The André: «Canto rap elettronico con la voce del mitico Faber»
L’artista, che mantiene l’anonimato, sarà domenica 9 settembre in concerto sul palco di Eleva alle Fiere di Reggio Emilia
REGGIO EMILIA Di lui si sa solo che ha tra i 20 e i 30 anni, che studia letteratura a Milano e che vive da qualche parte nel Nord Italia. Questo è il profilo di The André, autore che si è fatto conoscere grazie alle cover in cui omaggia il grande Fabrizio De André. The André canta De André immaginando come si sarebbe cimentato ai giorni nostri con i testi della trap, il sottogenere hip hop che sta facendo impazzire i ragazzini. Ghali, Sfera Ebbasta, Salmo, Marracash, Gue Pequeno e Dark Polo Gang sono alcuni dei rapper da cui The André attinge per le sue canzoni, cantandole con la stessa identica voce di Faber. Sembra strano, anche un po’ folle, e forse lo è. L’effetto è straniante, il mix esplosivo: nel giro di pochissimo tempo, continuando a mantenere l’anonimato, The André diventa un fenomeno del web raggiungendo quasi 3 milioni di visualizzazioni su YouTube. Dopo essersi esibito nei festival più importanti della penisola il 9 settembre sarà anche a Reggio, sul palco di Eleva Festival, al fianco di Dolcenera.
Com’è nata l’idea di cantare De André con i testi della trap?
«È nata per gioco, a febbraio di quest’anno. Io e un mio amico, entrambi amanti di Faber, abbiamo cominciato a scambiarci messaggi vocali su Whatsapp imitando De André che cantava altre cose. Poi un’amica mi ha fatto sentire la trap. Da lì ho pensato che, mettendo insieme due cose così diverse, quasi opposte, poteva scaturire uno straniamento in grado di far ridere. In effetti l’effetto è parecchio strano, tra il dissacrante e l’esilarante».
Come reagisce il pubblico?
«Dipende. C’è chi grida allo scandalo e chi invece apprezza. Nel primo caso dipende dal fatto che De André è un mostro sacro e una cosa del genere può suscitare delle critiche, ma io penso che lui stesso, con la sua grande ironia, si sarebbe fatto due risate. Altri invece si commuovono addirittura! D’altra parte, innestando una musica così poetica su testi triviali si ha l’impressione che vengano nobilitate anche le canzoni della trap. Questa cosa me l’hanno detta in tanti, e credo sia perché chi, come me, è cresciuto ascoltando la sua voce, è abituato ad attribuirgli più significato. È diverso per i ragazzi molto più giovani, che non conoscono l’originale e che sentendo quello che faccio pensano che sia solo una versione più lenta delle loro canzoni preferite».
A proposito di giovani generazioni, pensa che il suo progetto sia utile per far conoscere un grande cantautore?
«È una delle mie speranze segrete. Io stesso sono un suo fan, e in realtà all’inizio mi sentivo in colpa, come se stessi sfruttando Faber per fare successo. Poi mi sono detto che in questo modo potevo farlo apprezzare anche a chi non lo conosceva, tra cui il pubblico della trap».
In questo senso YouTube che ruolo ha avuto?
«È stato il canale con cui mi sono fatto spazio: dopo il primo video, nel giro di una o due settimane avevo già un successo inaspettato. È anche il mezzo più adeguato a questo tipo di contaminazioni musicali. Ho notato che, sempre più spesso, sorgono fenomeni che come il mio fanno leva su un doppio livello di lettura, ironia e intertestualità».
Nonostante il successo, preferisce non svelare il suo volto. Perché questa scelta?
«Subito per timidezza. Poi ho capito che, conservando il mistero, è ancora meglio: chi mi sente cantare crede di ascoltare il vero De André, anche se in fondo sa che non è così. Ma serve a mantenere la sospensione dell’incredulità. Però sul palco ci sarò io in carne ed ossa, anche se un po’ nascosto dalla penombra e dal cappuccio della felpa…».
E invece la collaborazione con Dolcenera come è cominciata?
«È successo che, proprio mentre io stavo iniziando a farmi conoscere, anche lei stava lavorando a un progetto simile al mio, in omaggio a De André. È stata lei a contattarmi. All’inizio pensavo fosse uno scherzo, poi ho capito che era tutto vero. Dopodiché abbiamo registrato “Cupido”, sulle parole di Sfera Ebbasta».
E ora cosa c'è in cantiere?
«Dopo la trap, questa primavera ho preso spunto anche dal genere indie. Al momento invece sto lavorando a qualcosa di nuovo: si tratta sempre di canzoni trap, ma rivisitate in modo che siano più cantabili. “La danza dell’ambulanza” di Young Signorino e “British” di Dark Polo Gang. Ma so che questa cosa dovrà evolversi, e sto già pensando a come farlo». —
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