Gazzetta di Reggio

su e giù dal palcoscenico  

«Un teatro per pensare con la propria testa imparando ad aiutarsi»

Linda Magnoni
«Un teatro per pensare con la propria testa imparando ad aiutarsi»

Il direttore artistico  Daniele Castellari racconta la lunga storia  del Teatro L’Attesa di Sant’Ilario «Tutto è iniziato al Regiò»

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A Sant’Ilario esiste un teatro gestito interamente da volontari, e quest’anno compie otto anni di attività. Parliamo del Teatro L’Attesa, altrimenti noto come “Piccolo teatro in piazza”. E già nel soprannome, che richiama il ben più noto Piccolo Teatro Stehler di Milano, si percepisce l’intento, anche un po’ ironico, di questo presidio sociale nostrano.



«Tutto nasce dalla compagnia omonima – racconta Daniele Castellari, direttore artistico e presidente dell’associazione – quando, nel 1994, abbiamo cominciato a fare teatro nello spazio Regiò, nella zona delle ex Reggiane, grazie all’appoggio di Don Vittorio Chiari, il responsabile dell’oratorio cittadino. Poi, nel 2010, si è presentata l’occasione che ha portato alla nascita dell’associazione e, di conseguenza, del teatro così come è diventato ora».

Si trattava infatti di recuperare la vecchia sala del cinema parrocchiale di Sant’Ilario e trasformarla in uno spazio moderno e accogliente. Il tutto, tra l’altro, con un tempismo perfetto, perché proprio in quel periodo chiudeva il teatro comunale Forum. Il Teatro L’Attesa quindi è riuscito a colmare quella che, per la comunità di Sant’Ilario, rischiava di diventare una mancanza. La data di nascita ufficiale è marzo 2011. Ora il direttivo conta undici nomi: oltre a Castellari ne fanno parte Giovanni Borghi, Luca Luppi, Benedetta Bastianini, Lorenzo Merlini, Anna Panciroli, Eliabetta Careri, Mirco Reggiani, Gill Menozzi, Giovanni Paolo Reverberi e Claudio Ronzoni.



«La forza del nostro progetto è stata riuscire a costruire uno spazio polivalente e in continua metamorfosi – spiega il direttore –. Le tribune possono essere spostate in pochi minuti, e così lo spazio recitabile si può adattare agevolmente a seconda dell’uso. Può prendere, ad esempio, il posto del pubblico, oppure diventare un’arena circolare». Ogni anno il cartellone vanta recensioni entusiaste grazie al ricco programma: si tratta principalmente di teatro di narrazione, ma la rassegna include anche tre o quattro spettacoli di carattere musicale e qualcosa di stampo più classico. Inoltre c’è il teatro ragazzi: quattro appuntamenti mattutini, in collaborazione con il comune di Sant’Ilario e l’Associazione 5T, dedicati alle famiglie. In più il Teatro L’Attesa produce anche i propri spettacoli, come “Il bambino di Noè”, che ha avuto, dal 2008 al 2012, una quarantina di repliche.

Ma non è tutto: nell’alveo dell’oratorio locale, dedicato a San Giovanni Bosco, è nato il laboratorio teatrale dai 5 ai 25 anni. «È un investimento sia artistico che sociale – commenta il direttore – Da un lato vuole intercettare quei ragazzi che, altrimenti, avrebbero come destino la strada, dall’altro è pensato per chi, dopo la scuola, ha voglia di imparare e condividere questa esperienza».



Il tutto viene portato avanti grazie all’impegno di tanti volontari: c’è chi fa l’insegnante nei corsi e nei laboratori, chi invece si occupa di grafica e del sito, chi di contabilità, chi delle luci e del sonoro. E chi, come Anna Panciroli, cura la comunicazione sui social network. Anna, 23 anni, da quest’anno è entrata a far parte del direttivo ed è uno dei volontari più giovani: «Tutti facciamo un po’ di tutto – spiega –. Io mi sono avvicinata al teatro da allieva, frequentando i corsi. Poi sono diventata un’aiutante e adesso tengo i corsi per i ragazzi. Ma cerchiamo sempre di venirci incontro, dandoci una mano l’un l’altro». Soprattutto durante le serate degli spettacoli, in cui bisogna alternarsi per fare la maschera e accompagnare il pubblico in sala.



E a proposito di spettacoli, il sipario si alza da venerdì 5 ottobre con appuntamenti davvero da non perdere. Il piatto forte è Moni Ovadia, ospite il 26 ottobre, all’interno del ciclo “Teatro e spiritualità”. E il 30 marzo, per la chiusura della stagione, andrà in scena “Giorgio Perlasca. Il coraggio di dire no” di Alessandro Albertin. «Uno dei valori portanti della nostra filosofia – commenta Castellari – è proprio questo: l’incontro e il confronto con il pubblico. Questo ci rende, a mio avviso, uno dei pochi luoghi in cui si riesce a uscire dalla stereotipia del mondo contemporaneo e a pensare con la propria testa». —



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