Cimini a Reggio Emilia: «Per fare musica ci vuole tanto cuore. Finalmente torno a sorridere»
Federico Cimini sul palco dell’Eleva con “Ancora meglio”: «È l’ultima tappa del tour, sarà un concerto unico»
REGGIO EMILIA. È uno degli artisti più ascoltati del panorama musicale indipendente italiano, e anche di questa estate. Il suo ultimo album “Ancora meglio” parla di ansie, amori e speranze con un linguaggio intimo ma in diretto contatto con il pubblico. Stiamo parlando di Cimini, all’anagrafe Federico Cimini, cantautore calabrese che vive a Bologna, da dove ha cominciato a farsi conoscere. Domenica farà tappa a Reggio Emilia, durante Festareggio, sul palco di Eleva Festival.
Quando nasce la sua passione per la musica?
«I miei genitori hanno fatto in modo che la musica mi accompagnasse fin da piccolo, senza forzarmi. Così “ci sono rimasto sotto”, come si dice. Ho iniziato a suonare tastiere e chitarrine, poi a diciott’anni mi sono trasferito a Bologna per far finta di studiare, e lì sono uscito dal guscio. Ho cominciato a scrivere, e mi piaceva».
Alle spalle ha due album, ma quest’ultimo sembra discostarsi dai lavori precedenti.
«È un ciclo che si è concluso, quelle canzoni ormai non mi rappresentano più. Facevano parte di un gioco che a lungo andare ha smesso di divertirmi. Ora ho trent’anni e con “Ancora meglio” si apre un altro capitolo. Ho capito che per fare musica ci vuole tanto cuore. Infatti con questo album ho ricominciato a divertirmi e a sorridere».
Nei testi delle sue canzoni ci sono molte citazioni. Penso a “Se mi lasci non vale” nel testo di “Spotless” ma anche a “Genova per noi” in “Una casa sulla luna”. È voluto?
«Spesso sono frasi e stati d’animo che ormai fanno parte del nostro patrimonio musicale. Come “Se mi lasci non vale” di Julio Iglesias. “Una casa sulla luna” invece nasce come colonna sonora di un viaggio. Ero a Genova da mio fratello e ho visto queste case a ridosso della spiaggia, lì ho pensato al grande classico di Paolo Conte e ho scritto “Genova per noi, le case sulla pelle”».
Il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album invece, “La legge di Murphy”, ricorda molto Rino Gaetano. È solo un’impressione?
«No, in effetti c’è. Anche se in questo caso è una citazione, per così dire, empatica: quando scrivevo non ci pensavo, ma è un autore che mi ha dato molto, forse perché anche io, come lui, sono calabrese. Poi “La legge di Murphy” è una canzone arrabbiata, parla di un disagio personale che però è condiviso da tanti altri della mia generazione. È questa rabbia alla Rino Gaetano che fa da ponte tra me e il pubblico».
Parlando di autori contemporanei invece, spesso collabora con altri artisti italiani. Come si trova?
«Facendo musica ho imparato che il confronto è fondamentale. In questo senso Bologna si è dimostrata molto utile: mi ha fatto conoscere un sacco di persone. Sembra che viviamo tutti lì, noi musicisti indipendenti. Mentre lavoravo al mio ultimo album l’ho fatto ascoltare a diverse persone e tutti si sono appassionati. Mi hanno dato tanta forza, è stato veramente bellissimo».
E invece Reggio Emilia è una novità?
«A Reggio sono già stato a suonare, ma questo concerto sarà una novità. Il tour di “Ancora meglio” si concluderà proprio domenica ad Eleva Festival. Porteremo sul palco tutta la gioia e la tristezza che avremo addosso». —
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