In circonvallazione il chioschetto che vende angurie da cento anni
Cartolina di una città che non c’è più resiste al traffico e alla frenesia odierna Dal 1950 è gestito dai Dall’Aglio
reggio emilia
A Reggio l’estate coincide con la consumazione massiccia di cocomero, o anguria che dir si voglia. E con una certezza, il “baracchino” delle angurie sulla circonvallazione, lungo viale Isonzo poco prima dell’ingresso in viale Allegri. Un vero presidio di reggianità.
Lo storico chiosco festeggia infatti il secolo di attività, e da 68 anni è gestito dalla stessa famiglia, i Dall’Aglio, specialisti del settore: da decenni in inverno mandano avanti anche uno dei banchetti che vende caldarroste in centro, alternando i prodotti e riuscendo così a lavorare nelle varie stagioni. Oggi il titolare è Maurizio, figlio della coppia che nel 1950 rilevò l’esercizio.
Il chiosco è davvero un punto di riferimento: dal pomeriggio sino a sera giovani, adulti e anziani si fermano per prendere una fetta di cocomero, una bibita o un caffè, sedendosi un poco sotto gli alberi che proteggono dal sole. Estate dopo estate, il piccolo chioschetto quadrato, che mantiene gli arredi d’epoca, è sempre aperto e attira clienti. E non solo reggiani. «Qualche sera fa – raccontano i Dall’Aglio – sono arrivati dei ragazzi, sul tardi, per mangiare una fetta di anguria. Si sono fermati un po’ e parlando è venuto fuori che venivano da Parma, avevano voglia di anguria ma nella loro città di chioschi come il nostro non ne sono rimasti».
Il banchetto in muratura è davvero testimone di un tempo lontanissimo. «Ha un secolo di vita, i nostri parenti lo presero 68 anni fa, si alternavano fra l’estate qui dentro e l’inverno con le castagne. All’epoca qui vicino c’era un cinema, i nonni tenevano aperto sino a tardi e i clienti, quando uscivano dalle proiezioni, si fermavano a mangiare l’anguria», spiega la giovane Elena. Adesso tutto è cambiato. O forse no, per fortuna: «Oggi c’è più traffico, ma la posizione è strategica e le persone si fermano volentieri. Abbiamo molte proposte (succhi, granite e frutta fresca) ma i clienti vengono qui per l’anguria».
Per chi ha fretta, c’è anche la versione da asporto, una fetta più piccola servita in un bicchierone di plastica, da mangiare camminando. «Tanta gente va davvero di fretta – racconta sempre Elena – si ferma ma non ha il tempo di mangiare con calma, così cerchiamo di andare loro incontro anche con l’anguria». Di suo, però, il chiosco è l’esatto opposto della fretta, una piccola sospensione della realtà immersa nel traffico e nelle strade del centro. Gli arredi e gli usi sono quelli di un tempo, a partire da un grande classico: il bidoncino d’acqua con rubinetto, legato ad un albero a fianco di un rotolo di carta, per lavarsi le mani dopo essersi “pocciati” con la fetta sugosa. Un metodo fai da te che resiste da sessant’anni. E nessuno lo vuole toccare.
La storia della famiglia dall’Aglio e dei suoi chioschi rimanda davvero a una Reggio, o per meglio dire a un’Italia, oggi lontane. Le tracce di quel tempo, però, sono reali e concrete. Il banchetto dell’anguria sulla circonvallazione è una piccola istituzione e lo stesso vale per le “baracchine” superstiti che in inverno vendono le caldarroste, preparate sul posto e servite bollenti nei sacchetti di carta.
I Dall’Aglio gestiscono il chiosco in metallo di viale Allegri, di fronte alla Cavallerizza, ma in città ve ne sono anche altri, come quello, altrettanto intramontabile, sul ponte sul Crostolo fra Santo Stefano e via Emilia all’Angelo. Ricordi di un periodo in cui l’Emilia era una zona prevalentemente rurale, Reggio si girava a piedi e tutti (almeno quelli che potevano permetterselo) si fermavano a comprare un sacchetto di castagne o una fetta di anguria. Un modo per valorizzare i prodotti locali, con le castagne che arrivavano dall’Appennino e le angurie caricate da Novellara e dintorni.
Cartoline di una Reggio che non c’è più. O forse va solo cercata meglio. —
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