Addio al guerriero Charles Aznavour Il re degli chansonnier aveva 94 anni
Il cantante più famoso del mondo, di origine armena, si è sempre battuto per la causa del suo popolo
«Io sono un istrione. E l’arte, l’arte sola è la vita per me. Se mi date un teatro e un ruolo adatto a me il genio si vedrà», cantava Shahnourh Varinag Aznavourian, per tutti Charles Aznavour, lo chansonnier francese di origine armena mancato ieri nel sonno all’età di 94 anni nella sua casa a Mouriès, in Provenza.
La notizia della morte è stata data dal suo ufficio stampa. Aznavour era la Francia, quella dalla vocazione internazionale, quella dell’accoglienza che ne ha fatto un precursore della contaminazione musicale. «Mi sono interessato a tutti gli stili della musica – ebbe a dire a Le Monde – sono orgoglioso di essere stato in qualche modo il primo a farlo in Francia. Ecco perché ho avuto successo nei Paesi del Maghreb, tra gli ebrei, i russi».
LA CARRIERA
In settant’anni di carriera “l’istrione”, probabilmente il cantante francese più famoso al mondo, scoperto da Edith Piaf, ha scritto oltre 1.400 canzoni e ne ha incise più di 1.200, in sette lingue (francese, inglese, italiano, spagnolo, tedesco e russo) e ha recitato in un’ottantina di film e telefilm. In Italia numerosi suoi pezzi, da “Come è triste Venezia” a “La Bohème” ne hanno fatto un’icona della musica.
Un gigante nonostante arrivasse a fatica a un metro e sessantacinque d’altezza. Aznavour ha partecipato a due edizioni del festival di Sanremo, sempre fuori gara, nel 1981 con “Poi passa” e nel 1989 con “Momenti sì, momenti no”, ha duettato con grandi artiste italiane come Milva, Mia Martini e Laura Pausini, così come ha fatto con star internazionali come Nana Mouskouri, Liza Minnelli, Compay Segundo e Céline Dion. Molti interpreti della musica leggera italiana hanno inciso canzoni da lui scritte e cantate nei più grandi teatri del mondo, a cominciare dall’Olympia a Parigi dove era di casa: Domenico Modugno, Mina, Ornella Vanoni e Gino Paoli, ad esempio. Nel 1971 lo chansonnier scomparso ieri vinse il Leone d' oro a Venezia per la canzone “Morire d'amore”, utilizzata come colonna sonora per l’edizione italiana dell’omonimo film diretto da André Cayatte.
GLI OMAGGI
Nel 2009 la città di Firenze gli rese omaggio consegnandogli il Giglio d’argento «per la sua straordinaria carriera artistica tra cinema e musica, per l’impegno a sostegno del popolo armeno, della pace e della libertà».
Memorabile è stato il concerto del 23 luglio dello scorso anno all’Auditorium Parco della Musica di Roma per celebrare i 70 anni della sua straordinaria carriera, concerto che poi lo ha visto anche al Teatro degli Arcimboldi a Milano. Sul palco a 90 anni passati, la classe di sempre. Nato il 22 maggio 1924 a Parigi da genitori armeni immigrati dalla Turchia e dalla Georgia, sfuggiti al genocidio perpetrato all’Impero ottomano, Aznavour sempre si è sempre battuto per la causa armena, con un’intensa attività diplomatica che nel 2009 lo portò anche a diventare l’ambasciatore del proprio Paese d’origine in Svizzera, dove negli anni Settanta si era trasferito per problemi con il fisco francese.
Per la stessa causa nel 1989 riunì a Milano 60 artisti per registrare il brano “Per te Armenia” in supporto del progetto “Fondazione Aznavour per l’Armenia” per aiutare i bambini orfani armeni.
A intonare il brano, scritto da Anzavour e dal cognato George Garvarentz, tra gli altri c’erano Gino Paoli, Nilla Pizzi, Enzo Jannacci, Dori Ghezzi, Gigliola Cinquetti, Massimo Boldi, Tullio De Piscopo, Lorella Cuccarini, Eugenio Finardi, Tony Dallara, Ricky Gianco, Orietta Berti, Franco Simone, Sergio Endrigo, Mietta, Memo Remigi, Mino Reitano e i Camaleonti, oltre che Maria Pia Fanfani in veste di vicepresidente della Croce Rossa. —
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