Gazzetta di Reggio

Il regista degli Oscar 

Quando Federico Fellini venne a Reggiolo

Andrea Mastrangelo
Quando Federico Fellini venne a Reggiolo

Il racconto di quei mesi, dalla prima visita nella Bassa fino al set di “La voce della luna”

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REGGIOLO.  Primavera 1988, un pomeriggio di un giorno di lavoro. Il direttore della Gazzetta di Reggio, che allora era Umberto Bonafini, chiede un “servizio di serie A”. Motivo? Il giorno dopo a Reggiolo sarebbe arrivato Federico Fellini. Perché a Reggiolo dalla sua casa romana? Perché a Reggiolo di lì a poco il Comune avrebbe inaugurato una mostra dedicata all’opera di Giuseppe Zanini, disegnatore e caricaturista conosciuto in tutta Italia con il nome d’arte di Zà. Anche Fellini era un grande disegnatore, i due erano amici. Una telefonata del reggiolese Zà era servita a convincere il restio maestro del cinema mondiale, quattro volte premio Oscar, a venire nella Bassa per partecipare all’evento.

L’appostamento. Di notizie certe ce ne sono poche. Giusto un paio: Fellini arriverà nel pomeriggio e prenderà alloggio nel moderno hotel Nabila, da poco aperto in paese.

In casi come questo ci si apposta con il fotografo. Le ore passano ma di Fellini neanche l’ombra. A un certo punto le esigenze di chiusura del giornale prevalgono sull’ansia per l’intervista e si rientra in città, per apprendere poi che il regista era effettivamente arrivato a tarda ora. L’esperienza di Federico Fellini a Reggiolo però non si esaurisce con l’apertura della mostra.

Il film. Il sindaco di Reggiolo in quello scorcio finale di quegli anni Ottanta è Eber Bianchi, che diventa protagonista di un’avventura da raccontare.

«Dopo essere rimasto a Reggiolo per qualche giorno – rievoca oggi Bianchi – Fellini sparisce. Un giorno sono a pranzo in un ristorante quando ricevo una telefonata: “Sono Fellini”. Stava andando a Venezia dove inizialmente aveva idea di ambientare il suo prossimo film. Visto che si era trovato bene a Reggiolo, passa a trovarci».

Il film al quale il maestro stava lavorando aveva ben più legami con Reggio che con Venezia, perché “La voce della luna” – questo sarebbe stato il titolo – era ispirato al romanzo “Il poema dei lunatici” del reggiano Ermanno Cavazzoni. Quello che doveva essere un pranzo con il sindaco Bianchi e con altri amici si trasformò in una sosta prolungata, quasi venti giorni nella Bassa reggiana.

«Fellini decise che il film lo avrebbe ambientato dalle nostre parti – ricorda Bianchi – e andammo a visitare un sacco di posti, per trovare i luoghi adatti da ricostruire».

Il regista riminese girava solo in interni, scegliendo luoghi veri che ricostruiva negli studi cinematografici. “La voce della luna” riproduce luoghi ancora oggi perfettamente riconoscibili, come la stalla dei Casoni, il castello del paese, la scalinata di Pomponesco.

La permanenza. Per Fellini si tratta di un viaggio di lavoro, fra l’altro in un periodo in cui il clima atmosferico in provincia di Reggio non è proprio favorevole. Siamo in pieno luglio e il maestro lo si vede andare in giro spesso, attorniato da collaboratori e da fans, qualcuno dei quali diventato tale sul momento. In città lo si incontra in piazza Prampolini a bere qualcosa ai tavolini all’aperto. Firma autografi, stringe mani, sembra l’amico di sempre. Poi finisce l’epoca delle ricerche e si passa a quello delle riprese. Il film uscirà nel 1990 con Villaggio e Benigni protagonisti.

Cosa resta. Reggiolo rimane grata a Fellini per la sua presenza e il sincero affetto dimostrato per il paese. In una cerimonia nella sala del consiglio comunale il sindaco tributa un riconoscimento al regista e alla moglie Giulietta Masina. La stampa reggiana non dà una buona immagine di sè: pur presente in forze, nessuno se la sente di fare nemmeno una domanda.

Sono passati trent’anni e quel passaggio dell’uomo degli Oscar non è stato dimenticato: il nuovo auditorium che sarà presto inaugurato si chiamerà “Giulietta e Federico Fellini”. —

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