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festival aperto 

Il leggendario “squalo giallo” di Frank Zappa rivive al Municipale

Giulia Bassi
Il leggendario “squalo giallo” di Frank Zappa rivive al Municipale

A dirigere l’Ensemble Bernasconi sarà Peter Rundel, come nel 1993

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REGGIO EMILIA.  «Mettici le sopracciglia». Secondo un codice di parole coniato da Frank Zappa, significa metterci, nel suonare, quel quid in più che lo rende speciale e unico, e che crea la “piccola” differenza fra una buona performance e un «absolutely astonishing expert playing». E “mettici le sopracciglia” è una sorta di sottotitolo di Yellow Shark che verrà eseguito venerdì 12 ottobre alle 20.30 dall’Ensemble dell’Accademia Teatro della Scala a Milano diretta da Peter Rundel.

L’appuntamento è al Teatro Valli nell’ambito del festival Aperto per ricordare i 25 anni della morte del geniale musicista americano di origine italiana.

Questo avviene proprio con l’ultimo suo lavoro – che gli fu commissionato nel 1991 dall’Ensemble Modern di Francoforte – alla direzione del quale, nel 1993, lo stesso Rundel si alternò con Zappa. Peter Rundel torna, in questa occasione, a dirigere The Yellow Shark per la prima volta dalla sua creazione. In tal senso si può considerare insostituibile memoria storica dello spirito e delle concezioni performative assolutamente atipiche dello Shark: per esempio nella messa a punto del sistema di presa del suono, che Zappa definì nei minimi dettagli per ciascuno dei 29 strumentisti. Ben oltre la mera amplificazione, costituisce un vero e proprio valore compositivo coessenziale alla musica.

L’Ensemble Giorgio Bernasconi, coprotagonista di questa nuova lettura, è un originale progetto didattico dell’Accademia scaligera, nato nel 2008: nell’arco di un biennio, consente agli studenti del Corso per professori d’orchestra di approfondire da un lato il Novecento storico, con l’esecuzione di capisaldi della letteratura moderna, e dall’altro le ricerche musicali più interessanti e significative dei compositori di oggi. «Quando Frank mi chiese di dirigere l’orchestra era già molto malato – ha raccontato Rundel in occasione delle prove dell’opera che è prodotta dall’Accademia del Teatro alla Scala, in collaborazione con Romaeuropa Festival-Piccolo Teatro, Fondazione I Teatri con il contributo di Regione Lombardia –. Mi ha detto che non sapeva quanto tempo gli sarebbe rimasto, e che poteva rimanere un’opera incompiuta».

Quei concerti del ’93 furono serate leggendarie, per la perfezione esecutiva raggiunta: le prove durarono un anno e furono ben 29 le paia di sopracciglia che si guadagnò allora l’Ensemble Modern di Francoforte. Venticinque anni dopo The Yellow Shark raccoglie una ventina di pezzi, ciascuno dei quali ha una propria vicenda: quelli scritti apposta per il progetto (1993), gli inediti (la melodia di Pound for Brown risale agli anni ’50), quelli tolti da altre destinazioni (come Outrage at Valdez, per il documentario di Cousteau, 1989), e le canzoni da album che sono nella storia del rock (Uncle Meat, 1969; Roxy & Elsewhere, 1974; Jazz from Hell, 1986). Creati ex novo o ricreati/strumentati che fossero, la destinazione per ensemble e il serrato lavoro di prove e creazione sul campo, produssero un lavoro nuovo, originale e coerente. Un indiscusso capolavoro del tardo Novecento, realizzato da un artista talmente fuori dagli schemi da riuscire ad abitare con uguale pertinenza due mondi lontani: il rock e la musica classica contemporanea.

«Frank Zappa – ricorda Rundel – è stato il primo a credere che potessi essere un buon direttore d’orchestra. Più volte, in seguito alla sua morte avvenuta pochi giorni dopo la prima di Yellow Shark, mi fu chiesto di dirigere la pièce dal vivo e io ho sempre rifiutato. I vari teatri mi contattavano per dirmi “Dai, con una settimana di prove si riesce!”. Ma anche: “Dato che ci sono pochi soldi, non possiamo che realizzarne una versione con un’orchestra più piccola!”. Ma, dico io, The Yellow Shark si può fare solo provando per molto tempo, con musicisti giovani e intraprendenti, con l’amplificazione adeguata e soprattutto l’orchestra che ha previsto l’autore». Ed è per questo che, per esempio, le parti di voce improvvisata e recitata non verranno eseguite nei nuovi spettacoli, non essendoci le voci originali per cui erano state scritte. «Sento che l’Ensemble Bernasconi ha molto di noi da giovani – dice Rundel dell’orchestra incaricata di riportare in scena lo squalo giallo dopo 25 anni – Sono sicuro che Frank sarebbe molto contento». 




 

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