Caparezza si sdoppia e porta a Reggio il suo alter ego “Prisoner 709”
Il concerto domani sera alle Fiere Sul palco le prigioni mentali e fisiche protagoniste del suo ultimo album
reggio emilia
Nelle gabbie della testa di Caparezza. Domani sera il Lime Space della zona fiera accoglierà la tappa di uno dei tour più interessanti di questo periodo, il “Prisoner 709” di Caparezza, incentrato come da titolo sull’ultimo disco uscito nel settembre 2017.
Una sorta di concept album, poderoso per contenuti, durata e varietà di temi e accenti, che si snoda attorno ad un luogo di contenimento. Mentale e fisico. Una prigione in cui vive avventure e disavventure il prigioniero 709, ovvio alter ego di Caparezza. Un lavoro cupo e insieme ben attrezzato sul fronte melodico, come confermano i tanti apprezzamenti e le vendite sopra media.
L’album ha ottenuto il disco d’oro e i singoli sono stati programmati parecchio in questi mesi. Oggi, a quasi un anno dalla pubblicazione, i dati sono ancora alti e lo stesso vale per il tour di accompagnamento. Il lungo giro invernale fra palazzetti e mini-arene ha ottenuto grandi numeri di pubblico e adesso si prosegue nel periodo estivo, da sempre il più fertile per i concerti, per continuare a cavalcare l’onda lunga.
Lo spettacolo è molto interessante, incentrato appunto sulle cupezze del disco. Un’opera, ha raccontato a cuore aperto lo stesso Caparezza, figlio di un periodo di difficoltà interiore, di ingabbiamento e di senso di costrizione. Di prigionia, appunto. La cronaca, la politica e il contesto sociale non regalano certo sorrisi e l’artista pugliese, bravo a raccontare del mondo attorno a lui usando metafore intelligenti, si è trovato alle prese con un corpus di materiale interessante e “pesante”. Il risultato è un’ora abbondante di rock e di rap, di scansioni ritmiche massicce e di chitarre e tastiere roboanti, condite da ospiti di lusso come il fenomenale cantante John De Leo, ex Quintorigo, e Darryl Matthews McDaniels in arte DMC.
“Prisoner 709” è una sorta di zibaldone, per usare parole antiche, di suoni e testi che raccontano di questa prigionia mentale, di futuro e soprattutto di passato, di rimpianti e di futuri da costruire a fatica. Il momento più toccante è decisamente “Una chiave”, secondo singolo trainato da tastiere vintage, che rimandano agli anni ’80. Ovvero il periodo dell’adolescenza per Caparezza, all’anagrafe Michele Salvemini, classe 1973. Il testo è un omaggio dolce-amaro al giovanissimo Michele, alle sue passioni e alle piccole e grandi sofferenze vissute, soprattutto l’emarginazione da parte dei coetanei. Un viaggio a ritroso poco pietoso ed insieme molto commosso, uno sguardo ad un periodo della vita in cui ogni parola e ogni gesto può trasformarsi in una ferita. Un modo per mettersi a nudo in pubblico che racconta bene delle capacità narrative di Caparezza, inserito oltretutto in un concept album che di questi dolori e di queste tensioni si nutre per poi purificarsi, come spesso accade in queste opere in musica.
Sarebbe però sbagliato parlare solo di cupezze e toni minori. Come sempre con Caparezza, alto e basso, serio e faceto si intrecciano spesso e volentieri, e dal vivo le canzoni di Prisoner 709 sono alternate comunque ai tanti classici accumulati in una carriera ormai ventennale. Dopo un avvio in parte disconosciuto come MikyMix, con all’attivo anche una partecipazione a Sanremo, nel 1998 è iniziato il percorso Caparezza (“testa riccia” nella parlata di Molfetta, sua città natale).
Sul palco del Lime Caparezza offrirà uno spaccato dei suoi tanti volti affiancato da un gruppo ormai solido e affidabilissimo, che conta sulla voce di Diego Perrone, cantante dei Medusa e dal 2003 corista dal vivo per l’amico Michele, il chitarrista Alfredo Ferrero, il tastierista Gaetano Camporeale (impegnato anche alla programmazione), il batterista Rino Corrieri e il bassista Giovanni Astorino, alla bisogna anche violoncellista in alcuni arrangiamenti riservati ai brani più pacati. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
