«Ho dipinto mille donne senza conoscerle: loro mi mandano le foto, io le ritraggo»
Guastalla, Arnaldo Negri si fa inviare le foto via internet, poi le trasforma in acquerelli. È anche scrittore: con i suoi figli più piccoli ha inventato “Caccadicanelandia”
GUASTALLA. Geometra, pittore, scrittore. Lo studio di Arnaldo Negri, in centro a Guastalla, è una fucina di creatività, uno spazio di fantasia realizzata. «Un posto dove ci piove dentro», per citare Calvino.
Sopra e attorno alla scrivania pile di disegni; alle pareti quadri, manifesti e un simpatico promemoria lasciato da Silvia, sua primogenita: “I figli sono sempre più intelligenti dei genitori” con una postilla scritta a biro sul muro: “È vero!”.
«Ho sempre avuto la passione per la pittura – ci spiega Negri, classe ’59 – e fin da bambino dipingevo, dipingevo. Ho vinto anche parecchi concorsi: ad esempio dietro le spalle del preside delle elementari (o medie?) di Gualtieri dovrebbe ancora esserci un mio disegno raffigurante una piazza del mio paese natale». I disegni dell’età adulta, però, nulla hanno a che fare con piazze e paesi. Al centro della sua sterminata produzione stanno muse femminili. «Nel volto e nel nudo, l’anima delle donne», scrive Negri sul suo sito (www.arnaldonegri.it/belblog), fornendo così la chiave di lettura di tutto il suo lavoro.
«Credo fermamente che la bellezza e l’anima che la esprime siano prettamente femminili: noi maschi di anima ne possediamo in dosi omeopatiche. L’anima è il dono, la vita; il maschio ci mette il dilettevole, la donna l’utero e il dono!».
Per catturare quell’anima, quindi, Negri ha iniziato a “collaborare” con le donne. «È cominciato tutto una ventina di anni fa – racconta –. Avevo aperto un sito su cui pubblicavo i disegni che facevo. Alcune ragazze, donne, vedendoli mi hanno contattato. Da allora mi faccio mandare fotografie via mail, che poi io uso per fare un disegno. Nudo non nudo non importa, ma preferisco gli autoscatti: se la donna si mette davanti a se stessa e si fotografa, mette in atto un gioco per cui trova una sorta di verità che invece manca se si fa fotografare da un altro. Partendo da lì io faccio il disegno, a matita. Poi uso l’acquerello per conferire maggiore forza al tratto, che di per sè è pulizia e perfezione».
A quel punto, se la modella dà la sua autorizzazione, il disegno viene pubblicato sul sito, corredato da una frase: «Se è virgolettata significa che mi è stata suggerita dalla donna, altrimenti vuol dire che l’ho pensata io basandomi sulle mie sensazioni». O forse sugli occhi e sulla bocca, che, per Negri, sono la sede della bellezza – e dell’anima – delle donne. Delle mille (e forse più) che ha ritratto, qualcuna poi l’ha anche incontrata: «Una psichiatra di Modena è venuta a una mostra in cui campeggiava il suo ritratto – ricorda divertito –. Era un nudo piuttosto esplicito, il titolo era in tedesco: “Il concerto n.2 di Ravel per piano e orchestra”. Lei era lì, ovviamente non nuda, e si è messa ad ascoltare tutti i commenti di chi passava. I maschi dicevano: “Veh, l’è tedesca costa ché, l’è nian italiana”. E le donne abbassavano gli occhi. Insomma, abbiamo riso molto».
Ma il disegno non è l’unico linguaggio artistico usato da Negri per esprimere la sua travolgente creatività. Ha appena dato alle stampe “Caccadicanelandia. Perché pestar le cacche midafffffastidio” (Tamellini Edizioni).
«L’ho realizzato insieme ai miei due figli più piccoli: Chiara Virginia, e Alessandro», precisa subito. Il libro – scritto con un stile gaddiano e corredato, oltre che da potenti onomatopee ed errori voluti, dagli acquerelli della disegnatrice Carla Massimetti – racconta la storia di cani e cagnette di Guastalla, costretti dai loro padroni, sempre di corsa e prepotenti, ad abbandonare “ricordini” sul marciapiede di via Ruggeri (dove Negri ha lo studio), causando spiacevoli incidenti e soprattutto motivo di vergogna.
«Un anno fa, mentre faccio per andare a lavorare, mi imbatto in una cacca... di dromedario, o non so di quale animale, ma era enorme! – racconta Negri – Così la fotografo e il giorno dopo, era un sabato, la faccio vedere ai miei bambini. A loro parte l’embolo e si mettono a dire che sicuramente l’aveva fatta un “cane ingegnere”... un cane ingegnere innamorato della cagnetta del giornalaio. E così, mentre io prendevo appunti sul telefonino, è nata la prima storia, quella del cane Cinebrio».
Probabilmente Negri avrebbe voluto interrompere questo – seppur divertente – volo pindarico sulle cacche di cane, eppure ne ha trovata un’altra, e poi un’altra, e poi un’altra ancora. «Morale – conclude Negri – ecco qui “Caccadicanelandia”». Al termine del volume, per ricordare il motivo pedagogico (si spera!) per cui queste favolette sono state scritte, gli autori hanno voluto inserire un’appendice fotografica con le cacche (vere) che hanno ispirato la storia. E mentre Negri sta organizzando le presentazioni del volume in giro per la provincia, e anche fuori, la piccola Chiara Virginia ha una sola preoccupazione: «Ma da Fazio, come ci vestiamo?». Chissà che “Caccadicanelandia” non possa arrivare davvero a Chetempochefa... —
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