Gazzetta di Reggio

stasera a palazzo da mosto 

Il poeta visivo Durs Grünbein chiude “Vola alta parola”

Giulia Bassi

Con lui dialogherà  la poetessa Anna Maria Carpi che è anche fine traduttrice dei suoi componimenti L’appuntamento è alle 21.30

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reggio emilia

Gran finale per “Vola alta parola” che accoglie Durs Grünbein, uno dei massimi poeti e saggisti della Germania post-unificazione. L’appuntamento è per stasera alle 21.30 a Palazzo da Mosto, in via Mari a Reggio Emilia, dove Grünbein dialogherà con Anna Maria Carpi, poetessa e finissima traduttrice dei suoi libri.

Proprio a lei chiediamo alcune riflessioni sulla figura dello scrittore tedesco. «Grünbein – dice – chiama se stesso “poeta delle transizioni in continua battaglia con questo mondo della tecnica e dell’anonimato”. Si presenta come un poeta visivo: il suo occhio mobilissimo scorre sulla realtà e non gli sfugge niente. Stupisce il forte realismo che trasuda dalle sue pagine». Anna Maria Carpi ripete quindi il pensiero che descrive perfettamente il rapporto con la sua arte: «La parola mi ha estratto a sorte... la parola con cui abbraccio il mondo e il mondo mi abbraccia». Poi aggiunge: «Da tenere presente, il rapporto privilegiato con la classicità latina. Ne è innamorato a tal punto che trascorre molto tempo a Roma. Un orizzonte culturale a lui molto vicino è rappresentato dai “viaggi in Italia” di goethiana memoria». Va dritta al nocciolo della questione la Carpi dimostrando una conoscenza immensa del personaggio del quale cita a memoria pensieri e versi, insistendo su quanto il contesto in cui è vissuto abbia condizionato Grünbein, essendo nato a Dresda nel ’62. In quegli anni la città mostrava palesemente le piaghe della guerra. Poi dal ’95 lo scrittore risiede a Berlino. «Ha scritto un poemetto sulla distruzione – continua Carpi – da sempre il suo messaggio è di appassionata attenzione alla realtà, anche se sullo sfondo abbiamo sia il quotidiano sia l’antichità romana. E ancora, si è occupato di anatomia, gli interessa la scienza; e ancora riflette sulla follia». Tra le opere di Grünbein tradotte dalla Carpi, troviamo “A metà partita”: poesie 1988-1999, (Einaudi, Torino 1999) e “Della neve ovvero Cartesio in Germania”, (Einaudi, Torino 2005). Questo è un poema composto da 42 canti e 2000 versi; racconta di Cartesio, che nel 1619 rimase isolato sotto la neve in Germania, e proprio lì iniziò il suo percorso di pensiero.

Grünbein vi mescola sapientemente pensiero e narrazione, battute e situazioni varie, per rappresentare, con poetica ironia, la nascita del razionalismo. «Mi stupisce sempre la sua chiarezza che vuol dire anche comprensibilità; come non cogliere la pregnanza di parole come “È un’agenda gigantesca questa vita”. Mi piace perché è un artista che scolpisce immagini dando loro una nettezza unica, unita ad una grande forza: “Su mettiti... e scrivi il libro delle quotidiane debolezze...”. Qui fa venire in mente Orazio. Compresa la sua arguta ironia». —



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