e Guastalla, Massimo Camisasca, che alla presenza del questore Antonio Sbordone e dei funzionari e dirigenti della polizia ha lodato il lavoro svolto dalle forze dell’ordine della provincia. «Siamo grati per la vicinanza che ci ha voluto dimostrare il vescovo con questa visita – ha sottolineato Sbordone, che non ha mai nascosto la sua passione di convinto credente – e siamo grati per la collaborazione con la diocesi. Nel nostro piccolo facciamo sempre il nostro dovere, scegliendo di stare dalla parte dell’uomo, siamo una famiglia e abbiamo bisogno di queste importanti dimostrazioni».

Parlando delle opere ora esposte in questura, la più appariscente è la grande pala con Crocifisso e dolenti, opera di tardo Seicento di grande impatto emotivo, dove l’artista anonimo assegna alla luce quasi radente il compito di far emergere dalla caligine di una notte, morale prima che atmosferica, il corpo nudo di Cristo e il volto scarnito dal dolore di Maria e Giovanni.

Collocata nell’ufficio del questore vi è poi una Vergine Annunciata. «Sul retro – ha spiegato Fernando Miele dell’Ufficio beni culturali e nuova edilizia del Museo diocesano, che ha fatto da cicerone spiegando i segreti delle quattro opere – è presente la presunta firma dell’artefice, tal Costanzo Alberto Saverietti di Macerata, che non andrebbe confuso con il più noto Giuliano Alberti detto il Saverietto, pittore maceratese di fine ’700».

Non meno interessanti le altre due opere. Una è copia del celebre Compianto di Cristo che Annibale Carracci aveva dipinto negli ultimi lustri del XVI secolo e che era collocata nella basilica cittadina di San Prospero, da dove per ragioni ancora da mettere in luce passò alla collezione parigina del duca di Orleans.

A seguito della Rivoluzione Francese il dipinto approdò in Inghilterra e fu collocato nella Brigewater House, edificio distrutto, con tutto il patrimonio d’arte in esso contenuto, durante i bombardamenti tedeschi sulla capitale britannica del 1941. «Sul piano iconografico e compositivo – ha raccontato Miele – tra le peculiarità dell’invenzione carraccesca in questo dipinto si rileva la posizione di Cristo disteso direttamente a terra e non sorretto dagli astanti, come nella maggior parte delle rappresentazioni del tema. Tale opzione iconografica potrebbe essere stata suggerita all’artista bolognese dai Compianti in terracotta che l’arte emiliana aveva prodotto tra la seconda metà del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento e non di meno dalla conoscenza della deposizione realizzata dal Pordenone nel duomo della città omonima».

Di particolare qualità e valore storico ed estetico è, infine, la bella pala d’altare proveniente dalla parrocchia di Pratofontana, (l’unica collocata fuori dagli uffici del questore, nella sala conferenze) raffigurante l’angelo custode.

«Si tratta di un dipinto che il pittore reggiano Paolo Emilio Besenzi realizza tra il 1640 e il 1650 – ha concluso Miele – per la chiesa rurale di Pratofontana in cui il tema della preghiera nel momento della tentazione è iconograficamente risolto con una figura angelica che colpisce con un nodoso bastone il deforme demonio, proteggendo ad un tempo un bambinetto simbolo dell’anima del fedele dalle insidie sataniche. Sullo sfondo il tema è accompagnato da un episodio agiografico legato a Sant’Antonio abate, che vince le lusinghe del maligno con la forza della preghiera».

Figura poliedrica di artista quella del Besenzi, purtroppo poco documentata a causa delle notevoli perdite di opere da lui realizzate. Sempre a Reggio spiccano le sua qualità di plasticatore nelle quattro figure di Evangelisti, poi adattate a Patriarchi, nella cappella del Santissimo in Duomo e il Cristo risorto della sagrestia di San Pietro. Sempre in San Pietro è suo il Martirio dei santi Placido e Flavia.

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