Nell'Archivio di Stato di Reggio Emilia anche un registro dei nuclei familiari del 1315
Benché Reggio Emilia non sia mai stata una capitale, ha un archivio ricchissimo grazie al fatto di non avere subito incendi e devastazioni. Perciò vi sono spesso attirati studiosi dal resto d’Italia e perfino dall’estero
REGGIO EMILIA. L’Archivio di Stato, esistente in ogni capoluogo di provincia, è una miniera inesauribile di documenti storici. Vi confluiscono le carte degli uffici statali insieme alle altre raccolte nel corso dei secoli.
Benché Reggio Emilia non sia mai stata una capitale, ha un archivio ricchissimo grazie al fatto di non avere subito incendi e devastazioni. Perciò vi sono spesso attirati studiosi dal resto d’Italia e perfino dall’estero.
Fra i documenti più antichi il più famoso è senza dubbio il “Liber focorum”, ovvero il registro dei nuclei familiari redatto nel 1315, ma ve ne sono anche di anteriori appartenenti all’archivio giudiziario che raccoglie materiali dal XIII al XIX secolo. Gli ultimi arrivano al 1897.
Una peculiarità della collezione è l’archivio della “universitas” (cioè della comunità) israelitica, che contiene anche qualche scritto in lingua ebraica. Una raccolta simile si trova soltanto a Venezia e in un’altra città.
È una rarità anche il museo in cui sono esposti oggetti d’archivio significativi, fra cui lo stendardo di Carlotta Aglae d’Orléans – la sposa del duca Francesco III per la quale fu costruita niente meno che la reggia di Rivalta – e poi le pergamene, i sigilli del comune di Reggio del XIV secolo e del collegio dei giudici e notai (1607) e due mappe di Reggio di Lombardia risalenti al 1720.
Dagli anni Novanta l’Archivio di Stato occupa, oltre alla sede di corso Cairoli, anche l’ex-carcere di San Tomaso, ormai stracolmo. —
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