Gazzetta di Reggio

le giornate del fai 

Oltre duemila persone al Valli alla scoperta delle segrete

Cristina Fabbri
Oltre duemila persone al Valli alla scoperta delle segrete

Si entra eccezionalmente «dove una volta accedeva chi arriva in carrozza» e la visita parte dai sotterranei per arrivare nel punto più alto della Sala dei pittori 

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Reggio Emilia

“illaV ortaeT”. Scusate ma anche le lettere sono finite al contrario. Proprio come il “Teatro al contrario”. Le segrete del Municipale si sono aperte alla città sabato e domenica, mostrandosi in tutto il loro splendore per le Giornate Fai d’autunno. Un evento eccezionale che ha richiamato oltre 2mila persone nel weekend alla scoperta di ciò che normalmente non si vede. Non è accessibile, se non agli addetti ai lavori. Il nostro turno era quello delle 13,30. Le visite con i dipendenti del teatro sono andate a ruba in pochissimi giorni dall’apertura online della vendita dei biglietti. Così, chi è rimasto senza, si è messo in fila e ha potuto comunque visitare almeno parte dei luoghi nascosti del Valli grazie agli apprendisti ciceroni del Fai, gli studenti dei licei reggiani.



Scattate le 13,30 e con la solita puntualità che contraddistingue l’inizio di un evento al Municipale, ecco che è andato in scena lo spettacolo. Ad accoglierci una bravissima guida, Paola, che normalmente si occupa dei progetti per le scuole. La visita non è partita dall’ingresso principale. «Entriamo dal lato dove una volta accedeva chi arrivava in carrozza». Immancabile qualche nozione storica. «Il cantiere del Valli iniziò nel 1852 - dopo che venne distrutto da un incendio il Teatro della Cittadella - e ci fu l’inaugurazione nel 1857, in piena età ducale». Poi l’ingresso nei sotterranei. Ed è subito magia. «Vennero usati come rifugio anti aereo durante la seconda guerra mondiale. Per fortuna non ci furono danni coi bombardamenti. Durante la prima guerra mondiale invece la Sala degli Specchi venne trasformata in ospedale militare». Qui, nei sotterranei, si vede il cosiddetto “golfo mistico” che è poi la buca dell’orchestra ribattezzata così da Wagner.



La visita prosegue al sottopalco. «Sono cambiate molte cose, ad esempio nell’Ottocento si usavano spesso i fondali. Ogni tanto però capita ancora che ci venga chiesto di usare vecchi meccanismi. Ad esempio la Regina della notte del Flauto Magico di Abbado entrò e uscì dal palco attraverso una botola». A lasciare a bocca aperta è l’ingresso sul palcoscenico (profondo 26 metri), normalmente accessibile solo agli attori. Che imponenza il Valli da quella prospettiva; stare dall’altra parte fa un certo effetto. «Ha una pendenza del 5 per cento, per garantire una visuale migliore. L’arco scenico è fondamentale per l’acustica». Sul palco ci sono anche un organo a canne e la “macchina della saetta”, impossibili da vedere quando si è in platea. «Avevamo anche la macchina del vento e un sistema di carrucole per far volare gli attori sul palco, ora non si usano più».



Scorgiamo i camerini, passiamo per il ballatoio sopra al palco - in cui c’è un piccolo museo, con le macchine del tuono e della grandine - e arriviamo alla sala dell’Astrolampo, l’imponente lampadario che sovrasta la platea. «Alto 3.75 metri e largo 3.5, pesa 450 chili e fu il primo in città ad essere alimentato a gas. Almeno una volta all’anno viene pulito e occorrono almeno due giorni». L’ultima scoperta è la Sala dei pittori, nel punto più alto del teatro, dove un tempo gli artisti dipingevano i fondali e le scene. «E’ qui, nel ’91, che Omar Galliani ha dipinto il sipario Siderea alla maniera degli artigiani ottocenteschi». —





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