Gazzetta di Reggio

Madrigali a tre voci per omaggiare Ludovico Ariosto e Claudio Merulo

Giulia Bassi
Madrigali a tre voci per omaggiare Ludovico Ariosto e Claudio Merulo

I due artisti saranno ricordati domani al Mauriziano Piccinini: «Vi faremo sentire il Lamento di Bradamante» 

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reggio emilia

Proprio il 6 luglio del 1533, vale a dire 485 anni fa, moriva a Ferrara il nostro grande Lodovico Ariosto e Soli Deo Gloria, nell’ambito di Restate, lo ricorda con un progetto specifico al Mauriziano in cui i versi del poeta si sposano con la musica di un altro reggiano (per la precisione correggese) Claudio Merulo, che per ironia della sorte nacque lo stesso anno della morte dell’Ariosto l’8 aprile del 1553.

Dell’insigne compositore domani alle 21.30, nella casa dell’Ariosto, verranno eseguiti otto madrigali da parte della Capella Regiensis (formata da Maria Teresa Casciaro soprano; Lorenzo Baldini tenore; Giacomo Pieracci, basso) che saranno alternati da pezzi strumentali all’organo eseguiti da Renato Negri. La musicologa dalla squisita sensibilità Silvia Perucchetti, invecem avvicinerà il pubblico alle composizioni.

Maestro concertatore è una musicista d’eccezione: il soprano Monica Piccinini (in foto), tra le cantanti più apprezzate sul repertorio rinascimentale e barocco.

Come si sviluppa questo omaggio incrociato a due dei nostri grandi artisti del Rinascimento?

«Il concerto nasce da un’idea dell’amico e collega Renato Negri, che ho colto con entusiasmo: celebrare l’anniversario di due grandi uomini di cultura della nostra Emilia rinascimentale come Merulo e Ariosto, facendo cantare dei madrigali a tre giovani cantanti studenti o ex studenti del Peri. Abbiamo scelto otto madrigali a tre voci che costituiscono un ciclo: si tratta di otto ottave (32-39) tratte dal 45º Canto dell’Orlando Furioso: il lamento di Bradamante che attende il ritorno dell’amato Ruggero, suo promesso sposo, che però non rientra lasciandola in uno stato di angosciosa attesa».

Come si caratterizza questo “Lamento di Bradamante”?

«Pur nella compostezza e nell’equilibrio rinascimentale delle forme, traspaiono alternandosi le emozioni della donna: l’amore, l’ammirazione, l’inquietudine, l’incertezza, la pena, il dolore, la speranza. E un’invocazione che ritorna: “Deh torna a me, Rugger”. Alle sole tre voci (che canteranno a cappella) il compito di raccontarci questa storia che attraversa i secoli per arrivare viva fino a noi».

Quando ha scoperto questa passione per la musica antica?

«Prima di diventare cantante ho studiato il violino così ho avuto modo di suonare repertorio barocco: Vivaldi, Händel, Tartini, Bach che in particolare ho sempre amato... Ma quando ho ascoltato per la prima volta opere di Monteverdi, mi si è spalancato un mondo: Il Lamento della Ninfa, l’Orfeo... Musica che in apparenza è semplice, perché in fondo è fatta di poche note, è trasparente, ma nasconde possibilità di espressione autentica, perché strettamente collegata alla poesia e al teatro. Ed è difficile da interpretare, perché bisogna fare un lavoro di recupero del contesto culturale, dell’estetica, del linguaggio».

Un mondo incredibilmente vasto...

«E questo è un motivo di fascino. Parimenti scoprire i segreti di opere come questi madrigali, la bellezza e la magia dell’essere una voce fra le altre in un gioco sottile di rimandi, di sonorità condivise, di impasto sonoro». —





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