Gazzetta di Reggio

letteratura 

Loredana Lipperini fa luce sulle “tenebre” mescolando la realtà al fantasy

Adriano Arati
Loredana Lipperini fa luce sulle “tenebre” mescolando la realtà al fantasy

La scrittrice e giornalista a Carpineti ospite della 25ª Ora per presentare il suo ultimo libro “L’arrivo di Saturno”

3 MINUTI DI LETTURA





CARPINETI

Far riflettere «sulla parte di tenebra del nostro paese che non è ancora stata chiarita».

Punta in alto Loredana Lipperini con “L’arrivo di Saturno”, il primo romanzo a suo nome dopo diverse esperienze fantasy firmate con lo pseudonimo Lara Manni. La giornalista e conduttrice radiofonica, amatissima voce di Fahrenheit su Radio3, oggi sarà a Carpineti per parlare del suo lavoro, ospite dell’associazione culturale La 25° Ora. L’appuntamento è alle 16.30 alla biblioteca comunale di via di Vittorio. “L’arrivo di Saturno” parte dagli anni della lotta armata e dei continui intrecci internazionali che hanno bagnato di sangue l’Italia per decenni. Un periodo che ha segnato la vita di diverse generazioni, fra cui quella della Lipperini. E non a caso, viene firmato direttamente, senza veli.

È una “questione privata” della sua generazione, quella di cui ha scritto?

«Volevo parlare di un periodo della nostra storia sinora raccontato in termine di dicotomia: da una parte la versione di chi ha preso parte a lotta armata, dall’altra quella delle vittime, degli orfani. Sono entrambe versioni legittime, ma escludono tutto un altro mondo».

È quello a cui puntava?

«Più che fare un memoir generazionale, di cui c’è sin troppa abbondanza, mi interessava raccontare come una sola piccola vita, quella di una ragazza di 24 anni, potesse raccogliere su di sè tutta la tenebra del nostro Paese che non è ancora stata chiarita».

Rispetto a tanti altri romanzi storici, lei introduce una parte fantastica. Un bel salto, no?

«Era proprio quello che voleva fare, la vicenda reale è talmente fitta di coincidenze e assurdità, ma vere, che probabilmente sembra più reale la parte di finzione. Era quello che mi stava a cuore, illuminare la verità attraverso la finzione».

Un approccio raro da noi.

«Per me la letteratura fantastica è quella che può, al pari di quella realistica, fornire uno specchio almeno deformato di quello che è successo. Ma è vero, in Italia c’è una diffidenza antica, è come se non si potesse essere seri quando si fa irruzione in territori non realistici. Invece si può, eccome».

Affrontare il mondo con la l’arte, in pratica?

«L’opera d’arte è immersa nel suo tempo o non è, di cosa altro dovrebbe parlare? Non mi riferisco necessariamente di quella che veniva definita letteratura militante, credo che l’arte debba fare i conti con i nodi irrisolti del nostro mondo, si debba sporcare le mani».

In questi anni la parola “cultura” si sta trasformando in una parola negativa. Cosa rischiamo?

«Si dovrebbe investire in cultura ed educazione, ma tutti i governi in questi anni hanno solo tagliato risorse. È sciocco non aver pensato al rischio dell’analfabetismo di ritorno. Forse c’è anche una volontà, l’idea è che si possa governare meglio battendo sul tasto dell’ignoranza. Ma non è mai stato così». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google