Arturo Bonfanti alla VV8 Il coraggio della forma tra dissolvenze e precisione
L’artista è in mostra alla galleria di via dell’Aquila La sua è un’arte di sottrazione capace di tradursi in pregnanza estetica
REGGIO EMILIA
Respirare. Non nel senso della necessità ma dell’incanto.
Col rischio di ripetere la “protesta” che da qualche anno (neppure pochi, a pensarci) rileva la volgarità dell’immagine bulimica che tutti ci annega, esprimo l’immediata impressione avuta entrando nella Galleria VV8 di via dell’Aquila per visitare la mostra di Arturo Bonfanti. Un nitore, una sapiente delicatezza di toni e, insieme, un ritmo sicuro. Bonfanti è un artista del novecento italiano che ha nutrito la propria vocazione col confronto internazionale e gli illustri coevi in patria. Una ricerca astratta molto personale e, al medesimo tempo, permeata da alcune delle espressioni artistiche più alte. Per eco discreta possiamo trovare in lui, ad esempio, la “stasi” perfetta e luminosa di Morandi (che differenza fra essere chiaristi e arrivare al chiaro), l’inventiva contagiosa di Klee, la musicalità di Melotti e anche, se si torna con la memoria alla prodigiosa Milano degli anni ’50 e ’60, il bianco pitto-scultoreo di Castellani o gli “acromici” azzardi di Manzoni. Un’arte di sottrazione – è stato detto – capace di tradursi in pregnanza estetica. Cioè nel coerente equilibrio che spinge subito a travalicare l’apparenza grafica con la pittura.
Salvo poche e altrettanto suggestive eccezioni, Bonfanti preferisce, almeno nelle opere del periodo 1960-’72 che la mostra alla VV8 raccoglie, tonalità dissolventi ma precise, cioè variazioni di grigio, avorio, azzurro, e bianco in monocromia, dove è il leggero rilievo determinato dalla forma geometrica posta sulla superficie a creare gli stacchi ottenuti altrove da linee rette o spezzate in nero. I quadri esposti hanno dimensione contenuta, non sono contrassegnati da titoli esplicativi o di evocazione (solo codici alfabetici o denominazioni generiche) e variano di supporto: tela e legno truciolato, evidentemente scelto dall’artista, quest’ultimo, per usare la ruvida materia in rapporto col colore.
Arturo Bonfanti è stato e resta un artista notevole, capace di guardare oltre i confini di una provincia anche prestigiosa per dialogare dall’alto, con le ricerche decisive della sua stagione. L’iniziativa di VV8, cioè di Chiara Pompili e Alberto Soncini, in collaborazione con la galleria Lorenzelli Arte di Milano, permette di richiamarne la memoria o dare conferma. La mostra resterà aperta fino al 17 novembre. —
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