«Trasgressivo e controcorrente Bach fa impallidire Jim Morrison»
Il violoncellista Luca Franzetti esegue le sei Suite raccontando la vita piena d’amore del Maestro
REGGIO EMILIA
Indubbiamente la personalità musicale del violoncellista Luca Franzetti si staglia per il carattere franco, controcorrente, appassionato: peculiarità presenti anche nelle sue interpretazioni e che gli sono valse la scrittura in orchestre quali la Mozart e quella del Festival di Lucerna di Claudio Abbado. Sempre Abbado lo ha invitato a insegnare in Venezuela, per i bambini dei barrios coinvolti nel “Sistema” educativo di José Antonio Abreu.
Franzetti, docente all' Istituto Peri, sarà protagonista domani e venerdì alle 21, nella chiesa di San Filippo nell’ambito della stagione della Far-Studium Regiensis, dell’esecuzione delle sei Suite di Bach per violoncello. Giovedì dalla I alla III e venerdì dalla IV alla VI.
«Lo studio di questi capolavori, è diventato una magnifica ossessione – spiega Franzetti –. Mi rendo conto della grande delusione che posso dare a coloro che considerano Bach il grande architetto della forma, lo spirito matematico, ma a seguito del mio studio ho dedotto che era prima di tutto un uomo che ha amato profondamente le sue due mogli e i venti figli. Un uomo che ha amato l’amore, moltissimo. La mia intenzione è anche di raccontare, e non spiegare, questa musica, e attraverso essa scoprire la vera personalità, la grande umanità di Bach, mettendo a fuoco la sua vita tra il 1717 e il 1724, periodo nel quale probabilmente compose le Suite per violoncello.»
Come racconta le diverse Suites alla luce della vita dell'autore ?
«Sicuramente scrisse la prima quando si fece quel mesetto di galera per aver insultato un principe che non lo voleva lasciare libero. Il Preludio arpeggiato è simile al primo molto celebre del Clavicembalo ben temperato che, guarda caso, fu composto nello stesso anno. Da sottolineare il frontespizio delle Suite “per violoncello non accompagnato, senza basso” e questo per essere sicuro che fosse, senza ombra di dubbio, per lo strumento solo, libero, indipendente».
E le altre?
«La seconda è terribilmente triste e il contesto è quello della morte della prima moglie; tutte le danze che la compongono ci mandano questo messaggio: in particolare la Sarabanda ci appare come una marcia funebre, mentre a proposito del Minuetto, così rabbioso, sembra riflettere l’incazzatura dell’uomo Bach che, pur con la morte nel cuore, deve andare a lavorare. La terza Suite, al contrario, è gioiosa, aperta, solare; per questo abbiamo ragione di pensare che quando la scrive ha appena conosciuto la sua seconda moglie Anna Magdalena, di cui si innamora all istante e la sposa. Guarda caso la Bourreé presenta il ritmo di una marcia nuziale».
Sembra che ogni Suite scandisca un momento particolare della vita di Bach. Per la Quarta cosa possiamo dire ?
«In quel periodo Bach trasloca a Lipsia, città ricca, vivace, stimolante, piena di caffè dove convergono persone di tutte le razze: ebrei, italiani ma anche arabi. Sarà anche un'affermazione azzardata, ma nella Quarta si sente una musica che guarda a questi mondi diversi e così le danze giocano, dialogando con queste culture. Un esempio? Nella Sarabanda gli accenti non sono i soliti e addirittura nella Bourreé, in modo eccentrico, li sposta sui tempi deboli e per finire la Giga è una specie di tarantella in 12 ottavi».
Di Bach si conosce la sua devozione. Se ne fa cenno in qualche Suite?
«Senza dubbio nella quinta. Prima di lui i compositori celebrano Dio, lo adorano, gli si sottomettono. Bach lo raffigura, lo “disegna”, senza più umiliarsi davanti a lui, guardandolo in faccia. Con la sua musica, ci fa vedere Dio, ce lo presenta e mette al centro non la sua grandezza ma la capacità dell’uomo di intuirlo. Nella quinta ci fa vedere questo; il Do profondo, la nota più bassa che si può ottenere con il violoncello, ci svela il Logos, il principio, e dopo fioriscono le altre note che ci svelano la creazione. Segue a sorpresa una fuga: che sia l'uomo che scappa dal paradiso terrestre? E che dire della Sarabanda? Un pezzo contemporaneo che allude a un evento eccezionale: c'è un prima e un dopo la Sarabanda, dove i tre elementi, armonia, melodia e basso sono in un rapporto speciale. Penso che tutto questo alluda alla venuta del Cristo».
E l'ultima, la sesta ?
«Ora Bach è più vecchio, ma anche più libero; e la sua scrittura palesa maggiori difficoltà. Persegue l'idea musicale che trascende lo strumento per il quale un pezzo è stato scritto: la sua ultima Arte della fuga ce lo fa capire. Nella sesta allude ad uno strumento a 5 corde ma in tutto il brano non c'è un accordo a cinque corde. Per lui gli strumenti sono macchine che ci permettono di sentire la musica che oramai l'autore tratta con la massima libertà: infatti il Preludio sembra una Giga. Bach sgomita, senza chiedere il permesso».
Per concludere?
«Bach ci svela una personalità che fa impallidire Jim Morrison. Trasgressivo, controcorrente, innovatore: altro che vita spericolata. Questo vorrei raccontare, l’umanità di un uomo che amava la vita, con i suoi eccessi, compresa la volta che picchiò un fagottista perché non sapeva suonare e aveva rovinato una sua composizione, oppure un’altra volta in cui durante un concerto, ad un musicista che non prestava troppa attenzione, tirò la sua famosa parrucca bianca. Un compositore di solito lo associamo ad un colore. Invece Bach è la tela senza la quale non sai dove mettere i colori. —
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