Gazzetta di Reggio

Federico Rampini al Metropolis di Bibbiano: «Nell’era dei selfie bisogna sapersi fermare»

Linda Magnoni
Federico Rampini al Metropolis di Bibbiano: «Nell’era dei selfie bisogna sapersi fermare»

Intervista a Federico Rampini mercoledì sera (ore 21) al Metropolis di Bibbiano con “Le linee rosse”: «Per conoscere davvero il mondo servono le carte geografiche ma non quelle imparate a scuola»

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BIBBIANO. Federico Rampini porta la geografia a teatro: domani sera (ore 21) al teatro Metropolis di Bibbiano, va in scena “Le linee rosse”, spettacolo teatrale che racconta, attraverso un suggestivo storytelling accompagnato dalle immagini che scorreranno alle sue spalle, le mappe intelligenti del mondo contemporaneo.

Rampini, giornalista, scrittore e divulgatore di fama internazionale, porta sul palco la geopolitica delle “linee rosse”, già descritte nel libro omonimo (edito da Mondadori), analizzando le trasformazioni dell’attualità attraverso il tracciato delle carte geografiche. Ecco che cosa ci ha anticipato sullo spettacolo di domani sera.

Innanzitutto, cosa sono le linee rosse?

«Le linee rosse sono fondamentalmente una metafora, sono immagini per spiegare le dinamiche che attraversano il mondo contemporaneo. In altri casi sono invece veri e propri confini tracciati sulle carte geografiche. Alcune emergono ai giorni nostri, altre sono un prolungamento del passato che ci ritroviamo ancora qui, nel presente».

Dove possiamo trovare le linee rosse?

«Ci sono, ad esempio, le linee rosse che ricalcano i confini del Sacro Romano Impero, che aspirava a costituire quella che oggi è l’Unione Europea. Poi ci sono le nuove vie della seta: l’imponente progetto di infrastrutture che la Cina sta portando avanti: autostrade, ferrovie, porti… strade che seguono i viaggi di Marco Polo e, ancor prima, i traffici commerciali che l’oriente intratteneva con l’occidente già ai tempi di Giulio Cesare. Qualcuno ha detto che “gli imperi in ascesa costruiscono strade, quelli in declino costruiscono muri”».

La Cina ha una visione chiaramente egemonica, un’egemonia contesa con gli Stati Uniti. E negli Stati Uniti?

«L’America, forte della propria potenza energetica ed economica, si è sempre sentita protetta dai due oceani. Ed è proprio negli Stati Uniti che ho tracciato un’altra linea rossa: quella che unisce tutte le basi militari americane nel mondo, un percorso fondamentale per capire, ad esempio, ciò che succede in Corea del Nord. Poi c’è la Russia, che si porta dietro questa profonda debolezza dai tempi degli zar, ora ereditata da Putin: un paese immenso ma continuamente a rischio, che cerca di proteggersi allargando i propri confini».

Come possiamo orientarci in questo complesso scenario?

«Mi dicono che la storia e la geografia vengono insegnate sempre meno nelle scuole italiane, e la stessa cosa sta succedendo purtroppo negli Stati Uniti. Invece, proprio perché il mondo in cui viviamo è sempre più incomprensibile, dobbiamo riscoprirle, anche cercando di renderle più divertenti e interessanti. Dobbiamo tentare di penetrare il significato nascosto delle carte geografiche».

Ci faccia un esempio.

«Quando vivevo in Cina mi è capitato di trovarmi di fronte a un mappamondo del tutto diverso rispetto a quello cui siamo abituati noi: aveva la Cina al centro. Già questo è un esercizio sorprendente: guardando quel planisfero, con l’Europa in una posizione periferica e le Americhe quasi schiacciate, ci si mette nei panni di una nazione che conta più di un miliardo di persone e che ha una percezione completamente diversa del mondo».

I suoi libri, e così gli spettacoli, sono pieni di questi aneddoti curiosi e inconsueti.

«Ci tengo a dire che i miei libri non sono assolutamente testi accademici. Io non sono un geografo, anche se è un tema che da sempre mi affascina molto. Sono un viaggiatore e lo sono stato fin da bambino, anche per questo ho un approccio particolare alla geografia: quando scrivo riporto tanto di quello che ho vissuto. Luoghi visti di persona, racconti di viaggio, testimonianze dirette…».

Quanto è importante per lei viaggiare?

«Per me è fondamentale, ed è così da sempre. Uno dei personaggi più antichi della letteratura non a caso è un grande viaggiatore: Ulisse. E il suo viaggio è la più grande epopea della conoscenza umana. Viaggiare significa fondamentalmente conoscere. Ma, come ripeto all’inizio del mio ultimo spettacolo, non dobbiamo illuderci che la facilità con cui è possibile viaggiare, al giorno d’oggi, sia sinonimo di conoscenza approfondita. Anzi. Nell’era dei selfie ci fermiamo davanti a un monumento per fotografare noi stessi, e ci perdiamo tanto di ciò che succede intorno. Attraversiamo il mondo rimanendo in superficie. Invece dobbiamo imparare a viaggiare fermandoci».

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