Giacomo Baldelli dà il “la” ai concerti di Festival Aperto «Intelligenti e imprevedibili»
Li presenta Roberto Fabbi «Per quattro sabati al Teatro Valli si “brilla” come un sol diesis»
REGGIO EMILIA
Un filo logico in questi anni è passato tra gli appuntamenti del Festival Aperto: sono stati tutti scelti ed individuati ricercando coerenza, perseguendo la qualità e l’originalità delle proposte. Parola di Roberto Fabbi, nello staff di direzione artistica dei Teatri e del festival Aperto. Anche quest’anno tali caratteristiche, come un’orbita ben precisa, si possono trovare all’interno di una mini rassegna all’interno del ricco cartellone del festival che è quella dei concerti denominati “Sol diesis” in programma al sabato nel tardo pomeriggio (ore 18) sul palcoscenico del Teatro Valli, e il primo con il chitarrista Giacomo Baldelli, ha luogo domani. «L’orbita è costituita dalle suggestioni derivate dal tema che quest’anno è “Passaggi (rivoluzioni-canzoni)” e la mini rassegna incastonata nel festival presenta quattro appuntamenti intelligenti e imprevedibili».
Fabbi, il titolo “Sol diesis” cosa sta a significare?
«Se si pensa all’enigmatica sta per “sabato o lunedì”, ma sostanzialmente “sol” è un madrigalismo: se la musica dà luce è il sole. Ma, oltre alla musica, in questi concerti ci sarà qualcosa di più: il diesis. La musica contemporanea è proposta in questi appuntamenti non in modo solenne, ma amichevole. E questo di più e diverso sarà l’interprete stesso a spiegarlo, regalando sorprese che naturalmente non vorrei rivelare».
C’è qualcos’altro che accomuna gli appuntamenti?
«Sono momenti intimi in cui l’interprete stesso progetta tutto quello che fa. Come Baldelli, che ha appena inciso un cd con la musica di compositori scelti da lui. Questo musicista reggiano, che da anni abita a New York, coniuga la musica contemporanea e la comunicativa di musiche rock e ambient».
Per quanto riguarda gli altri concerti?
«Come con Baldelli anche il secondo appuntamento con Daniele Roccato, il 6 ottobre, presenta le caratteristiche dell’one man show; il suo progetto, una prima assoluta, si chiama “Notturni”. Contrabbassista solista e compositore, Roccato è musicista e uomo di teatro a tutto tondo, creatore, esecutore e improvvisatore di rara profondità. Hanno scritto per lui compositori come Gavin Bryars, Fabio Cifariello Ciardi, Ivan Fedele, Sofia Gubaidulina, Hans Werner Henze, Terry Riley. “Notturni” è una novità che coniuga le molteplici direzioni di lavoro che caratterizzano la sua attività, oltre a essere una grande sfida performativa».
Gli altri due?
«Passiamo al “two wemen show” con Silvia Tarozzi e Deborah Walker in “Canzoni di guerra di lavoro e d’amore” (il 20 ottobre). Si tratta di due musiciste legate alle più avanzate pratiche sperimentali che, proprio attraverso questa lente, rielaborano canzoni popolari emiliane. La fonte di ispirazione più forte sono i cori delle Mondine, con le loro polifonie, il timbro tipico delle voci e l’intensità del loro canto che con violino, violoncello e voce usati come nuovi elementi».
Conclude la mini rassegna un trio di musicisti quasi sempre presenti ad Aperto...
«Sono Mirco Ghirardini, Andrea Rebaudengo e Simone Beneventi che dedicano un concerto-performance al maggio ’68 prendendone a emblema un celebre slogan “Les murs ont la parole”: l’immaginazione prende il potere anche nella musica, all’insegna della trasgressione e dello sconfinamento verso lo happening. Il ricco programma del concerto prevede la prima esecuzione del brano commissionato dal festival: “Revolution no. 68 - Free Mystic Kabarett” di Giovanni Mancuso». —
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