Il Cimitero Napoleonico di Cavriago tesoro di memorie senza tempo
Realizzato nel 1810, è il più antico dei quattro rimasti in Italia. Vi si celebrò il primo funerale civile
CAVRIAGO. «Anche la Speme, ultima Dea, fugge i sepolcri: e involve tutte cose l’obblío nella sua notte».
Ci perdoni Foscolo, ma i cimiteri moderni, per quanto «fuor de’ guardi pietosi», possono rivelarsi luoghi preziosi. Lo è senza dubbio il Cimitero Napoleonico di Cavriago, uno dei pochi ancora esistenti in Italia e sicuramente il più antico. Mentre i cimiteri di Fontechiari (in provincia di Frosinone), Civitacamporano (Campobasso) e Civita D’Antino (L’Aquila) risalgono agli anni ’30 dell’Ottocento, quello cavriaghese è del 1810. Costruito a seguito dell’Editto di Saint Cloud, accolse i morti del paese (o i forestieri che a Cavriago avevano esalato l’ultimo respiro) fino al 1923; poi fu chiuso.
Il nostro tour nel Cimitero Napoleonico di Cavriago
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La costruzione in paese, a inizio Novecento, di un nuovo luogo di sepoltura, ha permesso al Cimitero Napoleonico di arrivare a noi quasi intatto. Il “quasi” si deve ai vandali che si sono divertiti, nel corso degli anni, a rovinare lapidi e croci di ferro; e anche ai profanatori che hanno saccheggiato le tombe e rovinato il riposo dei morti.
Ciononostante si tratta di un luogo che non ha mai subìto interventi (eccezion fatta per il restauro voluto dal Comune e seguito dai Beni Culturali alla fine degli anni ’90) e rappresenta una rara testimonianza di artigianato e arte funeraria.
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Ad accoglierci, dopo aver varcato l’ingresso, è un insolito guardiano delle anime: un noce secolare che, con la sua chioma, ricopre buona parte del camposanto. Il silenzio della morte è interrotto dal vociare delle case che si affacciano sul cimitero, ma gli occhi non si fanno distrarre e vagano avidi in questo tesoro di memorie.
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Colpisce la fotografia del neonato, scattata quando la vita era già volata via. In una lapide poco distante, un bambino di pietra gioca con la lampada dell’immortalità. Alle tombe dei ricchi, che in alcuni casi richiamano modelli neoclassici, in altri ancora si fanno ingolosire dal liberty, rispondono le croci dei poveri: «Sotto ogni croce di ferro – spiega il sindaco Paolo Burani, grande appassionato di storia e Cicerone durante la nostra visita – riposano quattro, cinque persone. Forse anche di più». Anche le lapidi in terracotta – incastrate nel muro di cinta – sono simbolo di estrema povertà.
Non tutti i morti si sono persi nella notte. Nel Cimitero Napoleonico sono sepolti anche personaggi importanti come Torquato Reverberi, storico farmacista e padre del generale Luigi Reverberi, «il comandante della Brigata Tridentina diventato famoso nella ritirata di Russia, perché uno dei pochi a portare a casa gli Alpini». Sullo stesso lato si scorge la lapide di Don Pacifico Vellani, uno dei fondatori del riformismo cattolico nella nostra provincia. «La lapide – racconta, divertito, Burani – l’abbiamo trovata a casa dell’ex sindaco Emore Gilli. In realtà il corpo di Don Vellani è al Monumentale di Reggio: ha due tombe».
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Nell’angolo opposto all’ingresso del cimitero, riposano i socialisti. «Questo spazio non era benedetto – dice Burani – e il prete, per paura che una goccia di acqua santa potesse bagnarlo, non ci camminava nemmeno». Una piccola rivincita è rappresentata dalla tomba di Alberto Bertani: «Morì nel 1888 e fu sepolto con il primo funerale civile d’Italia. La cosa destò non poco scalpore, ed è ricordata ancora oggi».
Il Cimitero Napoleonico di Cavriago è aperto ogni anno in occasione della festa dei morti. Può essere visitato anche in altri periodi, chiedendo il permesso in Comune. Nel frattempo potete guardare il video della nostra visita su www.gazzettadireggio.it. —
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