«Festival Aperto sconfina in più generi e così fa luce sulla nostra epoca»
Paolo Cantù, direttore dei Teatri, presenta l’edizione 2018 «S’intitola “Passaggi” e riflette sul cambiamento»
REGGIO EMILIA
Anche quest’anno è il Festival Aperto ad inaugurare la stagione dei Teatri. Accadrà sabato al Valli con due artisti di forte caratura quali Enrico Rava e Stefano Bollani.
Ma Aperto 2018 segna il debutto effettivo di Paolo Cantù in qualità di direttore generale ed artistico della Fondazione. Sono mesi che lavora sodo e con passione, la stessa che dimostra nell’illustrare gli appuntamenti salienti del cartellone del festival: la manifestazione da sempre è caratterizzata da una programmazione speciale che esula dalle “normali” stagioni.
«Festival Aperto lo frequentavo anche prima di venire a lavorare a Reggio Emilia – spiega Cantù – e posso dire che viene ritenuto unanimemente un’autentica eccellenza. Seguivo in particolare gli spettacoli di danza e già a quei tempi avevo notato quest’unicum nel panorama italiano».
E spiega il perché: «Concepito dalla Fondazione I Teatri, pur frequentando tutti i generi, trova la sintesi degli stessi rispetto alla contemporaneità. Aperto costituisce il nostro sguardo sull’epoca attuale, tuttavia desideriamo affermare che il resto non è separato: e così nel cartellone i diversi generi stanno al suo interno come in una sorta di prisma che fa luce sulla creazione artistica. Gli appuntamenti sono diversi e per la loro programmazione sono stato aiutato da uno staff formidabile. Tutti stiamo correndo per offrire il meglio; nessuno può “fare da solo”, neanche il direttore, bisogna lavorare con gli altri in modo dialettico».
La parola chiave è quindi contaminazione.
«Decisamente sì. Significa interdisciplinarità da non confondere con multidisciplinarità, vale a dire più linguaggi che possiamo rinvenire all’interno di uno stesso spettacolo. Invece Aperto prende in considerazione la creazione contemporanea che smussa il confine tra le discipline; sconfinando, mostra la permeabilità tra i generi e così si arriva a non riconoscere come è l’artista: se musicista, coreografo...».
Può fare un esempio?
«Certo. “Requiem pour L” del coreografo Alain Platel. Ma questa creazione non è una coreografia, piuttosto un’opera contemporanea dove il compositore e musicista e compagno di avventura Fabrizio Cassol rilegge il Requiem di Mozart attraverso suoni jazz e dell’Africa. La visione di questo spettacolo mi ha lasciato il segno».
Il cartellone presenta altri personaggi la cui espressione artistica è imperniata sulla contaminazione?
«Penso a Frank Zappa del quale l’Ensemble Giorgio Bernasconi dell’Accademia Teatro alla Scala ripropone “The Yellow Shark”, ultimo progetto realizzato dal grande autore e chitarrista. Zappa è uno dei pochissimi artisti che si muovono agevolmente tra la musica colta e la musica popolare, rock che dir si voglia. Nel suo essere un rivoluzionario folle, la sua straordinaria capacità è stata superare i confini tra generi musicali. Ma con la parola rivoluzione alludiamo anche ad un aspetto specifico legato al tema del festival che è: Passaggi».
In che senso?
«Si vuole ragionare sul tema della rivoluzione, compreso il ’68, ma non nel senso ideologico. A mio avviso costituisce lo spunto per riflettere in modo non dogmatico su un suo significato legato al concetto di cambiamento sociale e, pensando alla rivoluzione celeste, sul concetto di ritorno allo stesso punto. Intendiamo anche una trasformazione rispetto alla performance iniziale; vi è uno spettacolo costruito su questa idea».
Quale?
«“O Supersong” con il duo Cristina Zavalloni - Fabrizio Puglisi e l’Mdi Ensemble, il cui obiettivo – fra canzoni e nuove composizioni, su due set distinti – è quello di creare relazioni insolite fra canzoni, dai Beatles a Toquinho e musica contemporanea con dieci apposite commissioni».
Un altro appuntamento imperdibile?
«Senz’altro l’ultimo, in cui ospitiamo il progetto drammaturgico realizzato dal grandissimo regista belga Ivo van Hove sul ciclo di canzoni “Diary of one who disappeared” di Janáček, trasformato in lavoro di teatro musicale a tutti gli effetti». —
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