Gazzetta di Reggio

Guareschi in bianco e nero

Tiziano Soresina
Guareschi in bianco e nero

In mostra a Cervia le foto scattate dal geniale inventore di Don Camillo e Peppone. Cattura lo sguardo il clic che ritrae l’ingresso del Cinema Berlitz a Parigi 

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Giovannino Guareschi fotografo. Il padre della celeberrima coppia Don Camillo e Peppone viene ricordato, a cinquant’anni dalla morte, con una mostra di venti pannelli che si snoda sul lungomare “Gabriele D’Annunzio” di Cervia.

E la scelta degli organizzatori è caduta su un’accurata selezione di foto in bianco e nero scattate dallo stesso Guareschi dal 1934-35 sino agli Cinquanta.

In evidenza, quindi, un aspetto non secondario del modo di esprimersi del poliedrico osservatore del suo tempo che ha lasciato il segno – nonostante abbia trovato una ruvida opposizione politico-culturale – come scrittore, giornalista, umorista e grafico.

Ma non è stato da meno calandosi nei panni di fotografo, come dimostra l’archivio di circa mille scatti – curato dai figli Carlotta e Alberto ed aperto al pubblico nella casa che il padre volle erigere a Roncole (Parma) a fianco a quella natale di Giuseppe Verdi – da cui sono tratte le immagini in mostra sino al 30 agosto nella località di mare. Lì a Cervia trascorreva le vacanze e sempre lì è morto il 22 luglio 1968.

«La mostra propone la valorizzazione d’immagini inedite – spiega Roberto Balzani, presidente dell’Istituto per i beni artistici, culturali e naturali (Ibc) della Regione Emilia-Romagna – documentazione di prima mano calata nelle diverse fasi di un articolato percorso artistico ed intellettuale, il tutto senza rinunciare alla godibilità e alla riconoscibilità di uno fra gli sguardi più acuti dell’Italia del dopoguerra».

La rassegna, sul lungomare battuto dal sole, prende l’avvio all’altezza della sede della Cooperativa bagnini di Cervia.

Una collocazione felice che rende fruibile a tutti – dall’appassionato competente al bagnante che punta al mare, dal vacanziero di passaggio in bicicletta all’abituale frequentatore di esposizioni – la mostra “Uno sguardo in bianco e nero” curata da Giuseppina Benassati e realizzata dall’Ibc in collaborazione con l’Archivio Giovannino Guareschi e con il Comune di Cervia-Assessorato alla Cultura.

Le immagini ci “regalano” le varie esperienze abbracciate da Guareschi in gioventù (cronista, attore del Varietà) per poi arrivare alla maturità (l’appartamento milanese in cui ritrae i familiari) con il viaggio in bicicletta da Milano all’Adriatico che nel ’41 fu d’ispirazione per sei cronache surreali e fantasiose (pubblicate sul Corriere della Sera), senza dimenticare l’occhio per il “mondo piccolo” (un mulino sul Po, la pianura padana, un argine che delimita il fiume).

Cattura lo sguardo di molti la fotografia del 1952 in cui Giovannino ritrae l’imponente ingresso del Cinema Berlitz a Parigi.

La narrazione cinematografica di Don Camillo e Peppone è già più che un successo e Guareschi è nella capitale francese con la famiglia per la prima di uno dei film ambientati a Brescello.

Il regista Julien Duvivier e l’attore Fernandel sono l’anima transalpina della saga, mentre Gino Cervi è l’attore italiano ai tempi già più che famoso.

«Parigi è una città facilissima – scrive lo scrittore parmense – perché ognuno se la figura in un modo diverso dagli altri e il meraviglioso è che, quando poi la vedono, tutti la trovano precisa, spiccicata di come se l’erano figurata. Questa sarebbe la descrizione generale della città: per i particolari basta consultare una guida».

E il pungente umorismo? «Risiede nella capacità di percepire, vedere e restituire – si legge nell’introduzione alla mostra – il “divertente” all’interno dell’apparentemente banale e insignificante: come nel caso dell’inquadratura parziale di una scritta sul muro di una casa, o di un cartello tra le messi di una rigogliosa piantagione di un grano “Comandante Baudì”; tra quelle spighe il cartello con “tiriamo dritto” monito per il viandante, è sottilmente inteso dall’Autore in altro senso, come incitamento a sorvolare, a procedere lontani dall’incalzare della retorica del “grano di regime”.

Se la pianura è colta con l’uso della cifra ironica e surreale – si rimarca sempre nel pannello introduttivo – le riprese sui laghi sono invece pretesto per studiati chiaroscuri grafici interpretati da uomini, cose e mezzi di trasporto; circa questi ultimi sono da rimarcare le vedute dal treno, anticipazioni di tanta fotografia contemporanea». Spirito libero, Guareschi considerava Cervia la sua seconda casa: il legame è rimasto tale, anche grazie a questa accattivante iniziativa incentrata sulle foto autografe. Una mostra che cattura. —


 

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