Gazzetta di Reggio

Paolo Belli a Novellara: «Vi suono cosa ho fatto nella vita “pur di fare musica” per sempre»

Adriano Arati
Paolo Belli a Novellara: «Vi suono cosa ho fatto nella vita “pur di fare musica” per sempre»

La stella della televisione grazie a “Ballando con le stelle” si racconta in vista del nuovo tour che partirà sabato da Novellara: «Sono felice perché torno a casa, ma sono anche spaventato: tutto parte da qui»

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NOVELLARA.Ritorno a casa, fra emozione e voglia di divertire. Non sarà un concerto normale, quello che attende Paolo Belli sabato a Novellara. Al teatro Tagliavini il cantante carpigiano, ormai una stella della televisione grazie a “Ballando con le stelle”, presenterà la prima tappa del nuovo tour teatrale del suo spettacolo “Pur di fare musica”, dove il teatro e l’improvvisazione si mescolano all’eterno amore musicale di Belli.

Si torna all’origine, alla Bassa emiliana?

«Proprio perché sono vicino a casa non nascondo di vivere un contrasto».

Quale?

«Sono felice, perché torno a casa, davanti a persone che mi conoscono e che possono venire a vedere lo spettacolo nuovo. Allo stesso tempo sono preoccupato».

Perché preoccupato?

«Lo spettacolo è bellissimo, è una storia divertente, ogni dialogo porta a suonare una canzone, ovunque andiamo il pubblico ride».

E allora, perché il timore?

«Non vorrei mai che andasse qualcosa storto proprio qui. Tutto parte da qui, dalle persone della nostra terra che mi hanno incoraggiato. Ormai siamo in ballo e balliamo, so che è quasi tutto esaurito, vuol dire che mi vogliono bene anche in patria. Altro che nemo propheta in patria».

Dalla musica al teatro. Come nasce questo passo?

«Nasce in maniera naturale, ho sempre avuto il desiderio di “fare lo show”, anche da bambino, non volevo fare solo il cantante. Non so se ne sono capace, sto ancora studiando ma ho sempre desiderato farlo».

E nel concreto, perché “Pur di fare musica”?

«Perché facendo tanta televisione ho conosciuto Alberto Di Risio, autore fra l’altro di Panariello e Fiorello. Mi ha sempre detto: “Guarda che tu devi fare lo show”. Lui mi presenta sempre progetti, fra cui questo, e mi ha donato un vestito perfetto per chi vuole fare lo show, ha visto lungo».

Le prime reazioni quali sono?

«Chi lo ha già visto è rimasto contento, anche mia moglie, che di solito ha occhi molto critici».

E lei cosa ne dice?

«Tutte le sere studio il mio spettacolo, lo riguardo e rido. Sono contento. È anche merito dei musicisti, recitano anche loro. E devo dire grazie a Di Risio, ha centrato l’obiettivo».

In che senso?

«È stato bravo a capire che io rendo in gruppo, ho sempre fatto musica per fiati, per band. Poi, devo ovviamente sottolineare che il tutto regge sulla qualità musicisti, è gente molto preparata».

Per una persona con la sua carriera, è inevitabile che ci sia dell’autobiografia?

«Ovviamente ci sono anche ricordi del passato, abbiamo lavorato sul nostro lavoro, sulla nostra esperienza, pur di fare musica ho fatto di tutto, dal fornaio al venditore di strumenti musicali. Sono tutti spunti che viriamo in versione comica. E che non sono solo miei, ovviamente».

Tanti musicisti con la stessa vita vissuta?

«Ne ho parlato con Zucchero, con Ligabue, con Beppe Carletti. Tutti abbiamo fatto cose di ogni tipo pur di fare musica. Questo mi facilita la narrazione».

In che senso?

«Le scene comiche sono semplici da mettere in scena, e facili da ricordare. Poi ovviamente noi calchiamo la mano, c’è un musicista sordo, quattro gemelli che non si sopportano. Cose poi non troppo lontane dalle realtà».

No?

«C’è gente che pur di suonare con me si era inventato di essere straniero mentre era di Perugia. Alla fine l’ho preso lo stesso perché suonava da Dio, anche se era un cialtrone».

Non ci sono solo risate, però.

«Anzi. Tocchiamo anche tasti intimi e delicati, non è che tutto sia bello, devi affrontare momenti difficili, sei solo. Queste sono note intime che fanno parte dello spettacolo, e danno un’energia anche più profonda, commossa».

Addirittura commossa?

«Ci sono momenti di commozione, tanti spettatori si rivedono nel racconto, la musica è una delle pochissime cose che risolvono le note tristi della vita. Questo è uno spettacolo che mi rappresenta in tutto per tutto, e altri si rivedono a propria volta».

Che canzoni ci saranno, fra un dialogo e l’altro?

«Un po’ di tutto, pezzi vecchi, nuovi. E cover. Gianni Morandi me l’ha insegnato, all’estero amano i grandi classici della musica italiana. Poi c’è improvvisazione: siamo jazzisti e siamo emiliani, e se qualcosa succede durante la commedia noi la seguiamo. Tanto che lo spettacolo doveva durare un’ora e dieci, e ora dura un’ora e quaranta».

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