Gazzetta di Reggio

Due passi a Broletto, l’antica Albinea

Roberto Giampietri
Due passi a Broletto, l’antica Albinea

Molto amata da Ariosto, che la ricorda nella IV Satira, e dal Correggio, che qui realizzò un quadro dedicato alla Madonna

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ALBINEA. La brezza si intrufola lungo la via. Col sole di luglio ancora alto e arroventato. La casa a torre svetta sul crinale. Di là il Piubello e i suoi ordinati vigneti. Di qua il colle di Montericco. In mezzo, quasi a voler controllare da un punto privilegiato, Broletto. Col suo silenzio e i sassi delle sue case. Sotto l’arco, là dove si incrociano le strade, la scritta recita: “Broletto, antica Albinea”.

«Perché è proprio così – racconta Adriano Corradini, presidente della Proloco e residente nel borgo albinetano da diversi anni – Perché Albinea è Broletto. Il borgo faceva parte del complesso che sorgeva qui assieme a chiesa e castello. Il nome deriva quasi certamente da piccolo brolo, il confine estremo della cinta di mura del castello con viti, orti e uliveti. Il brolo era anche il luogo dove si riuniva la comunità. L’attuale Albinea è sorta molto dopo, nel 1800 ad esempio c’erano pochissime abitazioni presenti all’incrocio tra la pedemontana e la strada che conduceva a Reggio».

Una storia lunga duemila anni, quella di Broletto. Che parte dai romani, fa quattro passi nel medioevo e prosegue spedita. Fino ai giorni nostri. «Durante il rifacimento della strada – dice Corradini – sono emersi reperti di epoca romana: il borgo potrebbe essere lì da due millenni. Ed è probabile che le prime case fossero di legno e pietra e che si fosse scelto questa zona perché era sulle prime alture, quando ancora la pianura era un acquitrino. Dopo l’epoca romana ci sono periodi un po’ bui per Broletto. Con la pieve, una delle più antiche della Diocesi (già citata nel diploma dell’imperatore Ottone II nel 980) e il castello, edificato circa ottocento anni fa, nasce invece la prima comunità. Il castello fu voluto dal Vescovo di Reggio come residenza estiva».

Due passi a piedi. Sul crinale. Tra le prime colline contro cui si infrange la piana. Nell’antica Albinea. Dove vecchio e nuovo si incrociano e si mescolano. «Tante persone decidono di venire qui a camminare. Per gustarsi lo splendido panorama e la frescura presente anche nei mesi estivi. Al di sopra dell’afa e delle nebbie invernali». I vigneti che si lanciano giù dai pendii. Con solo la musica delle cicale a fare da sottofondo, lontano dal rumore e dalla frenesia della pianura.

Un luogo d’arte, tra l’Ariosto e il Correggio. «Il poeta ha trascorso parte della sua giovinezza a Monteiatico – sottolinea Corradini – il colle che sorge a ovest di Broletto e del castello, e che domina la vallata che conduce al Crostolo. In questi luoghi l’Ariosto tornava spesso sul finire del ‘400. Anni intensi, di grande ispirazione, tanto da essere ricordati nella IV Satira rivolta al cugino Sigismondo Malaguzzi. Il Correggio, invece, venne invitato dall’arciprete per realizzare un quadro dedicato alla Madonna».

Il dopoguerra, l’abbandono e la riscoperta. Broletto vive ora una seconda giovinezza. Dopo periodi difficili. «La comunità nel corso degli anni si è allargata sempre più – evidenzia Corradini – Con tante famiglie contadine, ognuna formata anche dieci-venti componenti. C’erano il negozio di alimentari e l’osteria. Una comunità viva che, con l’avvento delle ceramiche, ha però vissuto un drastico spopolamento e il conseguente abbandono. Fino alla riscoperta di questi ultimi anni, con numerose abitazioni recuperate. E con diverse persone che hanno scelto di trasferirsi e con due pubblici esercizi, di recente, che hanno deciso di avviare qui la propria attività». La casa a torre controlla la piana, là in fondo. Mentre la brezza si intrufola lungo la via. Broletto, l’antica Albinea. —


 

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