Gazzetta di Reggio

Il chitarrista Giacomo Baldelli: «A New York sono riuscito a fare chiarezza in me stesso»

Giulia Bassi
Il chitarrista Giacomo Baldelli: «A New York sono riuscito a fare chiarezza in me stesso»

L’artista è tornato a casa per registrare un nuovo Cd e tenere un recital al Festival Aperto al Valli 

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REGGIO EMILIA. Con nostro grande piacere, torna a casa, anche se solo per qualche tempo il chitarrista Giacomo Baldelli che dal 2014 abita a New York. Impegnato da sempre nello studio della musica del nostro tempo – dal ‘900 storico alla contemporanea – dopo aver effettuato concerti in cui si cimentava sia con la chitarra classica che con l’elettrica, ultimamente nella Grande Mela ha intrapreso un personale percorso di approfondimento di quest’ultima.

Lo dimostra il Cd Electric Creatures – per l’etichetta reggiana “Sussidiaria”– che uscirà a fine anno e di cui ci farà ascoltare i brani principali nel recital del 29 settembre al Valli, nell’ambito del Festival Aperto. È la sua seconda pubblicazione dopo “Chitarra Italiana del XXI° Secolo” (Bottega Discantica- 2010)”, che contiene la prima registrazione italiana del capolavoro per chitarra elettrica “Trash TV Trance” di Fausto Romitelli.

«Finalmente sono contento di quello che sta succedendo: fino a quando risiedevo a Reggio Emilia pur avendo le mie le idee, continuavo a perseguire una strada non del tutta mia… Un oceano di distanza ti permette di mettere a fuoco in maniera diversa, così sono riuscito a fare chiarezza in me stesso».

Conoscendo Baldelli, non è difficile comprendere il valore della sua riflessione in merito al percorso intrapreso; la sua natura compassata, a torto anche troppo modesta, ha contribuito a rendergli questa scelta non facile. Pensando ad un chitarrista elettrico, lo si immagina tutto istinto ed estemporaneità: Baldelli invece ragiona molto conferendo un peso specifico differente alla modalità con cui esprimere il suo essere musicista.

Ci crede davvero, non lo fa per compiacere, e così ci descrive il suo nuovo percorso: «Vorrei dedicarmi ad una musica “contemporanea” che sappia coniugare da una lato la profondità e complessità della sostanza compositiva, e dall’altro una capacità comunicativa non dissimile da quella delle musiche popular-rock, elettronica, ambient. Dopo aver ascoltato a New York una settantina di concerti, ho cercato di avvicinare musicisti che pur presentando una solida preparazione non hanno perso di vista la comunicabilità che certa musica contemporanea ha perso.

Ho privilegiato lo strumento elettrico per le sue potenzialità e la dose di mistero legato alla sperimentazione sonora. Dal punto di vista tecnico suonare questa musica non è impossibile perché scorre fluido ma è ricercato il procedimento della “costruzione” del suono. Per i concerti oltre allo strumento porto una valigia piena di congegni con cui creare sofisticati effetti sonori.

Questo è il percorso che mi sono prefissato e che credo di aver messo in evidenza nel cd dove i soundscapes per chitarra elettrica ed elettronica firmati da Ryan Pratt e Nick Norton sono presentati in prima assoluta, dove la lezione di Arvo Pärt incontra gli ambienti sonori di Brian Eno e Pink Floyd, nonché la distorsione dei Sigur Rós. Ecco Three Electric Creatures di Andrea Agostini – in prima italiana – dove un accurato lavoro di ricerca spettrale e armonica si unisce ad aperti rimandi all’hard rock di zeppeliniana memoria. Infine, Until it Blazes (2001) di Eve Beglarian è un pezzo di matrice post-minimalista, che ho avuto la possibilità di costruire (o ricostruire) direttamente con la compositrice. Il pezzo si impreziosisce della presenza della soprano-compositrice Kate Soper, finalista al Premio Pulitzer 2017».

In questi anni Baldelli è stato artista in residence alla Boston University, ha tenuto un corso sulla musica di Romitelli alla Fondazione Cini di Venezia; suona in duo con Nadav Lev, chitarrista israeliano allievo di David Starobin e fa parte dell’ensemble Wet Ink. Inoltre insegna chitarra alla Third Street Music di New York, mentre alla St. Brigid School, prestigiosa scuola cattolica di Manhattan, dirige il programma musicale per bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni.

«Mi occupo di organizzare un’attività che va dal leggere la musica, all’uso del sintetizzatore, allo scrivere le colonne sonore, quindi insegno storia della musica, dirigo un coro che comprende tutti i ragazzi della scuola. Ho avuto carta bianca: voglio trasmettere ai ragazzi l’importanza della musica come disciplina educativa, che influisce sulla capacità concentrazione il controllo psicomotorio». —


 

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