Gazzetta di Reggio

domani in piazza prampolini 

Il Festival dei pianisti italiani si chiude con Andrea Padova

G.B.

L’artista suonerà Bach insieme a Marcello Mazzoni A chi ama il clavicembalo dice: «Vi assicuro che è giusto interpretarlo sul pianoforte» 

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REGGIO EMILIA

Gran finale per il Festival dei Pianisti Italiani (quarta edizione) che domani alle 21.30, in piazza Prampolini, presenta il suo terzo ed ultimo appuntamento: una serata imperdibile con i pianisti Andrea Padova, Marcello Mazzoni, Maurizio Baglini, Marco Scolastra che insieme ai Solisti Filarmonici Italiani, guidati Federico Guglielmo, eseguiranno i Concerti per tre pianoforti e orchestra in re minore BWV 1063 e in do maggiore BWV 1064 e il Concerto per quattro pianoforti e orchestra in la minore BWV 1065; completa il programma il celebre Concerto per 2 violini e continuo BWV 1043. Ne parliamo con Andrea Padova che ha praticamente preso parte accanto a al direttore artistico Mazzoni a tutte le edizioni della manifestazione organizzata da Italian Classics in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia e Fondazione Palazzo Magnani. Andrea Padova è nato a Lecce da madre napoletana e padre cremonese; per 25 anni ha vissuto a Roma, ma abita per scelta a Reggio dal 2011. Tra i suoi insegnanti figurano illustre personalità come Vincenzo Vitale e Aldo Ciccolini ed oltre ad essere provetto concertista è apprezzato docente al Conservatorio Boito di Parma.

«Con questo concerto viene portato a termine il “Progetto Bach” iniziato l’anno scorso – spiega – nel 2017 erano stati eseguiti tutti i Doppi Concerti; quest’anno sarà la volta dei Tripli e del Quadruplo a completamento dell’integrale dei concerti per tastiere multiple ed archi di Bach». Questa tappa reggiana preluderà ad una tournée che porterà lo spettacolo in diverse città italiane (Torrechiara, Foligno, Monte Amiata, Osimo Festival) e si concretizzerà in un disco per la prestigiosa casa discografica Decca: «Per me Bach vuol dire una grande passione – puntualizza Padova, che si è imposto all’attenzione della critica con la vittoria al “Bach Internationaler Klavierwettbewerb” nel 1995 – Credo si debba superare il dubbio se sia “giusto” suonarlo sul pianoforte, perché per tutto il XIX secolo si suonava solo così. Poi è ritornato il clavicembalo e così sul piano sembrava una cosa disdicevole. Mi attengo ai fatti storici: è noto che il grande Kantor non abbia apprezzato subito il fortepiano (antesignano del pianoforte) ma era rimasto in contatto con il produttore Silbermann (che aveva fatto propri gli insegnamenti di Bartolomeo Cristofori, l’inventore di questo strumento), tanto che nel 1747 aveva fatto da intermediario per la vendita di un fortepiano a un nobile polacco: quindi la sua opinione era cambiata. In secondo luogo la supremazia del cembalo si basa su un equivoco: Bach usava il cembalo perché nelle sale si sentiva bene ma lo strumento da lui preferito era clavicordo, più piccolo e simile e al pianoforte...». Il ricavato della serata servirà per il restauro della Torre di San Prospero. —

G.B.

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