Gazzetta di Reggio

oltre i confini della bassa 

L’appello di Mercati “il non-naïf delle colline” che crede negli ingenui

Tiziano Soresina
L’appello di Mercati “il non-naïf delle colline” che crede negli ingenui

Pittore non accademico e dalle mille sfaccettature ha da tempo un sogno: «Il ritorno del Premio Luzzara»

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VIANO

Pittore non accademico e dalle mille sfaccettature, Arnaldo Mercati ha alimentato – con la conoscenza di Pietro Ghizzardi prima e di Alfredo Gianolio poi – un’indubbia attrazione per il mito artistico della Padania. E da Viano arriverà inesorabilmente l’approdo nell’area rivierasca del Grande Fiume.



«Alla fine degli anni Novanta si sposta nella bassa pianura, a Luzzara, per partecipare alla rassegna dell’arte naïve – spiega la critica d’arte Aurora Marzi – conquista la giuria e ottiene di poter esporre per ben due mesi: “Il naïf scoperto sulle colline” intitolano i giornali. La sua pittura istintiva e vigorosa, le frequentazioni con Ghizzardi, lo fanno entrare a buon diritto nel novero di questi artisti, lo stesso autore dichiara di voler dipingere quello che sente, le cose che gli stanno intorno».

Una partecipazione al premio per antonomasia dell’arte “ingenua” che lo spinge – nel 2000 – anche a scrivere una lettera di riflessione (è nell’archivio del Museo Nazionale delle Arti Naïves di Luzzara) rivolta a tutto il movimento.



Caldeggia il ritorno dell’inaugurazione del Premio alla suggestiva notte di San Silvestro, andando però ben oltre: «Ho imparato ad amare il Po e la sua gente – scrive – calandomi tutti gli anni sin dagli inizi a visitare questa sempre più importante rassegna. Nel primo decennio quando questi pittori chiamati “naïf” si esprimevano nel silenzio del loro cuore, la mostra non ebbe problemi di genuina partecipazione, però una rassegna che vive da oltre trent’anni deve sottostare ai cambiamenti dei tempi moderni. L’evoluzione è inarrestabile: i primitivi, gli analfabeti, gli autodidatti sono sempre meno e senz’altro si può fare meglio, ma si deve prendere dal contemporaneo, essendo la pittura più di altra cosa espressione di cambiamento».



Parole che – diciotto anni fa – sono anticipatrici di un’evoluzione del linguaggio pittorico che probabilmente Mercati sente pulsare dentro di sé. E arriveranno nuovi approdi: «L’arte di Mercati si inserisce nella corrente di pittura radicata nella realtà quotidiana – analizza sempre Aurora Marzi – nella storia di eventi a lui prossimi o lontani nel tempo, che appartengono come gli alberi, gli animali, alla sua terra. La sua pittura si articola in autoritratti e ritratti di familiari e amici, paesaggi, la flora e la fauna del luogo, gli amatissimi cani, le microstorie dei borghi collinari. Ne esce un robusto affresco di natura e di storia sottolineato da una pittura vigorosa, caratterizzata dalla immediatezza espressiva e da un colore plastico e costruttivo che conferisce rilievo alle immagini. Tuttavia Mercati non si può certo annoverare come pittore naïf – rimarca la critica – egli si allontana dagli schemi fiabeschi e primitivi di questi artisti, dimostra di avere una solida visione prospettica, creando una struttura di piani spaziali nei paesaggi, conferendo un rilievo scultoreo ai nudi, agli oggetti, tramite un segno molto incisivo. Pure nello stendere i colori, con quella sua tipica pennellata lunga, “a sciabolata”, rivela una notevole sensibilità cromatica».

Il diretto interessato lascia ai critici l’inquadramento del suo percorso artistico che ormai lambisce il mezzo secolo. Come Ghizzardi, ama affiancare le sue opere a pensieri scritti: un narrare a tutto tondo, dalla collina alla pianura. Un pittore della nostra terra. —



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