Bergogno, un gioiello da scoprire
Il borgo medievale offre tranquillità, scorci mozzafiato sulla rupe di Canossa e un “gustoso” cartellone di eventi
CASINA. La strada fa tutto uno zigzag. Volta di qua, gira di là, va un po’ su e un po’ giù. Poi si aggiusta un po’, diventa più dritta e pianeggiante e sulla destra la splendida pieve di Paullo. Si passa per Costaferrata, poi destra, sinistra. E giù, fino a Bergogno.
C’è un silenzio che sembra irreale vicino a Bergogno, si sentono solo le cicale a Bergogno. Due enormi campi di grano sono la porta d’ingresso di questo borgo che affonda le sue radici nel medioevo. Là in fondo, là sulla rupe, c’è il castello della Matilde. Il sole, nel mentre, gioca a nascondino. La calura e l’umidità si fan sentire, anche se qui si fan sentire meno. E basta buttare l’occhio verso giù, verso la piana, per vedere il solito strato di nebbiolina che la avvolge come un piumone fuori stagione. La strada scende, l’arco in fondo. Bergogno è indaffarata. Indaffarata, ma calma.
«Buongiorno». La signora ci accoglie col sorriso. Racconta che da Bergogno, come capita per tanti borghi di montagna, qualcuno si è trasferito. Che qualcun altro non ci vive più. Ma che tutti, appena possono, ritornano. «Mio padre – dice Cristina – è nativo di qui. Adesso io abito e lavoro a Milano ma quando riesco sono sempre a Bergogno. È l’opposto della mia vita di tutti i giorni: qui ritrovo silenzio, tranquillità e tanto verde. Un intreccio di passeggiate e di sentieri in cui rilassarsi, in una natura unica. E poi le sue case: Bergogno ti trasmette serenità e ti mette di buon umore». È così, infatti. Ci sono le case a torre, le case in sasso. Bellissime. «E soprattutto le persone – dice Cristina – accoglienti e di compagnia. E molto brave nell’organizzare eventi per portare tanta gente alla scoperta di questo bellissimo borgo».
“Bergogno medievale” si occupa dell’organizzazione di eventi per tenere viva questa realtà. «Che abbiamo ristrutturato in questi anni – sottolinea Gabriella, tra le promotrici dell’associazione – mantenendo e rispettando caratteristiche e tradizioni. Cerchiamo di proporre diverse iniziative nonostante le nuove normative in materia di sicurezza, problema comune a tante realtà come la nostra, abbiano complicato la situazione».
Un saluto, due passi. Le presentazioni con le persone che ci accolgono come se fossimo di Bergogno. «Vada a vedere quello scorcio, rimarrà a bocca aperta». Ci incamminiamo su un sentiero che conduce a una terrazza panoramica. La rupe di Canossa, la natura rigogliosa e una vallata verdissima, in cui scorre il torrente Campola, si spalancano davanti ai nostri occhi. E alle nostre spalle, il borgo. Coi suoi vicoli, le sue case in sasso. E le sue storie. Andrea, un ragazzo sui venticinque anni, si è trasferito da non tanto: «Lavorando a Modena, diventavano troppi i chilometri per raggiungere il posto di lavoro. Però qui a Bergogno c’è un panorama unico, la tranquillità. Appena posso ritorno».
La strada fa tutto uno zigzag. Poi si aggiusta un po’. Il vento, il sole che oggi fa il timido. Là in fondo il castello della Matilde. I campi di grano. Il cartello “Benvenuti a Bergogno, borgo medievale”. —
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