Gazzetta di Reggio

Pio e Amedeo a Reggio Emilia: «Basta Emigratis, adesso facciamo Broadway»

Adriano Arati
Pio e Amedeo a Reggio Emilia: «Basta Emigratis, adesso facciamo Broadway»

Il duo comico in scena stasera all'Arena Madiba di Festareggio 

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REGGIO EMILIA. «Se vogliamo far vedere che qualcosa è sbagliato, noi lo facciamo». Un modo di raccontare che ha funzionato eccome per Pio e Amedeo, la coppia di comici foggiani oggi grandi protagonisti della televisione. Stasera a Festareggio presenteranno il loro ultimo spettacolo “Tutto fa Broadway”.

E non sarà un appuntamento normale, racconta Pio D’Antini. «Abbiamo fatto tutta l’estate in tour, a parte una piccola pausa, e a Reggio chiuderemo prima del gran finale al Forum di Assago».

Dopo che cosa accadrà?

«Vedremo cosa fare, ci sono diversi progetti in ballo, ci è arrivato di tutto, stiamo valutando cosa fare e in che formato, per non deludere il pubblico».

Intanto si può vedere “Tutto fa Broadway”. Cosa troveremo?

«Raccontiamo la nostra storia con il solito modo politicamente scorretto, evidenziando alcuni aspetti negativi col nostro stile: se vogliamo far vedere che qualcosa è sbagliato lo facciamo, questo è il nostro punto di forza».

Vi ispirate anche alla cronaca recente?

«È impossibile non farla entrare, ne prendiamo alcune parti. Ci sono riferimenti alla nostra vita al Sud e come è stata percepita al Nord, e faremo un piccolo passaggio da “Emigratis”, non possiamo non dare al nostro pubblico una parte dello spettacolo che ci ha consacrato».

Come è strutturato lo spettacolo?

«Saranno due ore e venti di puro show senza mai mollare il palco. E canteremo anche. Saremo accompagnati da una band, faremo tre canzoni, tre parodie riviste a modo nostro».

Un approccio completamente teatrale, quindi?

«L’incipit è proprio quello. Io dirò: “Adesso basta Emigratis, basta col passato, dobbiamo darci un tono, ora siamo a teatro, dobbiamo fare Broadway”».

È la partenza?

«Giocheremo su questo. Io inizierò così, Amedeo mi chiederà perché dobbiamo abbandonare le cose che ci hanno fatto voler bene, e da lì andremo avanti».

Un approccio originale.

«È un po’ una critica alla paranoia dell’attore comico, che arriva sempre a un punto in cui funziona per una cosa e pensa di dover cambiare. Pensa che la gente lo veda davvero così».

E non è vero?

«La gente non va mai delusa, è normale che non ti devi gongolare ma non devi neppure cambiare in maniera repentina».

Mai?

«Faccio un esempio: “Emigratis” è andato bene, ora lo interrompiamo e faremo altre cose, ma non ci vedrete recitare Brecht o cantare De André».

Perché?

«Perché la gente non ci vuole bene per questo. Se facciamo qualcosa di simile dovremo farlo a modo nostro, con la nostra scorrettezza».

Non è una posizione controproducente, sul lungo periodo?

«No, la gente ti segue, penso a due grandi esempi come Lino Banfi e Massimo Troisi. Banfi è stato un comico puro poi ha fatto Nonno Libero, ma sempre con una chiave comica. Troisi non si è “infighettato” dopo aver fatto Il Postino ispirato a Neruda».

Meglio continuare con la propria identità?

«Il rischio è di deludere il pubblico, e noi il pubblico lo rispettiamo sopra ogni cosa. Una famiglia fa fatica per venirci a vedere, deve organizzarsi, pagare il biglietto. E va rispettata in questo sforzo». —




 

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