“In questa casa non si bestemmia”, e Guareschi scoprì il Mondo piccolo
La scritta campeggiava su una cascina sulla via Emilia, a Reggio. Giovannino la trovò durante il suo “Giro d’Italia”
REGGIO EMILIA Il Mondo piccolo nasce a Reggio Emilia nel momento in cui Giovannino Guareschi, in sella alla sua bicicletta, arriva davanti a una cascina su cui troneggia la scritta: “In questa casa non si bestemmia”. Al di là dei campanilismi che vorrebbero reggianizzare il papà di Peppone e Don Camillo più di quanto non sia stato fatto dopo l’approdo cinematografico del “pretone” e del “grosso sindaco”, il fatto che Guareschi sia rimasto colpito dalla cascina Liguria risponde a verità.
È il 27 giugno del 1941 quando Guareschi, scrivendo ad Aldo Borelli, direttore del Corriere della Sera, snocciola l’itinerario che, di lì a poco, avrebbe percorso in bicicletta: Milano, Piacenza, Salsomaggiore, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Cesena, San Marino, Riccione, Ravenna, Comacchio, Ferrara. «Il Corriere – ci racconta Egidio Bandini, grande conoscitore guareschiano e presidente del Club dei Ventitré – pubblicò sei articoli di Guareschi sul suo giro in bicicletta, sempre nell’edizione del pomeriggio. C’era la guerra, nel 1941, ma leggendo le cronache di viaggio di Giovannino, sembra che lungo la via Emilia, alla fine, si trovasse un’altra Italia».
Percorrendo l’antica strada romana – che per lui iniziava, come il Po, da Piacenza – Guareschi si imbatte in quel Mondo piccolo che sarebbe poi venuto alla luce qualche anno dopo. «Giovannino – conferma Bandini – scriveva che lungo la via Emilia si trovavano infiniti spunti, come le tante cascine che si affacciavano, con l’ingresso affiancato da robusti pilastri, proprio sulla grande strada. Sulla facciata di una di esse, la cascina “Liguria”, in quel di Reggio Emilia, il ciclo-cronista Guareschi legge: In questa casa non si bestemmia».
Un curioso dettaglio da riportare nell’articolo per il Corriere? Sicuramente sì. Ma forse anche l’inizio di altro, primo tassello di quel mosaico che nel 1948 avrebbe raccontato la vita di un piccolo paese della Bassa nel Dopoguerra. Un paese in cui il parroco e il sindaco si contendevano le anime dei cittadini a suon di processioni e comizi. Un paese in cui il Cristo in croce, quasi sfinito dalle questioni dei cristiani (nel senso di umani), parlava e parlava. Un paese in cui, al di là degli ideali e delle “lotte”, contavano le persone.
Un’altra folgorazione gli arriva approdando sul Po: «I piccoli paesi accovacciati sotto l’argine – racconta Bandini –, la fotografia di Castelmassa (che Guareschi userà sette anni dopo per la copertina del primo volume di Don Camillo) e la leggenda del “mulino fantasma”, cui bisogna portare frumento quando attracca accanto a un paese, altrimenti il “mugnaio” farà seccare tutti i raccolti».
Senza quel viaggio in bicicletta, il Mondo piccolo non sarebbe mai nato. A cinquant’anni dalla morte di Guareschi, dunque, il Club dei Ventitré ha deciso di omaggiarlo con Route 77, una mostra dedicata al suo personalissimo “Giro d’Italia”. «Route 77 – spiega Bandini – perché da quel viaggio sono passati esattamente 77 anni».
Si tratta di 20 pannelli che raccontano l’avventura del ciclo-cronista Guareschi e poi il “salto” dalla via Emilia al Mondo piccolo. In esposizione anche i disegni e le tavole realizzate nel ’52 per un’edizione di lusso del Don Camillo che aiutasse gli alluvionati del Polesine; infine spezzoni di film, fotografie e scritti. «La mostra sta girando – dice Bandini – Sabato sarà a Maranello, il 13 luglio in Brianza, il 22 a Cervia in occasione dell’anniversario della morte, e poi arriverà a Rimini il 19 agosto. Spero di poterla portare presto anche a Brescello». —
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