La luce della Luna uno show di successo che non conosce crisi nel corso dei secoli
IL FENOMENOANDREA MASTRANGELONon sono cambiate di molto le domande che l’uomo si pone quando alza gli occhi al cielo ad osservare il disco della Luna. Il cavernicolo si spostava sul limitare della...
IL FENOMENO
ANDREA MASTRANGELO
Non sono cambiate di molto le domande che l’uomo si pone quando alza gli occhi al cielo ad osservare il disco della Luna. Il cavernicolo si spostava sul limitare della grotta, il cittadino contemporaneo esce di casa, fa una passeggiata e si siede su una panchina a guardare in alto. Però gli interrogativi sono sempre gli stessi. Che cosa ci faccio io in questo mondo? Siamo soli o in compagnia? Tutto ciò che mi circonda si è creato da sé o l’universo è stato fatto da qualcuno? La scienza e prima ancora la filosofia si sono date da fare per millenni nel trovare risposte, senza riuscire a soddisfare tutti fino in fondo.
Se le condizioni dell’uomo di oggi rispetto a quello primitivo sono cambiate in termini di conoscenza, non si è attenuato il fascino che la Luna esercita su di noi. La dimostrazione arriva tutte le volte che il cielo (e la Luna in particolare) ci offre l’opportunità di godere di uno spettacolo particolare. Una eclissi nei millenni passati poteva ingenerare terrore, consapevolezza di essere nulla rispetto a un qualcosa di enorme e trascendente di cui niente si sapeva; oggi l’eclissi è un fenomeno scientifico nemmeno tanto complesso da spiegare, al punto da poter essere perfettamente previsto, con un’esattezza che spacca il minuto. Eppure, nonostante l’eclissi sia un fatto prevedibile e verificabile tanto quanto lo scorrere del fiume dalla montagna verso il mare, l’oscurarsi della Luna o il suo cambiare colore continuano ad essere uno spettacolo al quale non si rinuncia.
La dimostrazione è arrivata ancora una volta nella notte fra sabato e venerdì, con l’annunciata eclissi di Luna che per l’occasione si tingeva di rosso.
Il fenomeno astronomico si è trasformato in evento di massa, uno show all’aria aperta nel quale gli elementi naturali vestivano i panni dei protagonisti sul palcoscenico del cielo. Da città e paesi centinaia di migliaia di persone si sono spostate in cerca di un punto lontano dalle case, magari in collina, dove la minore illuminazione pubblica permettesse di godere meglio della luce dei corpi celesti.
Un successo, dappertutto. Fra Scandiano e Castellarano, ed è solo un esempio, si sono ritrovati in duemila sul Monte Evangelo, la collina che offre un panorama spettacolare sulla pianura Padana da una parte e sugli Appennini dall’altra. Lungo una stradina piena di curve percorribile con calma e prudenza da un’auto alla volta, si sono rovesciate centinaia e centinaia di macchine che, al momento del ritorno, hanno creato un ingorgo colossale risolto solo in capo a un’ora.
Sulla cima del monte c’era di tutto. Giovani, anziani, coppie di fidanzati in cerca di un ricordo per l’eternità, famiglie intere con la borsa dei panini e la birretta. C’erano fotografi professionisti arrivati con ore d’anticipo e c’era il popolo dello smartphone, rimasto con il telefonino in mano rivolto in alto, come se la Luna potesse improvvisamente scappare via, per ottenere come risultato un puntino rossiccio semi-invisibile su uno sfondo buio.
Sul monte non c’erano astronomi, c’erano solo persone che alla Luna rossa chiedevano un pretesto per avere ancora qualcosa da sognare.
I sogni, appunto, ma non solo. L’arte e la fantasia da sempre hanno trovato nella Luna un punto di riferimento. Quando Jules Verne nel 1865 scriveva “Dalla terra alla luna” si rivolgeva a un pubblico adulto, non ai ragazzi, sapendo di toccare un argomento che avrebbe stuzzicato interesse generalista. In piena rivoluzione industriale, in un’epoca di fiducia nel progresso delle scienze, la Luna era il “mondo altro” più facilmente immaginabile, tanto che una sua eventuale conquista non poteva essere considerata qualcosa di assurdo. Verne aveva ragione, anche se l’uomo ci avrebbe messo più tempo di quanto lo scrittore francese avesse immaginato.
Qualche decennio più avanti, nel 1902, fu sempre il nostro satellite a inaugurare un nuovo genere artistico, il film di fantascienza, con il surreale “Viaggio nella luna” di Melies, ispirato ancora a Verne.
Finita l’epoca dei sogni e cominciata quella della paura, la Luna diventò protagonista di una guerra (fredda) combattuta con gli strumenti della scienza. Kennedy nella corsa a superare la potenza dell’Urss non lanciò generici proclami ma prese solenne impegno di portare un uomo sulla Luna e riportarlo a casa sano e salvo entro la fine del decennio. Era il 1962. Gli Stati Uniti furono costretti a prendere sul serio le parole del suo presidente, gli scienziati della Nasa lavorarono giorno e notte, dimenticandosi di mogli e figli, per permettere a Neil Armstrong di appoggiare il piede sulla Luna, prima dei sovietici, e di pronunciare la famosa frase “Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità”.
Sebbene fosse la punta di un iceberg nella guerra fredda fra Usa e Urss, la corsa alla Luna catalizzò l’attenzione del mondo, connotando tutti gli anni Sessanta al pari dei movimenti giovanili e della rivoluzione sessuale.
Per quasi quaranta ore consecutive gli italiani rimasero attaccati al televisore fra 19 e 20 luglio 1969 per una delle più colossali trasmissioni della Rai, la diretta dello sbarco seguita con l’ausilio di scienziati di livello internazionale e dei migliori giornalisti del momento. Indimenticabile la discussione fra Tito Stagno e Ruggero Orlando sul momento esatto dell’allunaggio.
Vinta la battaglia con l’Urss, gli Stati Uniti di Nixon finirono per disinteressarsi molto alla svelta della conquista del satellite e come “premio” gli scienziati protagonisti di quel trionfo si videro smantellare il programma lunare.
Non era però terminato l’interesse del mondo per la Luna. Ne sapevano qualcosa il cinema e soprattutto la televisione, che si avviava a diventare il mezzo di comunicazione principe.
Quelle che oggi si chiamano fiction sorpassarono gli astronauti in conquiste. Gli inglesi alla fine del 1969 produssero una serie che ebbe un successo strepitoso, “Ufo”, storia di una organizzazione segreta che grazie anche a una base lunare ferma gli alieni diretti sulla Terra per prelevare organi destinati a trapianti nel loro mondo. Sempre gli inglesi pochi anni più tardi ambientarono sulla Luna il loro “Spazio 1999”, epopea di pochi sopravvissuti peregrini nell’universo all’interno di una base scientifica. Due realizzazioni clamorose.
Ma per amare la Luna non c’è stato bisogno di andarci, sono bastate le parole di un uomo. Era l’11 ottobre 1962 quando Giovanni XXIII si affacciava per pronunciare a braccio un discorso, in occasione dell’apertura del Concilio. «Si direbbe che persino la Luna si è affrettata, stasera, osservatela in alto, a guardare a questo spettacolo. Tornando a casa, troverete i bambini; date una carezza ai vostri bambini e dite: “Questa è la carezza del Papa”».
Forse mai la Luna ci fu così vicina. —
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