Gazzetta di Reggio

classica 

Il violino di Gidon Kremer in cammino tra i leggii di Vajnberg e Luigi Nono

Giulia Bassi
Il violino di Gidon Kremer in cammino tra i leggii di Vajnberg e Luigi Nono

Il concerto del grande musicista è domani sera alle 20.30 al Valli all’interno di Festival Aperto

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REGGIO EMILIA

Una leggenda vivente del violino, Gidon Kremer, più volte ospite della nostra stagione concertistica, anche con la sua Kremerata Baltica, domani sera al Valli (ore 20.30) ci offre nell’ambito di Festival Aperto una serata davvero unica. Lo vedremo alle prese, infatti, con un lavoro di Luigi Nono creato apposta per lui, e una composizione che ha trascritto di Mojsei Vajnberg.



Kremer prende i 24 Preludi per violoncello composti da Vajnberg, grande amico di Šostakovič, e li fa dialogare con le immagini del fotografo lituano Antanas Sutkus, costruendo così un’opera audiovisiva di grande impatto emozionale.

«Ho scoperto la musica di Vajnberg molto tardi – racconta Kremer – ma sono subito diventato uno dei suoi più ferventi sostenitori. Nei Preludi si possono percepire immagini sonore traboccanti di emozioni, mentre le immagini molto espressive di Sutkus recano in sé una forza dinamica unica. Con il suono del mio violino, spero di riuscire a introdurre il pubblico a un “mondo perduto”, aggiungendovi la prospettiva delle persone che vivono ancora».

L’altro pezzo in programma l’ha composto trent’anni fa Luigi Nono: si tratta di “La lontananza nostalgica futura. Madrigale per più caminantes” per violino solo e 8 nastri magnetici. L’autore registrò per alcune ore le improvvisazioni di Gidon Kremer, e basandosi su questo e altro materiale rielaborato elettronicamente presso l’Experimental Studio di Friburgo, preparò otto piste magnetiche. Nella sala ove si svolgeva l’esecuzione sono stati posti otto altoparlanti, che diffondevano tali canali pre-registrati, e sei leggii sui quali si trovavano le sei parti scritte da Nono per il violino solista. Al violinista è accordata una considerevole discrezionalità nello scegliere i tempi, le pause tra una sezione e l’altra, e la stessa posizione da cui suonare: egli si deve infatti muovere da un leggìo all’altro, ed è lui a determinare come e dove il suono del suo violino interagisca con le tracce pre-registrate.



Così Kremer racconta quell’esperienza con una citazione: “O voi che camminate, non vi sono strade, c’è da camminare”. «Questa iscrizione – racconta Kremer – si trova in un monastero di Toledo (in spagnolo: “Caminantes, no hay caminos, hay que caminar”). Gli era di ispirazione, la si poteva riferire a lui. Nel movimento, concependo il percorso come una meta, era possibile avvicinarsi a Gigi (Luigi Noto, ndr) e fors’anche capire qualcosa. Nono provocatore e provocato. Lui, così appassionato di perfezione nell’espressione e nella vita, poteva quasi giungere alla disperazione per il fatto di incontrarla così di rado. Il ricercatore non trova pace, e nel desiderio di lei, Nono, l’agitatore, rimase un Sisifo. Come uomo di estremi, andava in collera di fronte alla mediocrità».



E così il violinista riflette sulla sua memoria: «Oggi che Nono non c’è più, mi ferisce la difficoltà del mio tentativo di portare a compimento il molto che mi ha dato, o anche solo di dirlo a parole. Come accade nelle partiture, nei libri o nei dipinti dei maestri, importa non tanto ciò che viene espresso in note, parole o colori, quanto piuttosto ciò che sta tra le note, dietro le righe, fuori dalla cornice – per esplicitare il quale dovrei parlare di vibrazioni, associazioni, prospettive, intensità. Senza voler mistificare, pensando a Nono mi viene in mente, come metafora, un campo magnetico con le sue energie d’attrazione e repulsione». —



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