Gazzetta di Reggio

A Palazzo da Mosto passi di danza sulle mappe del mondo

Carlotta Curti
A Palazzo da Mosto passi di danza sulle mappe del mondo

Fondazione Palazzo Magnani e Aterballetto presentano Maps 1:610, un progetto che si sviluppa sugli opposti

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REGGIO EMILIA. Nella tre giorni di “After. Futuri Digitali”, la Fondazione Palazzo Magnani e la Fondazione Nazionale della Danza/ Aterballetto danno vita a “MAPS 1:610”, una mostra d’arte contemporanea che sarà inaugurata sabato 20 ottobre negli spazi del quattrocentesco Palazzo da Mosto (in via Mari 7) con una performance che unisce l’arte, la danza e la tecnologia.

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Il festival, promosso e organizzato da Agenda Ditale della Regione Emilia Romagna e dedicato all’evoluzione della banda ultra larga – che quest’anno fa tappa nella nostra città – ospiterà questo weekend laboratori, conferenze e spettacoli per vivere da vicino le ultime novità della robotica e dell’intelligenza artificiale.

ARTE E DANZA

Il progetto nasce dall’incontro tra due artisti con storie e personalità molto differenti: Jorge R. Pombo, pittore originario di Barcellona che però ha lavorato per anni a Parigi e New York e ora è a Reggio Emilia, e Saul Daniele Ardillo, pugliese, danzatore e coreografo di Aterballetto. Insieme, in questa inedita collaborazione artistica, cercano di sondare i limiti espressivi della loro ricerca, mettendola in stretto contatto con una disciplina per molti aspetti opposta alla propria.

Pombo, ispirato dalla scuola newyorkese del Black Mountain College – di cui erano discepoli Willem De Kooning, Jasper Johns, Robert Rauschenberg per l’arte, così come John Cage per quanto riguarda la musica, artisti interessati al caso, alla non prevedibilità del risultato di un’opera d’arte – e da sempre interessato a indagare l’intervento del caso e la perdita di controllo sul processo pittorico, trova nella danza un prezioso alter ego al quale consegnare parte della creazione, lasciandole il compito di completare in modo del tutto autonomo l’opera.

Dal canto suo Ardillo coglie l’occasione di sviluppare un codice coreografico in cui il movimento non è più esclusivamente “fine” ma anche “mezzo” creativo. L’opera d’arte è dunque frutto di una vera e propria fusione di processi.

LA SPERIMENTAZIONE DEGLI OPPOSTI

Il lavoro si sviluppa sulla continua tensione fra opposti: l’immagine e la sua negazione, il movimento contrapposto alla staticità del dipinto, l’effimero in rapporto dialettico col durevole e non ultimo il contrasto individuo-molteplicità. La cifra presente nel titolo dell’esposizione indica la scala approssimativa in cui sono rappresentate le mappe sulle tele, 610 è inoltre un numero della serie di Fibonacci. All’uso della tecnologia più moderna (le immagini sulle tele sono riproduzioni fedeli tratte da foto satellitari) si contrappone l’utilizzo del carboncino e della danza.

Da tali contrasti, la performance e la mostra risultante sembrano interrogarsi su dove sia quel punto in cui libertà individuale e civiltà possano reciprocamente coesistere, e su come l’arte possa essere scintilla di evoluzione sociale.

MAPPE SU CUI BALLARE

In mostra le tele dell’artista catalano sono riproduzioni fedeli a carboncino di grandi città, tratte dalle foto satellitari di Google Maps che divengono, stese come tappeti, lo spazio in cui far muovere cinque danzatori di Aterballetto – Damiano Artale, Ina Lesnakowski, Grace Lyell, Ivana Mastroviti, Roberto Tedesco – diretti dal coreografo Ardillo. I costumi dei danzatori sono realizzati da Lazzaro Mussini.

«In questo lavoro cerco di fare un passo indietro rispetto alla tela e al risultato finale. Propongo un’immagine rubata che appartiene a qualcosa che non ho fatto io (in questo caso ricopio alcune città da Google Maps), successivamente inserisco un agente esterno che non risponde però al mio gusto e interviene a completare l’opera, insomma propongo ma non dispongo. Il quadro di per sè non è niente, senza l’intervento del danzatore», ha spiegato Pombo.

Gli ha fatto eco Ardillo: «Per me l’arte è una cosa molto intima e le collaborazioni forzate non le reputo sempre funzionali, ma sono rimasto affascinato dalle tre “c” di questo progetto: creare, contemplare, condividere. Inoltre mi piaceva l’idea che il danzatore, con i suoi movimenti, lasciasse delle tracce sulle mappe, come fa l’uomo con la società».

Le città raffigurate nelle tele non sono state scelte a caso, sono infatti le città del percorso artistico di Pombo: Parigi, Milano, New York, Sarajevo, Mumbai e naturalmente anche Reggio Emilia.

L'EVENTO

Concretamente la commistione tra la pittura di Pombo e la danza di Ardillo avverrà sotto gli occhi degli spettatori e sulle note di Chopin domenica 21 ottobre alle 19 (già sold out), in una travolgente performance, della durata di 25 minuti circa, che sarà ripresa e ritrasmessa in loop nella mostra stessa a partire dal 27 ottobre e fino all’11 novembre.

Questi gli orari della mostra (allestita a palazzo da Mosto, via Mari 7, Reggio Emilia): venerdì 19 ottobre 15-20; e poi ogni sabato e domenica fino all’11 novembre 10-20, ingresso gratuito. —


 

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